VIDEO INTERVISTA Marco D’Amore, Ciro e il finale di Gomorra – La serie

Intervista di Wakeupnews a Marco D'Amore, il Ciro Di Marzio di Gomorra - La serie, alla festa di chiusura del NociCortinfestival. Ecco cosa ci ha raccontato

Si è conclusa ieri, 3 agosto 2014, la quattro giorni del NociCortinfestival, festival internazionale del cortometraggio in scena dal 2006 a Noci, in Puglia, e organizzato dall’Associazione Noci Cinema. Nella serata finale è stato premiato il corto More than two hours, dell’iraniano Ali Asgari, che ha ricevuto il premio dalle mani del presidente della giuria di qualità, il noto critico cinematografico e direttore artistico torinese Steve Della Casa. Il festival ha raccolto nel corso degli anni grandi consensi a livello internazionale ed è ormai un appuntamento estivo immancabile per tutti gli amanti del cinema e in particolare dei cortometraggi. Tantissimi artisti, attori e registi hanno calpestato il palco del NociCortinfestival sin dalla prima edizione e anche quest’anno la manifestazione ha accolto ospiti importanti, come Paolo Sassanelli, i Manetti Bros., Lorenzo Flaherty e Marco D’Amore. È alla festa di chiusura del festival che abbiamo incontrato e intervistato proprio Marco D’Amore, attore sulla cresta dell’onda per l’interpretazione di Ciro Di Marzio in Gomorra – La serie. Ecco che cosa ci ha raccontato:

Ciao Marco, siamo qui a Noci, in Puglia, alla festa di chiusura del NociCortinfestival, festival internazionale del cortometraggio dove sei stato invitato come ospite nell’ultima serata della manifestazione. Ti chiedo come ti ha accolto la Puglia e un tuo giudizio generale sul NociCortinfestival.

La Puglia mi ha accolto in tempi non sospetti quando ero un ragazzino pieno di entusiasmo, con una macchina a diciotto anni feci un tour con un amico in Puglia, soprattutto nel Salento, portando in giro uno spettacolo di strada. Già allora conobbi tutta l’accoglienza che questa terra è in grado di dare. Il NociCortinfestival già lo conoscevo, avevo avuto la possibilità come spettatore di ammirare un’edizione passata. Quando mi è arrivato l’invito sono stato felicissimo di poterlo accogliere e di constatare ancora una volta dal vivo quanto sia cresciuto il festival e il tipo di lavoro che ragazzi giovani e motivati possono fare se sostenuti.

Nella tua carriera hai avuto la fortuna di recitare accanto a un grande del cinema italiano come Toni Servillo, con il quale hai anche lavorato nella tua prima prova al cinema, Una vita tranquilla di Claudio Cupellini. Quanto è stato importante l’incontro con un grande artista come Servillo per la tua crescita professionale?

Una vita tranquilla è del 2010, il mio incontro con Toni risale al 2001 quando io, neodiplomato al liceo scientifico di Caserta, frequentavo un laboratorio al Teatro Stabile di Santa Maria Capua Vetere. Toni era in scena con la sua compagnia teatrale, stavano allestendo uno spettacolo diretto da Andrea Renzi, videro questo ragazzotto cicciottello e pieno di capelli e ne intuirono le capacità. Feci un provino e da lì poi partii per un tour di due anni. L’esordio fu a Lecce e come vedi la Puglia ritorna, per me una terra fortunata. Verso Toni Servillo nutro stima immensa e gratitudine e posso dire oggi, a distanza di quasi quindici anni, che siamo diventati amici e conosco la sua bontà d’animo oltre che la sua maestria.

gomorraA chi ti sei ispirato maggiormente per interpretare il tuo Ciro Di Marzio? Io credo che tu abbia preso molto da grandi personaggi malavitosi di grandi classici del cinema, penso a Il padrino o anche a C’era una volta in America.

Credo che un attore sia una spugna e tutti i riferimenti di cui tu parli fanno parte del mio bagaglio, della mia memoria. È un lavoro inconsapevole che fa un attore rispetto all’interpretazione. C’è stato poi un lavoro anche mio personale legato a certe biografie che ho avuto la fortuna e la sfortuna di leggere nella mia vita e poi c’è un lavoro preciso sulla sceneggiatura che era molto bella e molto forte e da lì sono partito.  Poi un attore ha tante vertigini, anche molto distanti dal personaggio che interpreta. Io dico sempre che lo spunto per interpretare Ciro Di Marzio è venuto da un grande dramma shakespeariano, l’Otello, e Ciro Di Marzio mi ha fatto pensare a Iago, come Ciro un soldato ma anche un grande stratega e fine psicologo. Questo personaggio mi ha regalato una suggestione importante per l’interpretazione.

Ascoltandoti in altre interviste o parlando con te sembri quello che probabilmente sei, una persona tranquilla e alla mano, l’antitesi del bad boy. Da qui la mia sensazione, quella cioè che tu goda moltissimo, in quanto attore, a vestire i panni di un personaggio così lontano da te.

È una sensazione azzeccata e giusta perché uno dei grandi privilegi che ha un attore è la possibilità di attraversare delle vite che altrimenti non potrebbe mai vivere. Io sono felice, contento e grato a Ciro Di Marzio, anche perché, a dispetto di quello che si possa pensare, è un ragazzo che mi ha insegnato tanto.

Riguardo le polemiche che ruotano  attorno a Gomorra – La serie, lasciando perdere quelle strumentali, cosa rispondi a chi dice che la serie ha scatenato una certa adrenalina in camorristi in erba che vedono quasi degli eroi nei personaggi da voi interpretati?

Rispondo dicendo che oggi uno dei termometri del gradimento del seguito del pubblico sono i social a cui io mi sono avvicinato molto tardi, con questa serie. All’indomani della messa in onda della puntata numero nove, in cui io trucido barbaramente una ragazzina, episodio che fa riferimento alla realtà e alla storia di Gelsomina Verde, vittima della Camorra, io personalmente sono stato subissato dall’odio della gente. Mi hanno associato stranamente al mio personaggio e hanno riversato sulla mia pagina Facebook tutta l’acredine e la rabbia verso quello che è stato un episodio macabro. Non c’è possibilità di empatizzare con i personaggi che interpretiamo.

gomorraA proposito di social, saprai della parodia di Gomorra – La serie fatta dagli Youtuber The Jackal, nella quale, in un video, è presente anche il tuo collega Salvatore Esposito che interpreta nella serie Genny Savastano. Qual è stata la tua reazione quando l’hai vista?

I The Jackal li conosco e seguo da tempo, sono bravissimi e non solo fanno da seguito al grande successo di Gomorra ma tendono a stemprare le polemiche, perché Gomorra – La serie è prima di tutto  cinema, intrattenimento. Non è presupposto della serie farsi paladina della giustizia, noi siamo attori diretti da registi, facciamo cinema e al massimo possiamo indagare la realtà per portarla sullo schermo. Sta poi alle autorità, a chi si prende la responsabilità di amministrare la cosa pubblica di fare in modo che chi vive quelle realtà possa conoscere un’altra vita.

A mio parere la serie è di un’altra categoria, per il livello a cui siamo abituati in Italia, in particolare nella regia. Da grande appassionato di serie tv quale sono ho rivisto in alcuni momenti un prodotto facilmente accostabile a grandi serie americane come Breaking Bad o Boardwalk Empire. Volevo sapere se la pensi allo stesso modo, se segui alcune serie tv e quali sono le tue preferite.

Io sono stato segnato da piccolino da una serie clamorosa diretta da un genio, I segreti di Twin Peaks – di David Lynch e Mark Frost – e da lì non mi sono più staccato, mentre ultimamente ho perso il cervello per Breaking Bad. Abbiamo avuto l’onore di essere paragonati da Variety a The Wire, un’altra serie spettacolare, e anche Il Trono di Spade mi ha molto colpito.

Bene, a questo punto non ti resta che dirci come finisce la serie…

La serie finisce con una storia d’amore tra me e Genny che mettiamo una pietra sul passato, finalmente ci innamoriamo e questa unione di profili si congiunge in un bacio eterno!

Gian Piero Bruno

@GianFou

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