Veganesimo, una scelta pro-vita

Vegani, vegetaliani, vegetariani. e la terminologia non si esaurisce qui. È tanta la confusione che regna intorno a questi argomenti. Spesso le definizioni che si danno sono troppo riduttive e sbrigative, con il rischio di associare determinate scelte a gruppi marginali di fanatici. Ci si immagina gente atipica, che affianca al proprio stile di vita ideologie che risalgono dalle più disparate origini, passando per particolari filosofie orientali pseudo-religiose, o semplicemente identificando specifici parametri in particolari trend riconoscibili nell’abito, piuttosto che in altri particolari segni rivestiti da aspetti esterni, o categorie fisse. Anche se  ciò può accadere, non c’è niente di più forviante e limitativo. Chi sceglie questa strada decide piuttosto di far propri dei valori etici che potrebbero essere comuni a qualsiasi individuo, al di là d’ogni apparenza o eccentricità. È giusto sottolineare questo punto per ridare dignità ad un discorso che parte da presupposti e concetti d’alto valore.

Per una corretta informazione bisogna prima di tutto dire che il veganesimo, diverso dal vegetarianesimo, coinvolge più aspetti della vita. Per quanto fondamentale, dicendo che i vegani si limitano a non consumare carne o prodotti derivati dagli animali, come uova e latticini, semplicemente perché contrari alle sofferenze inflitte sugli animali, continueremmo a divulgare un’informazione sbagliata e alquanto parziale del fenomeno. Chi decide di abbracciare questa posizione sta compiendo una scelta etica, ecologica, sociale, salutistica ed economica. In tal caso si può parlare di una vera e propria filosofia con incidenza quotidiana sull’esistenza di un individuo e che andrà a cambiare radicalmente il modo di vivere. Le limitazioni non concernono solo l’alimentazione, ma l’atteggiamento critico e consapevole si estende intorno a tutto quel mercato che all’apice del suo vertice posiziona lo sfruttamento incondizionato per un ritorno immediato del profitto e del “benessere” a breve termine. Cosmetica, vestiario, salute  e medicina: questi sono tutti settori che rientrano in questa catena e con i quali bisogna fare i conti se non si vuole incrementare questo processo.

SCELTA ETICA - Qui si entra direttamente nel cuore del problema: gli allevamenti intensivi come fabbrica di morte. Grazie a diverse testimonianze riportare da infiltrati che per periodi più o meno lunghi si sono insinuati dentro questi stabilimenti, oggi vi è la possibilità di vedere o leggere con i propri occhi come funzionano queste fabbriche di produzione animale, parole più che adeguate se si vuole descrivere quel processo che per massimizzare i profitti (incremento della produzione), deve necessariamente cercare di giocare a ribasso sulle spese. Oltre alla scarsa qualità dei prodotti (sfera salutistica), a pagarne per primi le spese sono gli animali che vengono trattati come oggetti in serie. Costretti a vivere in spazi stipati fin dalla nascita, mutilati ed incatenati per evitare che possano auto-lesionarsi perché colpiti da stress, vengono messi meccanicamente all’ingrasso con alimenti chimici e innaturali che servono ad incrementare la crescita insieme all’azione degli ormoni. Annientati nei loro istinti riproduttivi, vengono artificialmente inseminati, come nel caso delle vacche da latte, che una volta giunte in età fertile sono costantemente ingravidate così da indurre la formazione del siero, destinato non alla nutrizione del cucciolo, ma chiaramente all’industria. Ad ogni modo il normale ciclo naturale degli animali d’allevamento è completamente stravolto. La soglia media della vita dei bovini si aggirerebbe intorno ai 20 anni, ma le esigenze di mercato riducono al minimo questi rapporti, dopo pochi anni (in genere due) l’animale è già considerato utile per il macello. Stessa cosa possiamo dire per i “polli da carne”, che con tempi record dopo soli 45 giorni dalla nascita possono già finire sulle nostre tavole. Le “galline ovaiole” verranno tenute in vita sino a quando saranno capaci di mantenere alto il livello di produzione delle uova, che generalmente non supera i due anni. Questo processo viene normalmente incrementato per mezzo dell’illuminazione artificiale 24 ore su 24, così da tenere l’animale in un continuo stato di prestazione.

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