Uno tsunami nel Mediterraneo? No, non si tratta di Gheddafi

MEDITERRANEO – I timori degli Italiani in questi giorni non riguardano soltanto la follia travolgente del colonnello Gheddafi. Le notizie provenienti dall’altra parte del globo ci riportano infatti alla memoria le ipotesi preoccupanti di chi sostiene un potenziale rischio di onda anomala anche per il nostro Paese, dovuto alla presenza e alla possibile eruzione del vulcano Marsili. Scoperto agli inizi del XX secolo, è situato in prossimità delle coste di Sicilia, Campania e Calabria e considerato il più grande d’Europa.

Già Enzo Boschi, uno dei più grandi esperti del nostro paese, aveva paventato un anno fa un rischio altissimo di eruzione, con conseguenti effetti climatici disastrosi che interesserebbero tutto il Mediterraneo.

L’Italia, assieme alla Grecia e alla Turchia, è uno dei paesi più colpiti dai maremoti e, in base ai dati storici e a quelli geologici e geofisici, le coste che possono essere più interessate sono appunto quelle della Sicilia orientale e della Calabria meridionale. Il maremoto più recente si è verificato il 30 dicembre 2002 (si trattava in realtà di un doppio maremoto) a Stromboli, ed è strato provocato da una frana, associata ad attività vulcanica e avvenuta in due tempi successivi nella zona detta Sciara del Fuoco.

Secondo Stefano Tinti, che all’Istituto di Geofisica e Vulcanologia dell’Università di Bologna sta lavorando a una mappa del rischio tsunami nel nostro Paese, il catalogo dei maremoti italiani conta 72 eventi, quasi tutti concentrati negli ultimi 400 anni, e «I maremoti più grandi che hanno colpito le coste italiane in termini di intensità misurata secondo la scala Ambraseys-Sieberg sono il maremoto del 30 luglio 1627 in Gargano, dell’11 gennaio del 1693 da Siracusa a Catania, del 6 febbraio del 1783 dovuto al franamento in mare di una costa scoscesa (a seguito di una crisi sismica) a sud di Scilla, Calabria tirrenica, e del 28 dicembre del 1908 nello stretto di Messina».

Pur scongiurando un pericolo così efferato, sta di fatto che l’Italia si rivelerebbe completamente impreparata. Esiste un sistema d’allarme locale solo per Stromboli, tutte le altre coste ne sono sprovviste. E non solo non ci sono strutture e infrastrutture che possano reggere l’impatto di un maremoto nelle zone esposte, ma nemmeno piani di evacuazione per tutti i comuni e le grandi città a rischio. Bisognerebbe dunque mantenere questa esperienza tragica del Giappone non solo nei nostri cuori, ma anche e soprattutto nell’attenzione delle protezioni civili locali e nazionali!

Natalia Radicchio


Foto| via http://notizie.virgilio.it/tecnologia/

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Una risposta a Uno tsunami nel Mediterraneo? No, non si tratta di Gheddafi

  1. avatar
    MASSIMO 28/03/2011 a 06:05

    Non sono stati in grado di fare un piano di evacuazione per il Vesuvio e i Campi Flegrei, figuriamoci per il Marsili.
    L’Italia è il paese dei dopo disastri e non sulla prevenzione.

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