Università: l’Udu e la demagogia sul numero chiuso

numero chiuso

Ieri Gianluca Scuccimarra, Coordinatore dell’Unione degli Universitari (cioè la sinistra universitaria) ha commentato così la decisione del Tar del Lazio di ammettere oltre duemila studenti che erano stati bocciati al test d’ingresso per la facoltà di Medicina: «Serve altro per dimostrare l’inefficacia di questo metodo di selezione degli studenti?». Ovviamente gli uduini di tutta Italia si sono affrettati a condividere tale perla contro il numero chiuso. È davvero sorprendente come delle persone che in teoria dovrebbero avere a cuore il futuro degli studenti e il funzionamento dell’istruzione, facciano di tutto per sfasciare anche quei pochi aspetti positivi rimasti nel sistema scolastico ed universitario italiano.

MERITO QUESTO SCONOSCIUTO - Per affrontare seriamente il problema, non bisogna soffermarsi solo sull’Università, ma su quello che c’è prima. Le scuole superiori italiane nella stragrande maggioranza dei casi non sono minimamente selettive, vengono promossi tutti e il diploma viene dato a chiunque. Pensi che Friedrich Nietzsche sia il nuovo centrocampista del Borussia Dortmund? Pazienza, eccoti il diploma. Fra il primo e il quarto anno vengono bocciati dodici studenti su cento. Addirittura in certi casi si dice chiaramente che i primi due anni si mandano avanti tutti per dare un’altra possibilità. Gli studenti ammessi alla maturità sono il 95,5%. I bocciati alla maturità nel 2012 sono stati appena l’ 1,3% mentre nel 2013 si è scesi allo 0,9%. Dove sarebbe la selezione dei migliori? Sono tutti così bravi gli studenti italiani? Oppure, a causa di scelte scellerate che nulla hanno a che fare con il merito, il livello si è appiattito così tanto che si è costretti a promuovere tutti altrimenti si dovrebbero bocciare classi intere?

FABBRICA DI DISOCCUPATI - Qualcuno potrebbe pensare che bocciare sia una scelta sbagliata che va contro gli studenti. Ma se si tiene al loro futuro da studenti e, soprattutto, da lavoratori, tale ragionamento non regge. Se un ragazzo non raggiunge determinati livelli minimi, è giusto che venga fermato. Innanzitutto per rispetto degli altri studenti che quei livelli li hanno raggiunti, e poi perché far andare tutti avanti e garantire titoli di studio anche a chi non se li merita, vuol dire creare una massa enorme di disoccupati. Quale imprenditore assumerebbe mai qualcuno che non ha le conoscenze e le capacità che il suo titolo di studio dovrebbe garantire? Se il tasso di disoccupazione – giovanile e non – in Italia è così alto, qualche responsabilità ce l’ha anche un sistema allergico alla parola “merito”.

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NUMERO CHIUSO NECESSARIO - E qui si torna al problema del numero chiuso. Vi immaginate cosa succederebbe se tutti i diplomati che desiderano fare medicina, compresi quelli che si sono diplomati senza studiare seriamente neanche un giorno nella loro vita (e in tutta onestà si può dire che in Italia sono tantissimi), lo potessero effettivamente fare? Prima di tutto sarebbe impossibile fare didattica. E poi c’è il piccolo particolare che le corsie degli ospedali, dove gli studenti di medicina passano molto tempo per imparare direttamente sul campo il loro futuro mestiere, non sono curve da stadio dove possono entrare centinaia e centinaia, se non migliaia, di persone. A qual punto non imparerebbero più nulla. La qualità lascerebbe il posto alla quantità. Senza dimenticare i pazienti del futuro che verrebbero messi nelle mani di completi incapaci.

MIGLIORARE VERAMENTE - Considerando che le scuole superiori non selezionano i migliori, il numero chiuso anziché essere abolito, come sperano gli uduini, dovrebbe essere esteso a tutti i corsi di studio. Solo così quella mentalità secondo cui l’Università fa parte della scuola dell’obbligo verrebbe finalmente abbattuta e, magari, si comincerebbe a capire che l’Università non la devono fare tutti, ma solo i migliori, i più bravi. Si potrebbe invece ragionare su come migliorare il sistema del numero chiuso. Per esempio, non si capisce per quale ragione il test deve essere a pagamento, così come i corsi di preparazione.

NON TOCCATE QUELLA RIFORMA - Pensare che il sistema universitario italiano non funzioni a causa del numero chiuso equivale a far finta di non vedere la realtà. Perché l’Udu non dice una parola contro la vergognosa riforma del 3+2? La qualità dell’offerta formativa è tutt’altro che migliorata, si è assistito a un’inutile frammentazione dei corsi, il numero degli abbandoni non è cambiato in modo sostanziale così come quello dei fuoricorso. Sarà mica che l’Udu non dice niente a questo proposito perché tale riforma fu voluta da Luigi Berlinguer, ministro della Pubblica Istruzione di ben tre governi di centrosinistra (Prodi I, D’Alema I e II)?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: romacapitalenews.com; uninews24.it

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2 Risponde a Università: l’Udu e la demagogia sul numero chiuso

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    Anonimo 21/07/2014 a 15:52

    Tu sei un cane che abbaia cose a caso senza sapere nulla su ciò che stai dicendo

    Rispondi
  2. avatar
    Giacomo Cangi 21/07/2014 a 19:10

    Se veramente dico cose a caso allora mi smentisca nel merito e argomenti le sue idee. Non dico nulla sul fatto che lei non ha neanche il coraggio di scrivere il suo nome perché mi sembra di sparare sulla croce rossa.

    Rispondi

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