Usa e armi: io sparo che me la cavo

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Come accade sempre quando dagli Usa giunge la notizia di una strage di innocenti ad opera del folle di turno, ecco che anche dopo il recente episodio di Denver è tornato a scatenarsi l’annoso dibattito sul tema del libero porto di armi.

È in simili casi infatti che le pressioni per una rivisitazione in senso restrittivo della normativa in materia raggiungono, tipicamente, il proprio apice, e stavolta anche il presidente Obama sembra intenzionato ad affrontare di petto la spinosa questione. Negli Usa tuttavia, a differenza di quel che accade in Italia ed un po’ in tutto il vecchio continente, il libero possesso delle armi è considerato diritto fondamentale ed inalienabile dell’individuo, sancito dal famoso secondo emendamento della Costituzione e da sempre difeso strenuamente da privati cittadini e agguerrite associazioni (prima fra tutte la National Rifle Association): una battaglia sul tema potrebbe rivelarsi per il presidente addirittura più ostica di quella condotta in materia di riforma del sistema sanitario.

Le argomentazioni contro il libero possesso di armi si sprecano, ma ad una attenta analisi sembrano in realtà non avere poi tutta questa consistenza e coerenza. Gli “anti-gun” sostengono ad esempio che laddove le armi sono più diffuse vi sia più violenza, snocciolando una serie di statistiche impressionanti al riguardo. Come spesso accade però quando c’è di mezzo la statistica, non è poi così complicato rintracciare studi ed esempi che sostengano l’esatto contrario: se analizziamo i dati degli Usa stato per stato, ed estendiamo l’analisi anche ad altri Paesi con legislazioni similari come il Canada o la Svizzera, ecco che il quadro appare già a tinte meno fosche, ed una simile correlazione è tutt’altro che certa ed evidente.

Dietro a certe istanze proibizioniste risiede la convinzione che le armi siano solo e soltanto strumento di offesa, ma un’arma è anzitutto uno strumento di difesa dalle aggressioni altrui: come potremmo senza armi tutelare i nostri diritti alla vita, alla libertà e alla proprietà? Le armi, come qualsiasi altro oggetto, non sono buone o cattive in sé: pur essendo innegabile la loro natura potenzialmente pericolosa, tutto dipende insomma dalla mano di chi le utilizza, e affidarne il monopolio allo Stato non sembra poterci mettere al riparo dal pericolo, se è vero come è vero che il secolo dei grandi Stati nazionali – il XX° – ha partorito una vera e propria catena di montaggio dello sterminio dinanzi alla quale qualsiasi altro evento impallidisce.

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Proibire o limitare fortemente il libero porto delle armi non servirebbe peraltro a fermare la mano dei criminali e dei folli. Sul punto ci vengono in soccorso le parole di Cesare Beccaria: «Falsa idea di utilità è quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di poca conseguenza, che toglierebbe agli uomini il fuoco perché incendia e l’acqua perché annega, che non ripara ai mali che col distruggere. Le leggi che proibiscono di portare armi sono leggi di tal natura; esse non disarmano che i non inclinati né determinati ai delitti, mentre coloro che hanno il coraggio di poter violare le leggi più sacre dell’umanità e le più importanti del codice, come rispetteranno le minori e le puramente arbitrarie, e delle quali tanto facili ed impuni debbon essere le contravvenzioni, e l’esecuzione esatta delle quali toglie la libertà personale, carissima all’uomo, carissima all’illuminato legislatore, e sottopone gl’innocenti a tutte le vessazioni dovute ai rei? ».

Una legislazione restrittiva in materia di armi si risolverebbe insomma nell’ennesima, gratuita limitazione di libertà ai danni del cittadino. Un popolo armato è il peggiore incubo per governanti, dittatori (che infatti gli Usa mai han conosciuto) e criminali: non lasciamo il nostro mondo nelle loro mani, senza prima aver venduto cara la pelle.

Leonardo Butini

foto: firearmstalk.com, wall321.com, erepublik.com

 

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3 Risponde a Usa e armi: io sparo che me la cavo

  1. Pingback: Avete sentito della strage nel cinema a Denver? - Pagina 45

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    passante 19/10/2012 a 15:58

    Eh già, guai limitare l’accesso alle armi, questa fondamentale libertà e ovviamente per giustificare il proprio essere amici della pallottola bisogna dire che le statistiche sono fatte per mentire (frase che si tira in ballo ogni qual volta una sintesi dei fatti dà torto alle proprie tesi).
    La domanda però a cui si dovrebbe rispondere seriamente è: con 90 armi da fuoco ogni 100 abitanti è più facile salvarsi la vita uccidendo un potenziale aggressore o morire per futili motivi o, semplicemente, perché l’aggressore è stato più lesto? Trascuriamo poi gli errori di lettura delle situazioni in cui si accoppa qualcuno per eccesso di legittima difesa (casi nei quali avere un’arma da fuoco fa la differenza).
    La risposta mi sembra fin troppo ovvia e negarla è disonestà intellettuale.

    Rispondi
  3. avatar
    Silvano 29/12/2012 a 08:40

    Giusto meglio essere inermi e indifesi !

    Rispondi

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