VIDEO Capolavoro di Pjanic, quando il pallonetto parla jugoslavo

Un colpo meraviglioso di Pjanic ha caratterizzato la partita tra Roma e Manchester United. Un gesto a cui i giocatori (ex) jugoslavi non sono affatto nuovi

Che si trattasse di un giocatore tecnicamente superdotato l’aveva già dimostrato nella scorsa stagione. Lanci millimetrici, colpi di rara classe, punizioni di precisione scientifica – Juninho docet – e una capacità di dribbling nello stretto che ha tolto il sonno a migliaia di tifosi milanisti. Ma nel calcio d’estate, lento e noioso, utile più che altro a recuperare la forma fisica, e di solito seguito dai tifosi solamente perché è l’unico modo per vedere il pallone rotolare, certi numeri non te li aspetti.

CAPOLAVORO – E invece accade l’impensabile. Al settantottesimo Pjanic si fa dare la palla da Nainggolan, e di prima intenzione, ma soprattutto da sessanta metri, disegna un’opera darte che va ad infilarsi – pardon, incorniciarsi – sotto la traversa del povero Johnstone, antagonista involontario del kolossal girato dal regista bosniaco. Un colpo che per definizione richiede genio e sregolatezza, ma che Pjanic aveva già provato pochi giorni fa allenandosi a calciare dalla stessa distanza con un pallone da football americano. Lo voleva fare, l’ha fatto, e c’è riuscito. Genio, sregolatezza, e piedi fatati.

LA PARTITA – Vincere o perdere a luglio non ha molta importanza. Anche per questo Garcia decide di schierare una Roma piena di riserve, che comunque troveranno spazio nell’intensa stagione giallorossa. Dall’altra parte risalta il nome di un certo Wayne Rooney. Ed è proprio il numero dieci inglese, per mezz’ora assente ingiustificato, a prendere la squadra per mano e a portarla in vantaggio di tre gol prima dell’intervallo. Nel secondo tempo valzer di cambi per Van Gaal e Garcia, che al ventitreesimo lascia spazio anche a Totti e Pjanic, entrambi a segno. Da segnalare anche una rovesciata di Castan, a cui soltanto la deviazione di Amos e la complicità del palo impediscono di avere un titolo di giornale tutto per lui.

ESTRO JUGOSLAVO – Il capolavoro di Pjanic è l’ennesimo colpo geniale che giocatori provenienti dai Balcani ci hanno fatto ammirare negli ultimi anni. Senza aver bisogno di tirare in ballo le pirotecniche punizioni di Sinisa Mijhailovic, la memoria va con facilità a “ripescare” l’estro di Dejan Stankvovic, che in un Inter-Genoa del 2010 rispedì al mittente un rinvio di Amelia senza che il pallone toccasse terra, costringendo il malcapitato portiere rosso-blu ad avere il terrore anche nel lanciare la palla lontana dalla sua porta. Ma la Palma d’Oro del pallonetto va senza dubbio a Dejan Savicevic, non a caso “Il Genio”, che in Milan-Barcellona, finale di Coppa Campioni 93-94, lasciò increduli i 55mila dello Spiros Louis di Atene, umilando al contempo il “povero”  Andoni Zubizarreta, titolare anche della nazionale iberica. E allora «Che cos’è il genio? – si domandava Perozzi in Amici Miei – E’ fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione». Già, e spesso ha anche il cognome che finisce per -ic.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: giallorossi.net

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