‘In un’espressione di niente’: l’esordio letterario di Stefano Gallone

copertina libro galloneRabbia. Disillusione. Insoddisfazione. Sensazione di essere sempre fuori luogo. Sono solo alcuni dei tratti che caratterizzano i personaggi dipinti da Stefano Gallone nella sua prima raccolta di racconti, intitolata In un’espressione di niente. Nato ad Avellino nel 1984, giornalista musicale e cinematografico e collaboratore per diverse testate, sia online che cartacee, Stefano Gallone non è uno scrittore alle prime armi. Anzi, a dire il vero, è proprio l’opposto. Sa come si scrive, sa come si fa a comunicare, a suscitare immagini dalle tinte forti, e a incanalare il lettore nelle direzioni da lui prescelte. Dopo una raccolta di poesia (Epitaffio, Il Filo, 2008) e un saggio critico (Post Noir – Tra stile e necessità, Galassia Arte, 2012), Gallone esordisce nella narrativa con i racconti contenuti nella raccolta In un’espressione di niente: cinque storie brevi ma graffianti e dirette, sotto certi aspetti anche indigeste, soprattutto nel modo in cui l’autore sbatte in faccia al lettore la realtà, senza mezze misure, nè confuse evoluzioni metaforiche.

INSODDISFAZIONE E ALIENAZIONE – La realtà è quella dell’Italia contemporanea, con tutti i suoi problemi, le sue contraddizioni e le sue ingiustizie, e il senso di insoddisfazione perenne che sembra soffocare sempre più persone giorno dopo giorno, alienate e prive di stimoli, in una società sempre più alla deriva, economicamente e culturalmente. I personaggi tratteggiati da Gallone rispecchiano perfettamente questa deriva culturale e questa sistematica e inevitabile insoddisfazione dell’essere: lo sceneggiatore in crisi di Anni luce, tanto per fare un esempio; oppure il presentatore televisivo trash, arrogante ma insoddisfatto e pieno di sensi di colpa, protagonista di Volevo uccidere Marco Travaglio. Modelli esistenziali di persone alla disperata ricerca di un modo per esprimersi, che vengono però schiacciate dagli eventi. Eventi che sembrano travolgere anche lo sfortunato protagonista de L’ultimo fiore – forse il miglior racconto della raccolta – anche se un finale a sorpresa degno del miglior thriller sembra indirizzare le vicende verso un’interpretazione completamente diversa. Questo finale suggerisce lo spunto per un ulteriore argomento di riflessione: la versatilità di Gallone, sia tematica che stilistica, che aggiunge condimento a una pietanza già di per sé molto saporita. A dimostrazione di tutto questo c’è il tema musicale: un campo nel quale, come dimostrato quotidianamente dalla sua attività giornalistica, Gallone possiede conoscenze precise e aggiornate, oltre che sterminate e incredibilmente eclettiche.

stefano gallone

Stefano Gallone

MUSICA E CINEMA – L’importanza della musica è chiara in tutti i racconti, in primis nelle citazioni che aprono gli stessi: i passaggi di brani di Bruce Springsteen, Alice in Chains, Faith No More, Radiohead e Pearl Jam, sembrano voler fornire un immaginario sottofondo musicale alla lettura dei racconti e al tempo stesso fungere da vero e proprio punto di partenza per la narrazione. La musica si intreccia quindi con la letteratura in un legame molto forte, al quale si deve poi aggiungere anche il cinema: il retaggio accademico dell’autore compare infatti chiaro in ogni singola pagina del romanzo, grazie a una narrazione che può essere paragonata a una simbolica macchina da presa capace di inquadrare con abilità sia i setting che le coscienze dei personaggi, ottenendo un effetto molto “cinematografico” nello sviluppo degli intrecci.

A MUST READ – Inoltre, una nota di merito va anche alla prosa di Gallone: scorrevole, appassionata e appassionante, e al tempo stesso molto colta, a tratti poetica. Una dimostrazione della maturità narrativa di un autore molto più capace di tanti colleghi più maturi, forti di nomi altisonanti che riescono nell’impresa di nascondere abilmente la pochezza tematica e l’incapacità stilistica propria dei loro scritti. In un’espressione di niente rappresenta una lettura godibilissima e al tempo stesso impegnata, frutto del talento di un autore eclettico e poliedrico, che si spera possa continuare con successo crescente la sua attività di scrittore di narrativa: non sono molti gli scrittori abili quanto Stefano Gallone nel tratteggiare storie vivide dall’alto tasso di simbolismo, in grado di raggiungere un profondo livello di interpretazione della realtà contemporanea, di così difficile decifrazione perché in costante (e alienante) mutamento.

Stefano Gallone, In un’espressione di niente, Brescia, EKT Edikit, 2014, pp. 116, € 10.

Alberto Staiz

@AlStaiz

 

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