Vespa Raid to Armenia: Ardanouch-Trebisonda-Artvin-Trebisonda

La Vespa a bordo della Regata Turca

La Vespa a bordo della Regata Turca

Vespa Raid to Armenia, il viaggio in Vespa di Marco e Viviana attraverso 5 Paesi.

DOLOROSO RIENTRO - La mattina veniamo svegliati da un tizio del paese che mi dice di seguirlo. Scendo in strada praticamente in mutande e, seguendo le concitate voci che si susseguono, giungo alla Vespa che in quel momento sta per essere caricata sopra una “Regata” turca station wagon. Mi fanno capire che dobbiamo andare a Trebisonda. Ok, dopo venti minuti siamo pronti. Viviana si posiziona sul sedile lato passeggero davanti mentre io mi piazzo dietro accovacciato affianco alla Vespa. La strada è tutta curve, il tizio ascolta musiche caucasiche dal linguaggio incomprensibile a tutto volume. La Vespa, coricata da un lato, perde benzina dal serbatoio ed io sono dietro con il sole cocente immerso nei vapori. È una brutta prospettiva quella che vedo dal lunotto posteriore: la fine della nostra impresa, il fallimento e, davanti ai miei occhi, scorre all’incontrario quel fantastico film che fino a ieri ci aveva regalato emozioni uniche.

Durante il viaggio, il nostro autista ci permette delle soste sigaretta che mi fanno riprendere dalla carenza di ossigeno nell’abitacolo. Dopo quattro ore arriviamo a Trebisonda e, subito, veniamo lasciati nel Moto Garaj di Ilhan, un ragazzotto ben piazzato che non spiccica una paola di inglese. Tuttavia, può farne anche a meno dato che si fa comprendere con lo sguardo. Dopo un’oretta arriva un ragazzo rossiccio che parla inglese. “Ma indossa il camice da dottore, cosa ha addosso!“. Perfetto, inizia lo show. Spiego al “Dottore” che il problema è la frizione. Apriamo e, sorpresa, il seger che tiene chiusa la frizione era saltato, fuori aprendola come una fisarmonica alla sagra dell’arrosticino abruzzese. Inoltre, notiamo che la bronzina è crepata.

PIAGGIO, WE HAVE A PROBLEM - I ragazzi del Moto Garaj di Ilhan si mettono in contatto con la sede principale della Piaggio ad Istanbul, ricevendo notizie assolutamente incoraggianti: “La frizione ddl PX non esiste in Turchia, forse arriverà ad Ottobre. Forse“. Perfetto. Nonostante ciò, Ilhan è tranquillo e manda il Dottore a fare realizzare una bronzina identica a quella danneggiata per rimontare tutto. Dopo quarantacinque minuti ritorna il Dottore dicendo che il pezzo sarà pronto per domani. Quindi ci accompagnano con le loro moto in hotel, chiedendoci se vogliamo essere loro ospiti la sera. Noi ringraziamo ma siamo veramente provati dalla giornata, andiamo a mangiarci un kebap nella piazza centrale e poi a letto. Siamo abbastanza presi male.

Con Ilhan e Beşir

Con Ilhan e Beşir

IL GIORNO DOPO - Ritorniamo al Moto Garaj di Ilhan dove, nella tarda mattinata, arriva la bronzina nuova. Ilhan rimonta tutto con dannata precisione e meticolositá, lavora veramente bene. Inoltre, salda il seger saltato fuori dalla struttura esterna della frizione per evitare che ciò possa nuovamente accadere. Ci consegna il mezzo dicendo di provarlo. Il mezzo è ok, si riparte per l’Armenistan. Salutiamo Ilhan, Beşir, Ishan e tutti gli altri per averci aiutato. Diciamo a loro che andiamo ad Artvine, ci rispondono di chiamarli in caso di problemi in quella zona perchè hanno molti amici che ci potrebbero aiutare.

TENTATIVO NUMERO 2 - Riprendiamo la strada con destinazione Artvin, a duecentocinquanta chilometri da Trabzon.Il Piaggio sembra essere in gran forma. Arriviamo ad Hopa, città sul Mar Nero dalla quale svoltare per proseguire per Artvin, che è già buio. Incrociamo le dita e proseguiamo per la strada che inizia a salire per le montagne. Ad un certo punto, oLtre al buio peSto, inizia anche a piovere e all’orizzonte si stagliano lampi che non sono di buon auspicio. Dopo circa un’ora, raggiungiamo Artvin e, a meno di cinque chilometri dal nostro albergo, la frizione muore di nuovo. Incredibile, sembra una maledizione.

Ci fermiamo e, subito dopo, accorrono molte persone ad aiutarci. Chiamiamo il Dottore e, fortunatamente, scopriamo un suo amico tra le persone fermate. Il piano è il seguente: “Adesso vi portiamo in albergo, domani mattina vi riportiamo dal Piaggio e vi accompagniamo alla stazione degli autobus di Artvin, dove prenderete il Bus per Trebisonda, vi aspettano al Moto Garaj”. Il morale è sotto i piedi, andiamo in hotel e ci sentiamo come dei leoni in gabbia. Mangiamo qualcosa ma, tra di noi, abbiamo poche parole da dire. “Buonanotte sfiga maledetta!”

Fianco a fianco con la Vespa

Fianco a fianco con la Vespa

LINEA ARTVIN – TRABZON - La mattina arriviamo dove avevamo lasciato il Piaggio e ad aspettarci troviamo Osman, l’amico del Dottore, il quale ci accompagna alla stazione degli autobus e parla con il funzionario della linea, che vede in noi la $ dei soldi. Paghiamo centocinquanta lire turche per tutto (cinquanta euro). Pagato, il funzionario intima di scaricare degli scatoloni che stavano inserendo proprio in quel momento per caricare il Piaggio. Le persone che si vedono tirare giù gli scatoloni si arrabbiano con il funzionario, ma lui le zittisce in maniera despotica. Partiamo alle 11.00 per un viaggio di quattro ore senza aria condizionata, in un pullman composto da turchi, georgiani e due italiani. Noi. Il viaggio è infinito, si muore di caldo e ci addormentiamo a cinquanta chilometri da Trabzon. Ad un certo punto, mi sento toccare sulla spalla. Apro gli occhi e vedo il bigliettaio che mi guarda ed esclama: “Trabzon”. Saltiamo come dei grilli e corriamo giù a scaricare il Piaggio. Fortunatamente, siamo stati lasciati a pochi metri dal Moto Garaj che raggiungiamo a piedi.

RITORNO AL MOTO GARAJ - Arriviamo al Moto Garaj dove ci aspettano tutti. Ci fanno accomodare mentre Ilhan riapre nuovamente la frizione. Sollevato il coperchio scendono giù dei pezzettini di ferro, guardiamo attentamente e notiamo che sono esplosi i rivetti che tengono la campana della frizione ancorata alla parte interna della stessa. Bene, è un problema risolvibile. Dopo un’ora circa, i pezzi vengono portati nuovi, sono stati fatti ad hoc da un tornitore. Ilhan rimonta tutto alla velocità della luce. Ci siamo, il mezzo è ancora pronto. Ma è tardi, stanotte dormiremo qui a Trabzon. I ragazzi del Moto Garaj ci portano a cena fuori e successivamente sopra una collina per sorseggiare il the con Trabzon ai nostri piedi. Spettacolare. Ci dicono di tornare ad Occidente lasciar perdere l’Armenistan. Dopo una bellissima serata in loro compagnia andiamo a dormire con le idee chiare su cosa fare il giorno dopo.

Marco D’Agostino

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews