Venti di guerra in Medio Oriente: la Turchia attacca la Siria

Aleppo

Infuriano le battaglie in Siria, ma la Turchia è coinvolta

Ankara – Per il premier turco Recep Tayyip Erdoğan il bombardamento delle postazioni militari della Siria è stato una risposta quasi obbligata dopo che un bombardamento del regime di Bashar al-Assad aveva portato alla morte di cinque persone nel villaggio turco di Akcakale, non lontano dal confine.

«Questo attacco abominevole è stato oggetto di una immediata risposta delle nostre forze armate secondo le loro regole d’ingaggio. Gli obiettivi bombardati sono stati localizzati via radar lungo la frontiera». Con queste parole, Erdogan ha chiarito la posizione ufficiale della Turchia, in una situazione che giorno dopo giorno si fa sempre più tesa, con i civili siriani che tentano di fuggire in Turchia per trovare sicuro rifugio alla persecuzione governativa, affollando i già saturi campi profughi costruiti non lontano dal limite delle due nazioni, in particolare quello di Sanliurfa, dove vivono oltre 30.000 dei quasi 94.000 profughi siriani attualmente censiti dal governo di Ankara e dalle organizzazioni umanitarie che vi operano.

L’attacco in terra turca della Siria non rimane però impunito a livello internazionale: come membro permanente della Nato, la Turchia ha chiesto all’organizzazione di riunirsi in via straordinaria, per discutere sulle possibili soluzioni da adottare in questa situazione specifica, ovvero quando uno Stato si senta minacciato da stati non-membri del trattato atlantico. Da Bruxelles, è giunto a stretto giro il monito alla Siria di cessare ogni azione militare e violenta contro la Turchia.

Si legge nel comunicato: «Nello spirito della indivisibilità della sicurezza e della solidarietà che deriva dal trattato di Washington, l’Allenza sta al fianco della Turchia, chiede l’immediata cessazione di questi atti così aggressivi contro un alleato e urge il regime siriano a cessare queste flagranti violazioni della legge internazionale».

Sul piano istituzionale, è toccato al ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, informare dell’accaduto sia i vertici della Nato che delle Nazioni Unite, dalle quali è giunta una condanna unanime, mentre la Siria ha invitato proprio la Turchia a evitare ogni invasione del proprio territorio sovrano. Dall’Onu, tuttavia, è probabile che una condanna decisa delle violenze siriane non giunga mai, viste le posizioni inconciliabili tra interventisti (Stati Uniti) e non interventisti (Cina e Russia).

Stefano Maria Meconi

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