Una rivoluzione bianca per la Russia?

Putin e Medvedev

Manifestazioni in tutto il Paese, dalla Siberia a Mosca, passando per San Pietroburgo, contro i brogli elettorali denunciati nelle ultime elezioni, tenutesi lo scorso 4 dicembre. Si ricordi che, ancora una volta, la maggioranza era andata al partito di Putin e Medvedev, Russia Unita, che si era vista assegnata 283 seggi su una maggioranza di 450. Risulta evidente, però, il calo con le elezioni del 2007: in quel frangente Russia Unita era passata con il 64 % delle preferenze contro il 49,6% delle ultime.

Sono stati organizzati cortei in quarantasei città del Paese. La manifestazione principale si è svolta a Mosca, nella piazza Balotnaja, a due passi del Cremlino. La storica Piazza Rossa era stata, invece, chiusa dalle forze dell’ordine. Per tenere a bada le varie manifestazioni, fonti del ministero dell’interno russo parlano della mobilitazione di cinquantamila agenti ordinari e duemila delle forze speciali.

Gli organizzatori affermano che il numero dei partecipanti in tutto il Paese si aggiri sui 150.000, mentre fonti non ufficiali della polizia parlano di settantamila. Qualche tafferuglio e manifestazione colorita come il dare fuoco a delle bandiere del partito Russia Unita, ma nessun incidente. Moltissime sono state le persone a scendere in piazza con rose, tulipani e nastri bianchi, tanto che alcuni commentatori l’hanno gia definita la “Rivoluzione Bianca” (ben lontana dalla prima di iraniana memoria).

Alla fine della giornata è stata indetta una nuova manifestazione per il 24 dicembre, e si è avuta l’approvazione popolare di una sorta di “risoluzioneche include 5 punti: il rilascio dei detenuti politici, la nullità dei risultati elettorali  – che proprio oggi, invece, erano stati ufficializzati e confermati dalla Commissione Elettorale(!), le dimissioni dell’attuale presidente della Commissione Elettorale, un’inchiesta su tutte le denunce di brogli con provvedimenti punitivi per i responsabili, e la possibilità reale di partecipazione a nuove elezioni per tutti i partiti dell’opposizione. Dalla piazza sono partiti dei ringraziamenti per Aleksei Navalnygi, il blogger piu popolare in Russia, colui che, secondo il New York Times, è stato il principale responsabile dell’attivismo anti-governativo delle ultime settimane, ed oggi assente perché condannato a 15 giorni di prigione per resistenza a pubblico ufficiale.

Per la prima volta, è stato presente alla manifestazione anche il leader del partito filo-occidentale e riformista Grigori Yavlinski, finora assente non condividendo le proteste in strada.

La manifestazione, considerata la più grande avutasi da undici anni a questa parte, sembra porre seriamente in dubbio la ricandidatura di Putin alla Presidenza della Repubblica (e ricordiamo che qualora eletto e rieletto potrebbe teoricamente rimanere in auge fino al 2024!). Una candidatura annunciata a sei mesi dalla elezioni presidenziali (lo scorso settembre), e suffragata ufficialmente dal partito Russia Unita lo scorso 27 novembre, vissuta dalla società civile – che molti cronisti hanno detto di aver visto nascere proprio oggi, sabato 10 dicembre – come un colpo di spugna e come l’ennesima umiliazione.

Il leader dell'opposizione Grigori Yavlinski

Finora non vi è stata, però, alcuna risposta del governo.  Secondo il parere di alcuni, sarebbe intenzione del Cremlino guadagnare tempo, cosi da presentare le manifestazioni stesse come l’eclatante esempio proprio della libertà di espressione in Russia.

Sul piano internazionale iniziano a venire a galla i primi battibecchi. Se da un lato Putin, infatti, non era riuscito a far nulla di meglio se non attaccare gli Stati Uniti, accusandoli di sovvenzionare le proteste e di ingerenza negli affari interni del Paese, è stata la Clinton a dare una risposta forte, ricordando quanti gli USA siano legati ai diritti umani ed al loro rispetto, tanto che appoggeranno le aspirazioni legittime dei Russi, ed aggiungendo, infine, che le accuse di frode e brogli elettorali sono supportate dai giudizi degli osservatori internazionali presenti. La via di nuove relazioni bilaterali tra i due colossi, insomma, sebbene supportata da un ultimo accordo di disarmo ed una politica di distensione, è quanto mai impervia, memore del passato e della Guerra Fredda, che si sperava essersi lasciati alle spalle. E questo deve, purtroppo, preoccuparci tutti.

Plinio Limata

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews