Verga moderno: “Immaginarmi il ritorno”

Rileggere I Malavoglia: tra autobiografismo “en travesti” e tragedia moderna

di Marina Cabiati

Copertina “Verga moderno”

I Malavoglia, uno dei libri più imposti a scuola dopo I promessi sposi, non può certo essere considerato un classico libro da scaffale dimenticato, non fosse altro per il fatto che chiunque l’abbia letto ricorda la famiglia protagonista del romanzo e buona parte dei compaesani di Acitrezza, ma anche quelli che non l’hanno letto sanno, senza troppe difficoltà, ricondurlo a un’idea di acquarello locale, pennellato nei colori dalla “sicilianità” dell’autore, dal sapore regressivo.

Quello che merita di essere qui indicato è una rilettura di uno dei maestri della critica letteraria italiana, Romano Luperini, che in Verga moderno propone una serie di saggi e di studi alla ricera delle dimensioni lasciate inesplorate nell’opera verghiana e, in particolare, della dimensione autobiografica che nel romanzo principale mostra un continuo intersecarsi con il piano del raccontato.

Nato a Catania nel 1840, Giovanni Verga giunge a Milano nel 1872 e nel capoluogo lombardo resta vent’anni.

Particolarmente doloroso risulta l’allontanamento dalla Sicilia e dal nido familiare, distacco vissuto con rimpianto e profondo senso di colpa nei confronti della famiglia e del modello da questa rappresentato, sentimenti che nei suoi carteggi sono spesso tradotti in un forte bisogno di legittimazione delle sue scelte.

Il giovane romanziere avverte nella modernità della città un rischio di natura etica – quello di essere sedotto e in qualche modo portato via da se stesso, sino alla perdita e alla corruzione – ma anche un’opportunità da sfruttare ai fini del successo letterario e della maturazione artistica. Alla base de I Malavoglia c’è dunque un’ambivalenza che proprio dalle contraddizioni del moderno prende le mosse.

Diviso tra due mondi contrapposti, Milano e Sicilia, Verga è lacerato da un conflitto interiore che si “travestirà” nei personaggi della sua opera più celebre, collocata sì nel mondo apparentemente sereno della piccola realtà siciliana, ma scritta da Milano; la sua “ricostruzione intellettuale”, che porta in sè sicuramente anche molto della nostalgia provata dall’autore, è così  connotata allo stesso tempo anche dalla consapevolezza acquisita tramite la distanza dalla stessa.

Da questo “travestimento” scaturiranno i temi fondamentali del romanzo: il contrasto tra antico e moderno, l’addio al mondo arcaico e l’immersione senza scampo nella modernità. Tutti motivi che, prima che ai suoi personaggi, appartengono a Verga stesso.

“Immaginarmi il ritorno”, il sogno a occhi aperti del ritorno a casa, è anche il sogno vagheggiato dal romanziere. Un sogno amaro, scontato prima di tutto dall’autore nel suo intimo e poi trasposto nel personaggio di ‘Ntoni, figura che nel finale è, al tempo stesso, straziato dall’addio definitivo e consapevole dell’impossibilità di fare altrimenti. O, meglio, straziato proprio perché consapevole; qui Luperini è ancora una volta illuminante, svelando come il protagonista, colpevole come il suo creatore di aver voluto vivere nel mondo moderno, è adesso punito con la legge del contrappasso, condannato a continuare a viverci ed escluso, come Verga appunto, da un passato ormai irrecuperabile e ricostruibile soltanto con la scrittura.

La vicenda drammatica di Verga diventa così pubblica, il travestimento è radicale. È l’autobiografismo “en travesti” di Verga.

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