Verso il conclave: parola ai lefebvriani

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Don Tranquillo, della Fraternità Sacerdotale san Pio X

La fraternità sacerdotale san Pio X è nata nel 1970 dall’iniziativa di monsignor Marcel Lefebvre, arcivescovo cattolico che ne promosse la creazione in contrasto con gli esiti dottrinali e pastorali del Concilio Vaticano II. La fraternità, sorta a Econe, nel corso degli anni ’70 si è sempre più distanziata, anche come obbedienza, dalla Chiesa di Roma, fino a giungere all’aperta scomunica per monsignor Lefebvre nel 1988, quando ordinò illecitamente quattro vescovi: uno di questi, Bernard Fellay, è oggi alla guida della comunità internazionale della san Pio X.
I lefebrviani camminano tutt’oggi per un riavvicinamento con la Chiesa romana: all’interno di questo processo ecumenico, durante il pontificato di Benedetto XVI ci sono stati importanti avvicinamenti, purtroppo mai giunti a una conclusione.
Wakeup News ha intervistato don Mauro Tranquillo, del Priorato di Albano della Fraternità, delegato da don Pierpaolo Petrucci, Superiore del distretto italiano: con loro si è discusso di papato, di Benedetto XVI e del futuro della Chiesa cattolica.

Il pontificato di papa Benedetto XVI è stato ricco di dialogo tra Vaticano e la vostra Fraternità, fino a far prospettare una riconciliazione. Come valutate la decisione del Papa di rinunciare al pontificato?
Il pontificato di papa Benedetto è stato purtroppo pienamente inserito nella linea degli errori conciliari, da lui stesso promossi fin da prima del Concilio stesso. In particolare, ha sempre professato che il Papa non è l’unico soggetto del potere supremo nella Chiesa, e tale dottrina –elaborata con Rahner nei primi anni Sessanta – ha trovato posto in Lumen Gentium e in molti documenti successivi composti prima da Cardinale e poi da Papa, da Dominus Iesus alla Lettera ai cinesi. Questa dottrina erronea sulla natura del Supremo Pontificato trova il suo inglorioso epilogo in questa abdicazione, che, canonicamente e teologicamente possibile, nella situazione attuale finisce per aumentare la confusione dottrinale sulla natura del Papato. Se poi il Papa abbia ritenuto di non essere più in grado di governare è perché non ha potuto appoggiarsi su nessuno di sua fiducia: se mancava oggi collaboratori affidabili è perché ha mancato ieri della prudenza e della forza necessaria a procurarsene. Il papa è responsabile di tutto ciò che accade nel suo Regno, sarebbe offensivo mostrarlo come una povera vittima delle circostanze.

L’occasione della sede vacante è momento per ripensare alla vostra scelta e lavorare alla piena comunione. Vedete l’intenzione di rimuovere questi ostacoli nella Chiesa che si appresta a celebrare un nuovo conclave?
La Chiesa romana mantiene sempre la sua dottrina, che noi professiamo, e quindi valgono sempre gli atti dei papi antichi che condannano gli errori moderni. Se poi parliamo dei membri del Sacro Collegio come tali, non sembra che molti di loro siano disposti a ritrattare i pubblici errori, che non solo la Fraternità San Pio X ma ogni cattolico di qualsiasi condizione deve rifiutare. Gli “ostacoli da rimuovere” sono gli errori conciliari e post-conciliari, non tanto per un “riconoscimento” della Fraternità, ma per il bene di tutti i membri della Chiesa.

Monsignor Marcel Lefebvre, fondatore della fraternità

Al centro delle divergenze tra la vostra fraternità e la Sede romana è soprattutto l’interpretazione e l’applicazione del Concilio Vaticano II. Quale potrebbe essere una strada per riunirsi senza causare ulteriori fratture con chi il Concilio l’ha pienamente abbracciato?
Gli errori dottrinali del testo (e non solo dell’applicazione o dell’interpretazione) del Vaticano II si possono rimediare solo con una ritrattazione dei medesimi, e con una rinnovata adesione alla dottrina della Chiesa da parte di chi l’ha contraddetta. Certo per tornare a condannare la libertà religiosa come diritto personale un Papa dovrà smarcarsi da pesanti influenze mondane. La Chiesa non ricerca l’unione con chi non vuole professare la sua dottrina, quindi chi vuole aderire alle dottrine del Vaticano II continuerà a essere in rottura con la Chiesa, oggi come domani. La frattura tra chi crede la dottrina della Chiesa e chi la vuole alterare esisterà sempre.

Per il nuovo papa molte sono le sfide che lo attendono; quali sono le priorità che voi individuate per la Chiesa del prossimo futuro e come le affrontereste?
Il primo e principale compito del Papa è di trasmettere inalterata la dottrina del Cristo, ecco perché è dotato dell’infallibilità. Ma bisogna volerla usare, non metterla sotto il moggio. Per una vera restaurazione dottrinale è necessario che il nuovo Papa aderisca davvero alle dottrine dei suoi Predecessori e sia pronto a condannare infallibilmente gli errori recenti e ad estromettere chi li professa. Tuttavia questa ritrovata chiarezza apostolica non troverà spazio senza una rinnovata indipendenza della Chiesa, senza il rinnegare i legami con i poteri secolari anticristiani, il mondialismo e la gnosi che tanto hanno condizionato gli ultimi Papi. Occorre che abbia il coraggio di mettersi contro le forze oscure che tentano di dominare la Chiesa, proclamando a qualsiasi costo tutte le verità della fede, comprese quelle scomode. Occorre essere disposti al martirio piuttosto che annacquare la dottrina del Cristo, modificandola per compiacere i signori di questo mondo.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio 

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