Urban knitting: quando le strade si rivestono di lana

 urban knitting

Panchina rivestita di lana

 Se ami lavorare a maglia e provi fastidio per il grigiore e il cemento asfissiante delle città, se hai entusiasmo e anche un briciolo di ironia, allora vedrai che non ti mancheranno chance per entrare nelle fila dei “guerriglieri” dell’urban knitting. Si chiama così la forma di arte di strada che da qualche anno sta impazzando un po’ ovunque nel mondo e ha attecchito bene anche in Italia. Un’arte che ha come intento quello di ricoprire gli arredi urbani con i colori dei filati in maglia. Un modo per dare calore e vivacità a quegli spazi urbani un po’ negletti, dove panchine, ringhiere, staccionate, lampioni sono spesso malandati e un po’ usurati dal tempo ma che riacquistano vita con variopinti rivestimenti in lana.

FANTASIA E SOSTENIBILITA’: ELEMENTI CARDINE DELL’URBAN KNITTING L’urban knitting richiama per certi aspetti l’arte dei graffiti che ben conoscono i muri e gli arredi di tante città. Ma qui non si utilizzano vernici e bombolette spray capaci di imbrattare, a volte irrimediabilmente, le strade: il knitting riesce a dare un volto nuovo ai luoghi con un tocco sostenibile. Le installazioni in lana, infatti, hanno per lo più carattere temporaneo, sono completamente removibili e non costituiscono intralcio alla viabilità. Spesso, poi, le knitters utilizzano lana riciclata o avanzi di lavori precedenti, con risultati talvolta sorprendenti. La fantasia sembra non aver limite, armate di ferri e uncinetti, le militanti del movimento – che sono per lo più donne, anche se cominciano a fare la loro comparsa anche alcuni uomini – ricoprono di lana biciclette, alberi spogli, lampioni fino a osare interventi un po’ sfacciati, come quando l’artista polacca Agata Olek ha ricoperto con un “vestito” di lana il celebre toro bronzeo di Wall Street.

L’EFFETTO “SORPRESA” DELLE KNITTERS INGLESI – L’urban knitting è conosciuto con molteplici nomi, come yarn bombing (bombardamento di filati), yarnstorming, col richiamo alla “tempesta” di filati o anche guerriglla knitting (attacco, guerrilla maglia). Nasce nel 2005 in America per mano di Magda Sayeg, 37 anni, che ebbe l’iniziativa di ricoprire la vetrina della sua boutique con lavori in maglia. L’idea ha contaminato tanti altri gruppi knitta nel mondo, che con la loro creatività hanno lasciato traccia in Olanda, Germania, Messico, Londra, Sidney. In Cornovaglia le “guerrigliere” sono signore di età compresa tra i 49 e 97 anni, che trascorrono i pomeriggi insieme a sferruzzare e amano l’effetto sorpresa: è dopo il tramonto, infatti, che entrano in azione, posizionando i lavori di lana nei vari angoli della città, e sorprendendo i concittadini che al risveglio trovano strade e piazze bizzarramente colorate.
In Italia hanno ceduto a questa moda diverse città, come Monza, Milano, Roma, Como, e anche Bari, dove la street art è stata “rivendicata” da un’associazione locale, Effetto Terra.

Ritrovarsi in gruppo per condividere la passione della maglia permette di creare legami nuovi tra le persone, dà un sapore particolare allo “stare insieme”, suscita una buona dose di buonumore e allegria. Non stupisce, allora, che in alcuni paesi, come in Gran Bretagna, l’urban kitting venga visto come un efficace mezzo di coesione sociale, in grado persino di stemperare il timore della criminalità: prendere parte alle azioni del movimento genera solidarietà, aiuta a costruire quartieri più coesi e solidi, in cui le persone si sentono più sicure e diluiscono nel conforto ricevuto dalla comunità la percezione della paura.

urban knitting

Il toro bronzeo di Wall Street nella versione urban knitting

Del resto anche la città dell’Aquila, un paio di anni fa, con l’iniziativa “Mettiamoci una pezza” ha ricorso proprio a questa forma d’arte per riportare un po’ di calore e seminare ottimismo tra i cittadini, colpiti dal terremoto del 2009.

WORLD WIDE KNIT IN PUBLIC DAY: L’APPUNTAMENTO DI GIUGNO – L’aspetto forte e sorprendente delle azioni di urban knitting è che sanno rivendicare in modo leggero e anche ironico quei bisogni che i cittadini sentono pulsare forte nelle vene: l’esigenza di restituire al paesaggio urbano bellezza e decoro, rimuovendo tutto quanto lo deturpa e lo intristisce e che offusca il senso di appartenenza alla propria città.

Insomma la guerra è dichiarata, e chissà cosa ci riserveranno i gruppi knitta che stanno già “scaldando” i ferri in vista del World Wide Knit in Public Day, la giornata a loro dedicata e organizzata su scala mondiale nella prima settimana di giugno.

Valeria Nervegna

foto:  jfinteriorismo.com – jfinteriorismo.com – ilsussidiario.net – picstopin.com - mynamesmichelle.wordpress.com

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