VIDEO – La figlia di Totò Riina: «Orgogliosa di papà»

Lucia Riina, figlia di Totò, si è trasferita da tempo in Svizzera

Berna – «Un padre resta un padre. Ho sempre avuto molta ammirazione e amore per lui». Con queste parole, rilasciate nel corso di una intervista in diretta negli studi della Radio Télévision Suisse, Lucia Riina, figlia del boss di Cosa Nostra Totò, ha voluto difendere il rapporto con il padre, ed esprimere la sua totale e ferma intenzione di non cambiare cognome.

Al conduttore di RTS Info, che le proponeva come esempi quelli dei figli di Stalin e Breznev, che non hanno mai espresso «un giudizio morale sulla figura del padre», la Riina ha risposto: «Penso di avere il comportamento che ogni figlio ha nei confronti dei genitori. Voglio bene a mio padre e a mia madre, li adoro».

Parlando poi del ruolo della madre, che ha badato ai figli durante la clandestinità – sia Lucia che i fratelli non hanno mai frequentato la scuola, n.d.r. – ha aggiunto: «Lei ci ha insegnato a leggere e scrivere, al tavolo della cucina ci faceva fare i compiti ed era un lavoro che lei giornalmente faceva».

Molto importante, nella famiglia Riina, è stata anche l’educazione cattolica, come Lucia ha ricordato: «Prima di andare a dormire, tutte le sere, come farebbe qualsiasi genitore, si faceva la preghiera di ringraziamento a Dio, chiedendogli di proteggere e accudire le persone alle quali volevamo bene».

La figlia di Salvatore Riina – che dagli anni ’60 fino al 1993, anno del suo arresto, fu esecutore materiale e mandante dell’uccisione di oltre 1.000 persone, tra i quali i giudici Falcone e Borsellino – ha poi definito l’arresto del padre come «il ricordo più brutto della sua vita», quando la madre, ascoltando alla televisione la notizia della cattura dell’uomo, chiamò i figli dicendo «hanno catturato papà, hanno catturato papà».

Di nuovo il conduttore, incalzando la donna sul ruolo di Riina, «per lei padre, ma per la giustizia assassino di decine, centinaia di giovani», ha chiesto se «pur non giustificando suo padre, prova dei sentimenti di compassione per le vittime della mafia». La figlia del boss ha così risposto: «Mi dispiace sì, ma siamo tutti figli, e pur con i dispiaceri e con i propri dolori, si dovrebbe andare avanti, perché le future generazioni non si possano attaccare al passato».

Qui il video dell’esclusiva intervista (in francese) rilasciata alla radio televisione elvetica.

Stefano Maria Meconi

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