VIDEO Messico in piazza per il fotoreporter massacrato

Dopo l’uccisione del fotoreporter Ruben Espinosa, da Città del Messico a Guadalajara, Acapulco e Xalapa piazze piene per difendere la libertà d’informazione

Sono scesi in migliaia nelle piazze delle maggiori città del Messico per protestare contro il cruento omicidio del fotoreporter Ruben Espinosa (31 anni), trovato morto nella giornata di venerdì in un appartamento di Città del Messico. Oltre a lui, sono state uccise anche quattro donne. Tutte le vittime sono state rinvenute con le mani legate e riportavano segni di tortura oltre a fori di proiettile alla testa, evidente segno di una vera e propria esecuzione finale per colpo di arma da fuoco. Quello di Espinosa è l’ennesimo assassinio di un giornalista in territorio messicano. L’ultima uccisione risale a un mese fa.

La folla in piazza per difendere la libertà d'informazione dopo l'omicidio del fotoreporter Ruben Espinosa (internaizonale.it)

La folla in piazza per difendere la libertà d’informazione dopo l’omicidio del fotoreporter Ruben Espinosa (internaizonale.it)

LA PIAZZA GREMITA – Città del Messico, Guadalajara, Acapulco e soprattutto Xalapa (capitale dello Stato di Veracruz) sono solo alcune delle città le cui piazze sono state riempite da un’onda inarrestabile di folla in protesta contro l’uccisione del fotoreporter Ruben Espinosa. Proprio Xalapa era la base lavorativa del giornalista prima di rifugiarsi, nel mese di giugno, a Città del Messico dopo aver ricevuto – a sua detta – minacce di morte da parte del governatore di Veracruz.

Un'immagine ritraente Ruben Espinosa, il fotoreporter ucciso venerdì scorso. Lavorava a un reportage sulla corruzione nel paese (repubblica.it)

Un’immagine ritraente Ruben Espinosa, il fotoreporter ucciso venerdì scorso. Lavorava a un reportage sulla corruzione nel paese (repubblica.it)

UN LAGER PER GIORNALISTI – «Sono stati uccisi oltre cento giornalisti», grida José Reveles, reporter partecipante alla marcia di Città del Messico. «È questo il motivo per cui il Messico è considerato il secondo o terzo paese più pericoloso al mondo dove svolgere questa professione». «Se uno si azzarda a dire la verità, viene ucciso», incalza Cristina Guerrero, anche lei giornalista. «I giornalisti che non si fanno comprare li fanno fuori o, improvvisamente, spariscono nel nulla».

La folla in piazza. Sotto accusa la censura e il silenzio delle istituzioni (euronews.com)

La folla in piazza. Sotto accusa la censura e il silenzio delle istituzioni (euronews.com)

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI – Oltre alla dimostrazione di un forte e irreversibile dissenso, lo scopo della manifestazione è quello di puntare il dito contro il silenzio e il totale immobilismo delle istituzioni dinanzi ad una situazione così estrema e delicata. Stando a quanto si apprende dalle informazioni del luogo, provenienti principalmente da Articolo 19 (gruppo formato in difesa della libertà di stampa), il fotoreporter – che lavorava per il giornale investigativo Proceso, oltre che per altri media – stava per pubblicare un ampio reportage sulla corruzione nel paese.

Foto: internazionale.it / repubblica.it / euronews.com

Video: repubblica.it

Stefano Gallone

@SteGallone

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