Vertice UE-Cina: verso la fine della guerra commerciale?

Al termine del vertice euroasiatico ASEM sono seguiti incontri bilaterali. UE-Cina hanno discusso di grandi temi globali per rilanciare il loro partenariato

di Margherita Kochi

Bruxelles

BRUXELLES – Al termine dell’ottavo vertice ASEM dei 46 Paesi appartenenti a UE, Cina, Giappone e Australia, sono seguiti incontri bilaterali tra UE e Cina per rilanciare il dialogo e la cooperazione sui grandi temi globali. I paesi dell’ASEM costituiscono il 60% della popolazione mondiale e del commercio internazionale nonché la metà della ricchezza globale. Rispetto al 2003, all’epoca del partenariato strategico, l’Europa esercitava la sua influenza sulla Cina da una posizione di forza. Era il periodo dell’adozione dell’euro e dell’allargamento dell’Unione ai Paesi dell’Europa orientale. Oggi i rapporti di forza sono mutati. La Cina è diventata un gigante economico in continua ascesa, grazie al suo significativo tasso di crescita e alle sue ingenti riserve valutarie in dollari. L’Europa invece, colpita dalla crisi greca, appare sempre più vulnerabile e preoccupata per la tenuta dell’euro. Queste le condizioni alla base degli ultimi negoziati UE-Cina che vedono Pechino sempre più forte su Brussels.

I maggiori temi affrontati sono stati il commercio, le valute, la riforma del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la sicurezza, il clima, le nuove regole per far fronte all’instabilità finanziaria e il sempre presente tema dei diritti umani.

Sul piano economico, l’EU ha chiesto al presidente cinese Wen Jinbao di porre un freno alle pratiche commerciali sleali che alimentano da anni le guerre tariffarie, sottolineando come questa sia la condizione base per affrontare il tema del riconoscimento della Cina come un’economia di mercato.

Wen Jimbao

Wen Jimbao

Sul piano politico, questo rappresenta uno dei temi più caldi sul tappeto, unitamente alla questione della revoca dell’embargo e del problema del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Pechino continua a mostrarsi riluttante, evitando di prendere impegni globali e di permettere l’apprezzamento dello yuan al fine di rendere più competitivo l’euro. Ha inoltre esercitato pressioni su Brussels per acquistare un maggior peso all’interno del FMI, tuttavia l’Europa si è dimostrata poco disponibile a ridurre i propri rappresentanti a favore della Cina. Il vertice UE-Cina si è concluso con un nulla di fatto, non sono stati presi accordi vincolanti su nessuno dei punti principali in agenda. Ciò che maggiormente delude è il fatto che i temi discussi in questo ultimo vertice a Brussels sono sempre gli stessi sui quali si discute da anni senza uscire dallo stallo.

Nel 2016 la Cina otterrà il riconoscimento di economia di mercato in automatico. Per quel giorno converrà che Pechino e Brussels abbiano consolidato il loro partenariato al fine di affrontare insieme in modo costruttivo e risolutivo le grandi sfide globali del secolo. La ripresa del dialogo e della cooperazione sarà decisiva per promuovere il nuovo ordine economico mondiale su solide fondamenta multilaterali.

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