VIDEO Donna decapitata con una spada in Arabia Saudita. Aveva ucciso e stuprato una bambina

Una donna birmana accusata di stupro e omicidio di una bambina di 7 anni è stata condannata a morte e decapitata a colpi di spada in Arabia. Il VIDEO shock

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Il momento dell’esecuzione della donna (frame video LiveLeak)

Una donna birmana è stata decapitata a colpi di spada a La Mecca, in pieno giorno davanti alla folla. Il video dell’esecuzione pubblica di lunedì scorso è stato diffuso nelle scorse ore da uno dei presenti ed è apparso su LiveLeak e da lì è rimbalzato in tutto il mondo, totalizzando quasi 200mila visualizzazioni in meno di due giorni. Layla bint Abdul Mutaleb Bassim, questo il nome della donna, è stata condannata a morte per lo stupro e la morte della figliastra, una bambina di 7 anni. La donna si è sempre proclamata innocente.

LA DONNA AVREBBE “STUPRATO E UCCISO BAMBINA DI 7 ANNI” - La sentenza è stata confermata in via definitiva da Corte d’Appello e Corte Suprema e la condanna a morte è stata eseguita sotto gli occhi di diversi funzionari di polizia sauditi. A filmare la decapitazione in video sarebbero state proprio le autorità religiose, che hanno postato sul web le immagini come monito. Il filmato, ripreso a distanza di alcuni metri dall’esecuzione, mostra la donna trascinata in un parcheggio e poi immobilizzata. Mentre la condannata grida la sua innocenza, viene adagiata su un fianco e il boia le fascia la testa con un velo nero, prima di tagliarle la testa con due colpi di spada. La donna, decapitata, resta al suolo per alcuni secondi prima che il corpo venga rimosso dai sanitari presenti sul luogo dell’esecuzione.

VIDEO: DONNA DECAPITATA A COLPI DI SPADA IN ARABIA SAUDITA: IMMAGINI SCONSIGLIATE A PERSONE IMPRESSIONABILI

ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI: “DECAPITATA SENZA ANESTESIA” - La donna è stata riconosciuta colpevole di gravissimi reati. Avrebbe prima violentato con un manico di scopa una bambina di 7 anni, figlia del suo marito, e poi l’avrebbe uccisa. Corte d’Appello e Corte Suprema hanno riconosciuto i reati e l’hanno condannata alla pena di morte, sostenendo che la donna non ha mostrato nessuna pietà o compassione nel violentare e uccidere la ragazza. Secondo quanto riferito da Mohammed al-Saeedi, attivista per i diritti umani, e riportato sul sito FaNews, la donna è stata sottoposta ad un’esecuzione barbara ma perfettamente legale in Arabia Saudita: “Due metodi sono usati per decapitare la gente in Arabia Saudita. Uno è iniettare nel corpo del prigioniero antidolorifici per intorpidire il dolore, l’altro è giustiziarli senza antidolorifici”.

AUMENTANO LE CONDANNE A MORTE IN ARABIA - La donna si è dichiarata innocente sin dall’inizio e sino agli ultimi momenti di vita ha professato la propria estraneità ai fatti contestati. Il governo saudita ha già condannato a morte 7 persone nelle prime due settimane di gennaio, mentre lo scorso anno i giustiziati erano stati 86 in tutto l’anno solare. Condannati a morte per diversi reati. Tra questi, però, compaiono anche reati tutt’altro che letali nei confronti di altri individui: commercio di hashish, adulterio, omosessualità, apostasia e stregoneria. La barbarie di una donna decapitata in piazza a colpi di spada per un reato seppur gravissimo, paradossalmente potrebbe essere persino la faccia più tollerata della pena di morte in Arabia Saudita. Molto più tollerata dei bambini soldati dell’Isis che uccidono prigionieri o dei gay gettati dai tetti in Nigeria, colpevoli solo della propria omosessualità. Ma può esistere tolleranza nell’uccidere?

Redazione

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