Verso le elezioni: Bersani preserva Monti, la Lega in solitaria, Meloni furiosa

Bersani pensa a Monti come membro di un suo futuro governo?

Roma – In una giornata segnata dall’aumento esponenziale dello spread a causa dell’incertezza dovuta all’annuncio della ricandidatura di Berlusconi a premier, la politica si divide e riunisce, a seconda dei punti di contatto, in vista dello scioglimento del Parlamento e della convocazione delle elezioni politiche che, salvo sorprese dell’ultima ora, dovrebbero tenersi tra febbraio e marzo 2013, in concomitanza con gli appuntamenti elettorali per il rinnovo dei consigli regionali di Lazio e Lombardia (causa dimissioni dei presidenti Polverini e Formigoni) e del Molise (annullamento delle elezioni del 2011).

Pier Luigi Bersani, uscito vincitore domenica 2 dicembre dalle primarie del centro-sinistra, si è soffermato sull’annuncio delle dimissioni di Mario Monti, invitando tacitamente il premier uscente a rimanere a disposizione nel caso in cui si verifichi una situazione post-elettorale ingestibile. Il segretario del Pd ha dichiarato: «Ho sempre detto che Mario Monti deve essere ancora utile per il Paese, per questo sarebbe meglio che rimanesse fuoridalla contesa».

Intervistato dal quotidiano economico Wall Street Journal, Bersani ha poi attaccato l’attuale scenario politico: «Basta guardare il resto del panorama politico italiano. Se noi non esistessimo, dovreste venire a cercarci. Senza di noi l’Italia sarebbe un problema per l’Europa e per il mondo», ha affermato il candidato più accreditato a occupare Palazzo Chigi dopo le elezioni, per soffermarsi poi sul ruolo di Matteo Renzi, e sull’eventuale composizione – un mix di esperienza e rinnovamento – di un suo esecutivo.

Dall’altra parte dell’emiciclo, arrivano le dichiarazioni dell’ex ministro all’Agricoltura e attuale governatore del Veneto Luca Zaia, che dopo aver ripetuto il solito mantra dell’election day, invocato da quasi tutto il quadro dirigente del Carroccio, ha fatto sapere di non essere a conoscenza di eventuali accordi tra Lega e PdL sull’alleanza elettorale, e dunque che il partito padano si presenterà alle elezioni senza alleanze.

Tuttavia, Zaia ha offerto un’analisi politica ben più moderata di quella del segretario Maroni, facendo tuttavia intendere che l’unico governo realmente in grado di guidare il Paese è quello eletto dai cittadini: «I mercati vogliono Monti. L’incertezza nei mercati si paga con un crollo della Borsa. È vero che un Paese non può essere governato dai mercati, è altrettanto vero che noi dobbiamo arrivare ad una definizione di rappresentanza democratica all’interno del governo. Rappresentanza democratica significa di persone democraticamente elette».

Sempre in ottica centro-destra, si registrano le durissime dichiarazioni di Giorgia Meloni, già ministro per la Gioventù nel governo Berlusconi IV, che ha nuovamente criticato la scelta di abolire le primarie per lasciare spazio al “ritorno” del Cavaliere in un’intervista radiofonica, lasciando presagire una sua fuoriuscita dal partito se, da qui all’atto del voto, non verranno messe in pratica politiche più distensive e liberali nell’organizzazione del partito, eventualità questa che appare oggettivamente ben poco probabile.

Stefano Maria Meconi

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