USA: Rinvenute tracce di DNA umano negli hot dog vegetali

Gli hot dog vegetali conterrebbero tracce di carne animale lavorata e DNA umano. La scoperta che potrebbe far tremare anche i vegetariani

hot dog

Tracce di dna umano e animale negli hot dog vegetali. È tutto normale? (foto: meteoweb.eu)

La carne rossa o lavorata sembra essere, in questi giorni, il principale imputato. Questo è quanto emerge in seguito alle nuove dichiarazioni dell’Oms (Organizzazione Mondoale della Sanità) sulle carni lavorate che, secondo una ricerca dell’IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) potrebbe essere una delle cause principali del cancro.

I RISULTATI DELLO STUDIO – Secondo uno studio effettuato su 800 campioni, il consumo di carne lavorata è correlato al tumore colorettale. Inoltre, è stata trovata un’associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa. Gli esperti hanno concluso che, per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno, il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata.

GLI USA METTONO SOTTO ACCUSA GLI HOT DOG VEGETALI- Dopo queste notizie, poco o per niente rassicuranti sul consumo di carne rossa e insaccati, a far temere il peggio, anche per i vegetariani, è la dichiarazione di Clear Food Labs (start up  americana che analizza la qualità molecolare del cibo), rilasciata al Telegraph, secondo cui sarebbe stata rilevata la presenza di carne lavorata (pollo, agnello, suino) e  tracce di Dna umano in alcuni hot dog vegetali, probabilmente a causa, più che alla presenza di carne umana, di un problema igienico. La ricerca è stata effettuata  su 345 hot dog e salsicce provenienti da settantacinque grandi marche statunitensi.

LO SCETTICISMO DELLA SCIENZA- La comunità scientifica mantiene, comunque, delle riserve sui risultati di questo studio della Clear Food Labs, sostenendo che il sequenziamento genico eseguito sugli alimenti dà risultati eclatanti, ma non per forza connessi ad un rischio alto per la salute. Dichiara Melinda Wilkins, docente della Michigan State University, che in base alla tecnica analitica adoperata durante la lavorazione di materiale genetico è possibile rinvenire anche piccolissime quantità di DNA e, pertanto, la scoperta di tali tracce nei prodotti alimentari potrebbe essere «non rilevante», perché potrebbe trattarsi di poche cellule. La scienza, pertanto, si dichiara scettica.

 Mariateresa Scionti

@marysha87

 

 

 

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