Via libera dei 27 all’adesione della Serbia

Il presidente serbo Tadic

Bruxelles – All’inizio di questa settimana, i ministri degli Esteri dei 27 Paesi Ue hanno deciso di comune accordo di chiedere alla Commissione europea un’opinione sull’avvio dei colloqui di ingresso con la Serbia.

Il via libera alla domanda di adesione di Belgrado è arrivato dopo un anno di stallo e costituisce un piccolo passo in avanti nel lungo processo che porterà all’ingresso della Serbia nell’Unione. L’iter procedurale previsto è molto complesso. Si prevede che l’esame della Commissione durerà almeno un anno, successivamente occorrerà convincere i Paesi dell’Unione a concedere alla Serbia lo status di candidato e solo allora si potranno aprire i negoziati di adesione veri e propri della durata prevista di cinque anni. In sostanza dunque, nella migliore delle ipotesi Belgrado potrebbe entrare in Europa nel 2018 o 2020.

Ma c’è una condizione fondamentale alla base di tutto questo processo procedurale, la Serbia per poter entrare nell’Ue dovrà catturare il generale Ratko Mladic, leader delle forze serbo-bosniache che nel 1995 massacrarono a Srebrenica oltre 8.000 musulmani bosniaci, dopo aver occupato la loro enclave posta sotto la tutela delle forze Onu. Il generale Mladic è accusato dalla corte penale internazionale di crimini di guerra e di genocidio. Il massacro di Srebrenica è considerato la peggiore atrocità compiuta in Europa da dopo la fine della II guerra mondiale. Il governo serbo ha innalzato la taglia che pende sulla sua testa del generale a 10 milioni di euro. La Serbia dovrà catturare anche un altro latitante, si tratta di Goran Hadzic, leader dei Serbi in Croazia durante la guerra. Il governo ha innalzato la ricompensa anche per lui. La taglia di un milione di euro andrà a chiunque fornirà informazioni che porteranno al suo arresto. Solo quando questi due latitanti saranno consegnati alla Corte dell’Aja, la Serbia potrà pensare di entrare in Europa.

Generale Ratko Mladic

Ma i compiti a casa per Belgrado non sono finiti qui. Nel frattempo dovrà dimostrare di fare concreti passi in avanti nel dialogo con Pristina, considerata da Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell’Unione europea, una condizione fondamentale per entrare in Europa. Il via libera di Lussemburgo dunque presenta molte contropartite per Belgrado, ma è stata premiata la prudenza che la Serbia ha dimostrato sulla questione del Kosovo. Il governo di Belgrado di fatto ha accettato di stemperare i toni revanscisti della sua risoluzione sul Kosovo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e ha avviato un dialogo con la sua ex provincia, prendendo atto della sua indipendenza.

Il presidente serbo Tadic ha ricevuto parole di apprezzamento da parte di alcuni diplomatici europei, per la sua “ragionevolezza” nell’offrire garanzie, nel cooperare con la corte penale internazionale e nel governare un popolo che recentemente ha dato prova di “mancanza di ragionevolezza”. Si allude ovviamente alle violenze omofobe di Belgrado e agli scontri di Genova. Attualmente a Bruxelles non mancano però i timori di quanti vedono nelle violenze ultranazionaliste di queste ultime settimane, il preludio di un possibile colpo di Stato contro il governo filo-occidentale di Tadic. Ma questa è solo un’ipotesi. Quello che è certo è che da lunedì 25 Ottobre, la Serbia si è incamminata lungo la strada che la porterà in Europa, avanza a piccoli passi.

Margherita Kochi

Foto | via http://radiobalcani.blogspot.com

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