Usa 2016. Tutte le celebrities del presidente mancato

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Lady Gaga davanti alla Trump Tower (foto Instagram da Adnkronos)

‹‹Ci ha diviso›› da chi, cara signorina Germanotta in arte Lady Gaga? Donald Trump, 45esimo presidente degli Stati Uniti, chi avrebbe diviso laddove è stato il furore di popolo contro ogni pronostico a votarlo?

Andrebbe chiesto alla cantante americana che alla vittoria di The Donald si è prostrata scorata davanti alla Trump Tower di New York con cartellino di protesta abbinato: ‘Love Trumps Hate’. Andrebbe chiesto a tutte le celebrities che in queste ore si contorcono ammutolite dopo essersi sperticate in settimane di campagna pro Hillary Clinton e che ora realizzano che non basta uno spettacolino gratuito condito di balletto sculettante per condizionare una turnata elettorale. Tanto più se la turnata è velenosa, incattivita, spietata come dovrebbe esserlo ogni giro d’elezione e i Vip in fila pronti allo spot non sono l’ago della bilancia, al massimo ne fanno la caricatura.

USA 2016, ELEZIONI VIP – Ma rimane affascinate questa kermesse di attori, cantanti, volti noti assoldati dai Clinton per dire agli americani che Hillary era il loro presidente in quanto donna e democratica e ‘parte migliore del paese’ come si usa dire dalla sinistra dalle nostre parti, raccogliendo con tanta spocchia pari destini di sconfitta.

Inizia il tour Robert De Niro lanciatissimo in un video anti Trump per la campagna clintoniana #VoteYourFuture così volgare da essere stato censurato, pardon, escluso come direbbe la Cnn con garbo la quale ne ha dato notizia spiegando che lo spot – forse – era troppo di parte. Si continua con Katy Perry, Bon Jovi, Bruce Springsteen, Madonna, Beyoncé, il marito Jay-Z, Jennifer Lopez e via compagnia cantante impegnatissimi a strillare #ForHillary. E poi ancora Gina Rodriguez, Amy Poehler, Uzo Aduba, Lena Dunham e Shonda Rhimes. Salma Hayek, Leonardo Di Caprio, Demi Lovato, Kim Kardashian, l’immancabile e sempre candidabile futuro presidente dem George Clooney e via così. Tutti in posa sorridenti e sicuri: i fan faranno il resto. Dopotutto nel 2008 gli ammiratori non hanno dato motivi di preoccupazione: Obama doveva essere e Obama fu.

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Madonna durante un concerto a sostegno della candidata Hillary Clinton al Washington Square Park di New York (da Twitter)

Però Hillary non è Obama, il 2016 non è il 2008 e le Ceb sono rimaste incredule. Si legga Lady Gaga, disperata, dal suo profilo Instagram: ‹‹Io voglio vivere in un paese di gentilezza. Lui ci ha diviso con noncuranza››. Si torna al punto: diviso da chi giacché Trump ha guadagnato 290 electors in tutti gli Stati Uniti, ben oltre quei 270 necessari per approdare nello studio ovale? Ben lontano dai 365 di Barack in quell’irripetibile 2008, ma certo non quisquilie. Dunque, diviso da chi?

Ed è tutto qui il successo di The Donald; tutto nella risposta che il salotto buono americano non sa o non vuole darsi, ma dovrà farlo prima o poi. Il salotto non è l’America. Il New York Times, il Washington Post, gli intellettuali, le Ceb, i grandi e meno grandi finanziatori; in una parola, l’establishment non sono l’America o non lo sono tutta.

USA 2016, LA VITTORIA DELL’AMERICA SCONFITTA – C’è una parte che dei concerti se ne frega, i film magari non li guarda, il profilo Instagram di Lady Gaga non lo segue. In compenso appartiene alla working class bianca, nera, ispanica, ha perso il lavoro, vive di sussidio ed è costretta a vivere a contatto con la criminalità di ogni tipo. A questa America non ci si può presentare con argomentazioni di genere effimere quanto inconsistenti: Hillary è donna e dem; Donald è sporcaccione e repubblicano. #VoteHer. Queste sono amenità la cui responsabilità è solo della candidata democratica la quale non ha avuto il coraggio di fare ciò che da lei ci si aspettava: ammettere gli errori dell’amministrazione Obama; ammettere che al di là dei dati sulla ripresa economica nazionale c’era un’America dimenticata e sofferente e ammettere, così facendo, anche i propri sbagli da ex segretario di Stato. Ripartire da qui e andare.

Al contrario ci si è fermati alla dicotomia facile facile Io chic, Tu buzzurro e via di Vip con la pancia piena a testimoniarlo. Le due Americhe inconciliabili sono apparse in tutta la loro presenza: sgargiante e tracotante l’una, elettorale l’altra. Ha vinto la seconda.

Chantal Cresta

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