Vallanzasca, l’angelo affascinato dall’oscurità

Locandina

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Il fascino del male.   

Michele Placido ha fatto enorme tesoro del grande successo di “Romanzo Criminale”, portando sul grande schermo la storia di uno dei criminali più ricercati nella storia italiana degli anni Settanta. Ambientato in una Milano elegante, figlia del denaro e delle scalate sociali, dove il miglior denaro che si può ottenere è quello facile della droga e del gioco d’azzardo, “Vallanzasca – Gli angeli del male” è il racconto della vita di un bandito tanto attraente quanto spietato.   

Anche se la scelta da parte del regista di dedicare questo suo ultimo lavoro ad un uomo dalla moralità discutibile (seppur con numerosi punti oscuri e molte incomprensioni, come si evince dalla narrazione) possa destare numerose perplessità, il film è assolutamente gradevole e ben calibrato nei suoi punti di forza. Violenza, dialoghi, profondità, riflessione. Il punto di vista è sempre quello del bel Renato Vallanzasca, in cui Kim Rossi Stuart (alle prese con un accento milanese che non gli è andato proprio a genio) si è mosso a suo agio come sempre in un ottimo lavoro di interpretazione nel ruolo di un uomo dal “lato oscuro un po’ pronunciato”.   

La pellicola mostra cosa veramente si cela dietro la mente di un assassino e cosa concretamente motivi le sue azioni. Facendo capire come anche l’uomo più crudele possa avere i suoi codici morali e i suoi sentimenti, come l’amore e l’amicizia. E in cui l’impulsività, la maggior parte delle volte, resti un limite insuperabile e una fonte di debolezza. Vallanzasca è un uomo che sfida la legge ma detesta le prepotenze, protegge suo figlio, piange per la morte degli amici, si innamora e lotta per un idea di libertà non troppo lontana, paradossalmente, da quella che è propria del pensiero comune.   

Il problema della scelta è quindi quello tra il bene e il male, il dovere e il piacere. Dove il protagonista spesso sembra giocoforza “obbligato” ad agire in nome della seconda opzione restandone tuttavia sedotto. E’ presentato come un individuo che non vuole essere considerato un malfattore, ma il fatto che invece lo sia gli piace e, sotto un certo punto di vista, gli dà piacere.  

La banda (cinematografica) di Vallanzasca al completo

La banda (cinematografica) di Vallanzasca al completo

Qui si colloca l’incongruenza più grande di tutto il lavoro di Placido: la trasformazione di un assassino condannato a quattro ergastoli in un affascinante e simpatico nemico pubblico. Spavaldo, bello e irresistibile, Kim Rossi Stuart è comunque riuscito con estrema bravura a dipingerne le caratteristiche più emotivamente salienti.   

La trama è comunque avvincente e rari sono i momenti di calma dove non accadono eventi particolari. Ottimo il lavoro del cast degli attori (tra i nomi Filippo Timi, Francesco Scianna, Paz Vega, Moritz Bleibtreu), soprattutto nelle situazioni corali (come ad esempio la terribile sparatoria in Via Vetra) dove il tempismo e la velocità della sceneggiatura richiedeva assoluta credibilità e rapidità di cambiamento emozionale. Tanti anche i momenti di estrema brutalità e di confuso dinamismo.   

Vallanzasca – Gli angeli del male” risulta così essere un ottimo prodotto del cinema italiano: brillante e ben studiato, il film di Placido è sicuramente una delle scelte più interessanti e valide da fare davanti al botteghino. L’importante è non far diventare il “Boss della Comasina” un eroe di altri tempi.  

Adriano Ferrarato

 

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