Vacanze Fini. Galeotta fu la scorta e chi la decise

Fini in vacanza con Elisabetta Tulliani

Fini in vacanza con Elisabetta Tulliani

Roma – Con il Parlamento chiuso ed i mercati in una fase di inspiegabile calma (almeno apparente), ad infiammare il panorama politico-economico ci ha pensato Libero con un tentativo di giornalismo d’inchiesta alquanto discutibile. Ancora una volta il quotidiano di Belpietro ha attaccato il “gran traditore”, ovvero Gianfranco Fini, anche se in questa occasione più che di macchina del fango sarebbe meglio parlare di un semplice gavettone in pieno stile ferragostano o poco più.

La giornalista Barbara Romano ha denunciato la presenza di nove bodyguard presso un lussuoso hotel di Orbetello, addetti alla scorta del presidente della Camera. Degno di nota è il fatto che, a detta dell’editorialista di Libero, gli uomini soggiornerebbero nell’hotel per l’intera estate mentre Fini avrebbe trascorso fino ad oggi solo quattro o cinque giorni nella sua villa di Ansedonia, vicina a tale hotel. Dunque, uno spreco di soldi dei contribuenti.

Dopo aver meticolosamente descritto gli occhiali e la pettinatura dei bodyguard ed essersi espressa positivamente circa la cortesia del personale dell’hotel, la Romano ha calcolato una spesa per la scorta che sarebbe tra i 75.600 euro e gli 88.200 euro. La notizia è rimbalzata nelle edicole e sui social network ed il gavettone è portato a termine.

Tralasciando lo stampo “semi-gossiparo” del pezzo ed accantonando la dichiarata guerra tra Libero ed il Fini,  l’articolo è sfociato in una rilevante discussione che ha coinvolto, tra gli altri, il ministro Cancellieri e lo stesso presidente della Camera, chiamato a controbattere alle accuse. Difficile è comprendere dove finisca un ignobile attacco sul piano personale e dove inizi una sensata denuncia di uno dei tanti privilegi della casta. Affrontando seriamente la questione ci si troverebbe a dover delimitare il confine tra il diritto alla protezione personale e l’abuso di tale privilegio a carico dei contribuenti.

Il Ministro Cancellieri

Proprio la volontà di ridefinire compiutamente tale rapporto è stata ribadita dal ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, in un colloquio con il giornalista di Repubblica, Francesco Merlo. La Cancellieri avrebbe testualmente affermato: «Dobbiamo cambiare tutte le regole, rivedere i criteri di attribuzione, riflettere sul numero degli uomini assegnati e sui luoghi dove devono agire» . Nell’editoriale in questione, basato sul controverso concetto di «estetica della scorta», Merlo ha, inoltre, invitato Fini a dare il suo contributo per diminuire lo spreco di denaro pubblico.

La replica del leader di Fli non si è fatta attendere troppo. Il giorno dopo, infatti, su Repubblica è apparsa una lettera che proprio Gianfranco Fini ha indirizzato al direttore del noto quotidiano. Interessante la parte conclusiva dell’intervento: «Chiedo pubblicamente al Ministro Cancellieri di intervenire subito, nelle modalità che riterrà più opportune, per consentirmi di non godere più di tale privilegio legale».

Dunque tutti sono consci che le scorte ai politici talvolta celino degli sperperi di denaro dei contribuenti, perché attuate in maniera imperfetta, ma fino ad ora nessuno si era impegnato per regolamentarle in maniera più efficiente. Può davvero essere un articolo colmo di imparzialità e con risvolti da gossip a suggerire come gestire al meglio i soldi pubblici? Siamo davvero messi così male? Oppure la questione è stata ingiustamente ingigantita tanto da divenire un caso politico?

Foto | lastampa.it; sole24ore.com

Matteo Scarano

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Una risposta a Vacanze Fini. Galeotta fu la scorta e chi la decise

  1. avatar
    thor 19/08/2012 a 14:09

    ah ah ah quel fenomeno di belpietro parla di scorte. ma sparisci va….

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