VIDEO Mafia, i clan votano ad alzata di mano

Palermo – I tempi cambiano anche per una delle organizzazioni criminali più conosciute al mondo, Cosa Nostra. Restano dei retaggi del passato dati da un galateo quasi nostalgico che prova a risvegliare i cuori criminali che compongono un’organizzazione, forse mai così debole sul territorio come oggi.

IL BISOGNO DI UN CAPO - La mafia non avrà i fasti di un tempo, ma il vertice ripreso dalle telecamere dei Ros, mostra una cellula che vuole ravvivarsi e riorganizzarsi con una potenza militare da non sottovalutare. La riunione si è svolta in una casetta a Santa Maria di Gesù, una delle periferie dimenticate di Palermo. «Dagli anni 90 non c’era una riunione di cinque persone qua» sbotta uno insultando in un colpo solo lingua siciliana e quella italiana. Proprio da quegli anni 90′ dominati dai corleonesi con a capo Riina e Provenzano, che non si eleggeva un nuovo padrino che oggi ha il nome e cognome di Giuseppe Greco.

L’INDAGINE DA UN OMICIDIO - Le indagini dei Ros dei Carabinieri sono partite dall’ omicidio di Mirko Sciacchitano, 29 anni, freddato il 3 ottobre a Falsomiele, altra periferia abbandonata, per aver partecipato ad un agguato contro uno degli appartenenti alla cosca di Santa Maria. Il risultato delle indagini, dalle quali è emerso il filmato dell’incontro, hanno portato a sei fermi: Giuseppe Greco, 53 anni, Domenico Ilardi, 19 anni, Gabriele Pedalino, 19 anni, Lorenzo Scarantino, 21 banni, Francesco Urso, 32 anni, Giuseppe Natale Gambino, 57 anni. Quest’ultimo vanta nel suo cursus honorum di essere stato prima condannato all’ergastolo, poi scagionato per l’uccisione del giudice Paolo Borsellino in via d’Amelio, non certo un novellino.

Il cadavere di Mirko Sciacchitano, freddato il 3 ottobre (livesicilia.it)

Il cadavere di Mirko Sciacchitano, freddato il 3 ottobre (livesicilia.it)

I SIMBOLI E LE INTERCETTAZIONI - La simbologia rimane sempre la stessa così come l’attitudine di sottomissione dei picciotti e sottocapi verso il boss, testimoniata dal bacio in fronte utilizzato come saluto. Il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi sottolinea che «Le intercettazioni effettuate nel corso di questa indagine danno un contributo eccezionale alla ricostruzione dell’organizzazione di Cosa nostra, confermando quanto finora era stato detto solo dai collaboratori di giustizia». Ogni azione della magistratura e delle forze dell’ordine è di certo considerabile come un passo avanti contro la mafia. Nonostante ciò, le falle di un sistema che mette in libertà troppo facilmente gente come Natale Gambino, non può che preoccupare chi onestamente vive a Palermo, come nel resto d’Italia.

Domenico Pellitteri

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