Unione Europea vergognosa: ‘Immigrati, problema dell’Italia’. E allora respingiamoli

BRUXELLES – L’Unione Europea replica alle accuse del ministro degli Esteri Franco Frattini, che aveva accusato Bruxelles di essere rimasta ”inerte” sulla questione immigrazione. La responsabilità di gestire l’emergenza, secondo il portavoce competente della commissione europea Matthiew Newman, è esclusivamente dell’Italia: «Quanto abbiamo visto finora è che le persone arrivate in Italia dalla Tunisia sono per lo più migranti per motivi economici – ha riferito Newman – quindi se ne stanno occupando le autorità italiane e ne sono loro i responsabili».

L’UE abbandona l’Italia sulla questione degli immigrati clandestini (liguriatg24.it)

Un vergognoso voltafaccia dell’Unione Europea, che decide di lavarsi le mani sul colossale esodo di immigrati (è bene ricordarlo, pur sempre clandestini) che l’Italia sta subendo a Lampedusa, e che sta costringendo le autorità a sparpagliare sull’intero suolo italiano migliaia di profughi, senza la possibilità concreta di controllarli o identificarli. I pochi spicci sganciati dal portafogli di Bruxelles per pulirsi la coscienza bastano a malapena a coprire le spese per il cibo e le sistemazioni d’emergenza dei clandestini. Cosa fare allora? Facile: l’Italia deve chiudere le basi Nato attualmente concesse alla coalizione per l’operazione in Libia e ricominciare a respingere in mare i barconi dei migranti.

CHIUDERE LE BASI E RESPINGERE IN MARE  - Un atteggiamento inconcepibile quello dell’Unione Europea, che il nostro governo, per una volta, ha il diritto di contestare a pieni polmoni. A Lampedusa non ci sono solo tunisini immigrati per motivi economici, ma anche libici, afghani, nordafricani in fuga dai conflitti civili dei propri stati e – impossibile negarlo – potenziali criminali senza uno straccio di documento valido ad una seppur sommaria identificazione. Ci si chiede con quali dati e con quale autorità l’Unione Europea si permetta di dire che gli immigrati giunti dalle coste dell’Africa sono venuti tutti per motivi economici. La percentuale di coloro che chiedono asilo politico è assolutamente irrisoria, la maggioranza dei clandestini finisce semplicemente nei centri di accoglienza per qualche mese, per poi evadere e finire senza controllo sul territorio italiano, senza la prospettiva di poter trovare un lavoro regolare e con la delinquenza come unico sbocco pressoché obbligato. Il governo deve impuntare i piedi e minacciare la chiusura delle proprie basi Nato come fulcro di partenza delle operazioni militari in Libia. Oppure intercettare in mare i barconi dei clandestini e obbligarli a ritornare al punto di partenza, o impedire loro l’approdo nei porti italiani.

Una provocazione? Sicuro. Una forzatura? Indubbiamente. Ma l’Italia non può ridursi a zimbello dell’Europa, usata a proprio piacimento per le necessità dell’Unione e dimenticata di fronte ad una crisi dal respiro continentale e non certo nazionale, come oltraggiosamente affermato da Newman. Qualche anno fa l’opinione pubblica tacque e l’Unione Europea fece finta di non vedere e non sapere, quando fu il governo Zapatero a mettere l’esercito a controllo della frontiera marina e a sparare a vista sui clandestini, che cercavano di approdare in Spagna a ridosso dello stretto di Gibilterra. Cosa farebbe ora l’Unione Europea se i raid aerei contro la Libia dovessero partire dalle basi della Francia, o se i clandestini dovessero iniziare ad approdare di nuovo sulle coste della Spagna? Per l’Italia è forse giunta finalmente l’ora di svegliarsi, anche a suon di provocazioni.

Francesco Guarino

Foto homepage: blog.panorama.it

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