Vendola e la sinistra da (ri)organizzare

Mentre Bossi propone le elezioni a novembre, il più papabile tra i nomi dei futuri leader del centrosinistra, Nichi Vendola, muove dure critiche all’attuale entourage politico e sociale italiano. Esprimendo la sua visione in proposito e i modi per ribaltarne le tendenze negative

di Sabina Sestu

Nichi Vendola

Nichi Vendola

Ha le idee chiare Nichi Vendola. Non teme di dire ciò che pensa sia dei suoi antagonisti politici che dei suoi “compagni” di partito. È lui l’uomo giusto per rappresentare gli ideali di un centrosinistra forte e grintoso? Riuscirà, se eletto nelle primarie, a portare l’Italia fuori dal pantano in cui si è incagliata la politica italiana? Di certo c’è che la sua disanima della società e della politica italiana è nuda e cruda. Non nasconde nulla e parla liberamente di ogni aspetto da modificare e rimodellare.

La classe dirigente italiana, sia di sinistra che di destra, «ha staccato la spina dalla vita, ed è diventata completamente autoreferenziale». Per il presidente della Regione Puglia, i politici si sono arroccati nel palazzo del potere, sono stabilmente attaccati alle loro poltrone e non pensano ai veri problemi del paese, che sta diventando sempre più stanco e povero. E non solo l’Italia. «In Europa ci sono 80milioni di poveri», ha infatti affermato Vendola. E ha proseguito analizzando il mondo della scuola, che la Gelmini con la sua riforma ha portato al collasso, in quanto «ci sono bambini poveri che ne sono tagliati fuori e che per questo non sanno né leggere e né scrivere». La scuola deve tornare ad avere il suo ruolo preminente nella società, perché è il motore primo per creare ricchezza e prosperità in un paese.

Per quanto riguarda l’economia italiana, critica duramente le scelte fatte da Tremonti, in quanto ha favorito le rendite finanziarie  e le grandi industrie, denigrato i lavoratori e la piccola e media impresa. Afferma che in Italia «il tema del lavoro in questa società è stato progressivamente marginalizzato diventando quasi un tema da cronaca nera. Invece va rimesso al centro». Ma la sua analisi economica si spinge oltre  e analizza i motivi della crisi mondiale. Vendola afferma che nell’ultimo ventennio ha trionfato il capitalismo finanziario, quello che non ha nulla a che fare con quello vero basato sulla produzione di beni.

 E ora i paesi occidentali hanno paura della Cina e dei paesi emergenti, perché convinti che meno si pagano i lavoratori più l’economia e la produzione aumentano. «Eppure – afferma Vendola – il numero dei lavoratori che si suicidano in Cina è diventato un problema sociale,  anche per un paese dittatoriale». Ciò dimostrerebbe, secondo il probabile futuro leader di centrosinistra, che quello non è il sistema da seguire, in quanto la leva della competizione nella produzione di beni si deve basare sulla qualità e non sul costo del lavoro. Lo schiavismo non può essere il motore dell’economia mondiale.

Per Nichi Vendola il centrosinistra ha paura delle elezioni e dei propri elettori:«Che paradosso: ieri era troppo presto, domani rischia di essere troppo tardi. Allora dico: le primarie facciamole oggi, facciamole subito. La sinistra non deve avere paura della propria gente, del proprio popolo». E deve anche cambiare tattica per battere il centrodestra e il berlusconismo, infatti,  «non basta  fare un raduno, una sommatoria, che non produce nessun appeal. Bisogna ricostruire culturalmente l’orizzonte del cambiamento». È durissima la sua critica nei confronti dei politici sinistroidi, in quanto «il Palazzo del centrosinistra è abitato da anime  morte».

Per quanto riguarda la parte avversa, non nutre alcun dubbio sul fatto che «la favola bella di Berlusconi è finita. Lui lo sa ed è nel panico». Non dice che Berlusconi sia stato un dittatore in quanto «è stato per metà Peron e metà Vanna Marchi». Vendola, infatti, afferma che Berlusconi ha rappresentato il sogno degli italiani del successo facile, della bella vita. La vittoria di Berlusconi nel 2008 è stata una vittoria culturale.

Però ammonisce la sinistra, perché davanti «alla crisi del Berlusconismo non se la può cavare solo mettendo insieme vecchi cocci, occorre il coraggio della novità». E conclude dichiarando che «anche Berlusconi sa che è finito l’idillio con il Paese, per questo non vuole andare alle urne. Per la prima volta, ha paura. Però, uno come lui non sopporta di essere cucinato a fuoco lento».

Ora è tempo di rimboccarsi le maniche e creare un’alternativa vera: «Bisogna saper ascoltare la domanda radicale di cambiamento che viene dal Paese». E non bisogna dimenticare i troppi stereotipi culturali che permeano la nostra società. Uno particolarmente preoccupante è quello riguardante la discriminazione di genere. Secondo Vendola i maschi  «devono liberare lo spazio che hanno occupato abusivamente in tutti i campi», a partire dall’uso del lessico usato contro le donne.

Foto: via LaStampa.it; media.panorama.it; adnkronos.com

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