Una proposta per dire sì: galeotta fu la terra d’Irlanda

Nelle sale cinematografiche una nuova commedia sentimentale che fa del cliché il proprio cardine narrativo, ma che non manca di regalare momenti di piacevole intrattenimento. Complici un’efficace coppia protagonista e l’irriducibile fascino dei bucolici paesaggi irlandesi

di Daniela Dioguardi

Locandina

Le tradizioni popolari, che le si seguano o meno, finiscono sempre per suggerire una via se non altro alternativa alla risoluzione dei problemi. Quando poi, vengono in soccorso a indesiderate tendenze che assumono le proporzioni di veri e propri “drammi sociali”, allora diventano spunti felici a cui aggrapparsi con una forza tale da trasformare folkloristiche credenze in indiscusse e legittimanti verità.

Il matrimonio, si sa, non è più cosa da uomini: quanto più agghiacciante risulta essere la loro vaghezza nel momento in cui si accenna a voler suggellare una quantomeno duratura unione, tanto più pressanti si fanno le ansie delle donne, spesso trentenni o su di lì, sempre più avide di casa, fedi nuziali e pannolini.

Se qualcuno, però, arrivasse a considerare questa situazione come figlia unica ed esclusiva del nostro tempo si sbaglia di grosso.

In Irlanda, un’antichissima tradizione vuole che una donna possa chiedere al proprio uomo di sposarla solo il 29 febbraio, negli anni bisestili. E Anne Brady (Amy Adams), promettente homestager (figura professionale che arreda simbolicamente gli appartamenti in vendita o in affitto per poi riconsegnarli vuoti) stanca di attendere, dopo quattro anni, una proposta da parte del suo facoltoso e super impegnato fidanzato Jeremy (Adam Scott), sceglie di appellarvisi con le unghie e con i denti.

Decisa a raggiungere, entro la fatidica data, la città di Dublino, dove Jeremy è impegnato in un convegno medico, Anna si imbarca sul primo volo utile, ma una seria turbolenza costringe il pilota a dirottare l’aereo verso il più sicuro aeroporto di Cardiff, in Galles. Di qui, nonostante le perniciose intemperie, la donna riesce a raggiungere le sponde dell’isola irlandese, vicine ma non troppo alla capitale.

In cerca di un mezzo che la conduca finalmente a destinazione, Anna finisce per chiedere informazioni presso l’orgogliosamente “irish” Callagh Pub, gestito da un rude e affascinante ragazzo, Declan (Matthew Goode) che propone di farle da tassista, purché profumatamente remunerato.

Quello che doveva essere un viaggio di poche ore verso Dublino diventerà una vera e propria avventura fatta di equivoci e coincidenze, in cui i protagonisti, nonostante una subitanea antipatia reciproca (dettata, forse, da un’altrettanto immediata attrazione), si ritroveranno a condividere tetti e disastri, uscendone, però, definitivamente cambiati. Ad Anna l’esperienza permetterà di capire ciò di cui ha davvero bisogno. Declan, invece, riuscirà finalmente ad affrontare di petto una vecchia e dolorosissima delusione d’amore.

Il regista Anand Tucker confeziona una commedia romantica in piena regola.

Un fotogramma del film

Dopo un incipit curioso ma comunque al limite del pretestuoso, la sceneggiatura procede, sicura, lambendo tutti i principali canoni narrativi riferibili al genere. Non mancano, così, situazioni imbarazzanti, divertenti, commoventi, equivoche, ma tutte inesorabilmente prevedibili.

Tuttavia non è il caso di trarre conclusioni affrettate. Una pellicola come Una proposta per dire sì (Leap Year il titolo inglese) che, sin dall’inizio, non accampa la pretesa di risultare originale, evidentemente deve puntare su altro per garantirsi l’approvazione dello spettatore.

Così, risalta subito alla mente e agli occhi la scelta dell’ambientazione, ricaduta sulla magica e suggestiva terra d’Irlanda che, con i suoi paesaggi fiabeschi dall’autenticità pressoché incontaminata, riaccende i più grigi immaginari. La fotografia affidata a Newton Thomas Sigel finisce per impreziosire una messa in scena già privilegiata dalla bellezza degli scenari naturali.

La decisione, poi, di fare ampio riferimento alla cultura irish provinciale e contadina che vanta più di un cliché quali la superstizione, il tradizionalismo e l’incredibile polemicità della popolazione autoctona, non fa che vivificare simpaticamente la narrazione.

A tutto ciò si aggiunga la buona alchimia creatasi fra due eccellenti attori protagonisti che già solo sul piano estetico si dimostrano adatti alla storia proposta, confacendosi impeccabilmente alle bucoliche tonalità irlandesi.

La bravissima Amy Adams riesce perfettamente nell’interpretazione di un personaggio western-snob, alle prese con una fragilità che  la mette in guardia da disastrosi cedimenti interiori, ma che, allo stesso tempo, le consente, senza troppe remore e a tempo debito, di mettersi seriamente in discussione. Mentre il fascino indiscutibile di Matthew Goode si pone al servizio di un personaggio altrettanto desiderabile, i cui tratti psicologici e caratteriali ben delineati sono affidati totalmente alla bravura dell’attore.

Il regista Anand Tucker

In ogni caso, l’elemento che domina la pellicola, a cui soggiacciono il setting e lo script, è il contrasto.

Si parte dalla contrapposizione fra città e campagna. La modernissima, frenetica e sontuosa Boston non regge il paragone con la sublime e verdeggiante campagna irlandese che rifulge di ancestrale bellezza a nutrire spiriti afflitti e avizziti.

E poi, i personaggi, con il loro classico gioco delle parti: Anna e Declan altro non sono che due rappresentanti di contrapposte personalità e culture che si ritrovano a combattere anche nell’ambito dello scontro fra sessi. Una lotta, quest’ultima, che si concluderà, a dispetto delle aspettative (animate dall’istanza femminista che percorre l’intera narrazione) e con buona pace di tutti, con il ristabilimento dei ruoli di genere.

E allora, donne titane, guerriere, figlie della modernità, non abbiate paura di offendere la vostre fiere conquiste se nei più intimi recessi del vostro cuore desiderate un uomo, il vostro uomo, inginocchiato al vostro cospetto a giurarvi amore per tutta la vita. Non accampate scuse, non cercate pretesti o cause di legittimazione. Piuttosto prendetevela con l’inguaribile romanticismo che anima tutt’oggi i vostri pur docili petti; quello stesso romanticismo che impone riguardo, dolcezza e cavalleria. Che poi si tratti di una questione culturale,  prettamente sociologica o antropologica poco  importa: di tutto ciò lasciamo che se ne occupino gli studiosi.

Per questo, donne romanticone, insoddisfatte o semplicemente infastidite da compagni ormai divenuti fervidi sostenitori di un femminismo personalmente interpretato come legittimante di condotte spaventosamente ibride ed egoistiche, se avete voglia di un intrattenimento senza pretese, che contatti le vostre innocue istanze di tenerezza e cavalleria, recatevi al cinema e scegliete Leap Year. Ne uscirete con un orgoglio rinvigorito, un sorriso complice e un cuore allietato da un happy ending di quelli che non vi stanchereste mai di sognare .

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Una risposta a Una proposta per dire sì: galeotta fu la terra d’Irlanda

  1. avatar
    Anonimo 12/04/2010 a 20:34

    Una recensione molto accurata…interessante per noi donne…
    Complimenti!!!

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