Van Persie al Manchester United, la rabbia dei tifosi Gunners

Fuoco alla maglia dell'olandese

LONDRA – Un campione che lascia la propria squadra crea sempre malumori (per non dire casi di disperazione) tra coloro che per anni ne hanno apprezzato le movenze, i gol, le esultanze  sull’amato rettangolo verde. Alzi la mano chi, dopo tanti anni, guardando nei cassetti dove gelosamente custodisce le divise della squadra del cuore, non abbia provato un sentimento di malinconia accarezzando il nome del proprio, ex idolo. Che poi, malinconia…chiamiamola pure rabbia.

Eppure in Inghilterra non sono nuovi ad episodi del genere. Un anno fa la stessa fine toccò alle magliette di Fernando Torres bruciare per mano dei suoi ex tifosi inferociti.  Il passaggio di Robin Van Persie alla corte di Sir Alex Ferguson, per la modica cifra di 35 milioni di sterline, sicuramente non è stata ben accolta dai supporter londinesi: sui forum dei Gunners è rottura totale nei confronti dell’asse olandese, accusato di essersi comportato alla stregua di uno spietato mercenario: for the money, l’unico comandamento che conosce il 99% de i giocatori di calcio…che cosa vi aspettavate, cari Cannonieri?

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«Ma perchè proprio al maledetto United? Perchè proprio lì?» Si domandano i tifosi dell’Emirates Stadium,  quasi parafrasando il celebre film diretto Tom Hooper. Ma le questioni lasciano subito spazio ai video dei  ”patiboli dell’Inquisizione” inscenati dagli ultrà inglesi. Accendini, candele, fiamme ossidriche casalinghe: ogni rimedio è buono per cancellare una qualsiasi traccia del loro ex capitano.

Non appena il Chelsea ufficializzò l’acquisto della talentuosa punta spagnola Torres,  i ragazzi della “Kop” presero mano a bengala e fiammiferi, mentre ben peggio è andata a Carlitos Tevez, che ha subito lo stesso affronto, ma dai suoi stessi tifosi del Manchester City, alla luce delle estroverse insofferenze mostrate dal puntero argentino nei confronti del tecnico Mancini.  In Italia c’è spazio per i tifosi del Milan, in Via turati, che diedero fuoco alla maglietta di Leonardo, reo di esser diventato allenatore degli odiati cugini nerazzurri.

Luci (anzi, fiamme) ed ombre nel campionato di football americano:  altrettanto poco magnanimi furono i sostenitori dei Chicago Bears, che dopo il superbowl accusarono il quarterback Jay Cutler di aver abbandonato il campo (complice un presunto infortunio) proprio nel momento più critico. Risultato? Vittoria a Pittsbugh e maglietta al rogo.

Gesti dettati dalla delusione, dalla rabbia, oppure testimonianze di grandi “amori” infranti? Si sa, il calcio somiglia spesso e volentieri ad una storia tra fidanzati. E in quanto tale, quando un amore finisce, la possibilità che uno dei due dia in escandescenze non è da sottovalutare. Il passo dalla maglietta all’automobile, a volte, è tristemente breve.

Francesco Colombo

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