Unione Eurasiatica il ritorno dell’Urss nel XXI secolo

Mosca – Russia, Kazakhstan e Bielorussia. Tre Paesi uniti da una storia comune, l’Unione Sovietica, che sembra voler rinascere con un nome e una base differenti, ma con scopi sostanzialmente simili e per questo preoccupanti per gli equilibri nazionali e, soprattutto, internazionali.

Le nazioni in questione condividono dei presidenti eletti con maggioranze schiaccianti, che variano dal 60 percento dell’ultima tornata elettorale russa, passando per il 79,65 percento dei consensi del bielorusso Lukashenko e raggiungono un incredibile 95 percento nel caso del presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbaev, rieletto appena due anni fa; ebbene i tre uomini, sul calare del 2011, hanno firmato un accordo per la nascita dell’Unione Eurasiatica.

Questo nuovo soggetto di diritto internazionale, un’organizzazione che di fatto si ispira – anche nelle dichiarazioni ufficiali – alla vicina Unione Europea, è nato come unione doganale, ma ben presto evolverà in una fusione totale dei mercati, fino a giungere a un’unione politica che ben si confà al revanscismo sovietico.

Lo sviluppo dell’Uea, infatti, non è limitato ai soli Paesi già citati, avendovi già aderito un quarto stato, il Kyrgyzstan, ed essendo le “candidature” formalmente aperte a tutti i membri del blocco post-sovietico, compresa l’Ucraina, che rappresenta il trait d’union tra l’Europa e l’Eurasia.

Il Paese di Yulia Timoshenko, sotto i riflettori fino a pochi giorni fa grazie agli Europei di calcio, si è dimostrato negli ultimi tempi un vero e proprio campo di battaglia tra europei e russi, con i primi schierati a favore dell’ex premier in carcere per una condanna politica contestata da tutte le organizzazioni internazionali e i secondi desiderosi di strappare il feudo ucraino agli interessi della European Neighbourhood Policy, che gestisce i rapporti tra Ue e i Paesi limitrofi, nel continente eurasiatico e nell’Africa mediterranea.

Il progetto di unione eurasiatica è stato accolto da Bruxelles senza reazioni particolari, stante la neutralità iniziale del progetto, ma non mancheranno occasioni di discussione e le critiche non tarderanno ad arrivare, in particolare dagli Stati Uniti d’America, che giocano le loro carte militari sull’avvio definitivo dello scudo antimissile, da installarsi nelle basi militari di Polonia e Romania, stati che confinano proprio con l’Ucraina.

Tra mercato comune euro-asiatico, così come auspicato dallo stesso Vladimir Putin a inizio giugno, e tatticismi istituzionali, si rischia di distogliere l’attenzione da strategie militari transnazionali che potrebbero riportare il mondo intero indietro di cinquant’anni, quando la crisi dei missili di Cuba pareva anticipare l’inizio della Terza guerra mondiale.

Stefano Maria Meconi

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