Una pillola intelligente per sconfiggere il cancro

Approvata la prima terapia a bersaglio contro il carcinoma polmonare: è una pastiglia e si può ingerire comodamente per bocca

di Mara Guarino

Il nuovo farmaco sarà di semplice somministrazione

Milano –  E’ stata finalmente presentata anche in Italia “Gefitinib”, la prima pillola in grado di sostituire la chemioterapia nella lotta contro il cancro al polmone. Il farmaco, somministrato per via orale, è rivolto ai pazienti affetti dal tumore polmonare non a piccole cellule, il più diffuso tra quelli che colpiscono l’apparato respiratorio.

Alcune ricerche condotte presso l’Università di Osaka hanno di recente individuato una delle cause molecolari della patologia. Nel 15% dei soggetti malati, la presenza del cancro risulta infatti strettamente correlata ad una mutazione di EGFR-TK, gene codificante per il fattore di crescita che regola la proliferazione dell’epidermide tumorale. E’ proprio nei pazienti recanti tale alterazione genetica che il nuovo medicinale rivela tutta la sua efficacia.

“Quando è presente questa mutazione – spiega il professor Giorgio Vittorio Scagliotti, responsabile del reparto di Oncologia polmonare presso l’ospedale San Luigi di Orbassano – il farmaco rappresenta una concreta alternativa alla chemioterapia fin dalla prima linea di trattamento, perché consente una terapia più efficace e meglio tollerata”.

Un vantaggio innegabile  della nuova cura è dunque la migliore tollerabilità rispetto ai chemioterapici: la diminuzione degli effetti collaterali, unita ad una più semplice modalità di somministrazione, consente di accrescere la qualità della vita del malato. Non solo, il farmaco rallenta la progressione della malattia, tanto che anche il trend di sopravvivenza risulta migliorato in quei pazienti, circa il 60%, che rispondono positivamente al trattamento.

Restano comunque fondamentali la prevenzione e la lotta al fumo

Dal punto di vista della ricerca medico-scientifica, l’aspetto più interessante della nuova terapia risiede però nella sua “intelligenza”. La pillola, messa in commercio da AstraZeneca (ma completamente rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale), è infatti un ottimo esempio di terapia molecolare personalizzata proprio perché si rivolge esclusivamente ai portatori della mutazione,  tra i quali vi sono molte  donne e numerosi non fumatori. Allo stesso modo, si può dunque ipotizzare di indirizzare la ricerca verso l’individuazione di altre possibili alterazioni geniche scatenanti la patologia, così da elaborare terapie sempre più specifiche e selettive.

“Per abbattere la mortalità  – sottolinea Scagliotti – la misura più efficace in termini di sanità pubblica è convincere la gente a smettere di fumare. Su questo bisogna investire”. Tuttavia, la lotta al fumo potrebbe non essere sufficiente, visto che le sigarette aumentano il rischio di cancro al polmone ma non ne sono certo l’unico motivo scatenante. “Bisogna  puntare anche sulla ricerca molecolare: identificare le mutazioni chiave del tumore al polmone» – prosegue il professore- “e usare farmaci selettivi verso queste mutazioni.  Con la disponibilità anche nel nostro Paese di Gefitinib si compie un sostanziale passo in avanti che permette di offrire il farmaco giusto al paziente giusto ”.

Per tutte queste ragioni, il medicinale rappresenta un’enorme innovazione, nonché una solida speranza per il futuro. Non bisogna infatti dimenticare che il carcinoma polmonare colpisce, ogni anno, oltre un milione di persone: a 5 anni della diagnosi sopravvive solo il 15% dei malati. In Italia, questo tipo di motore rappresenta la principale causa di morte oncologica tra gli uomini e la seconda tra le donne. Un vero e proprio “big killer” come, purtroppo, viene tristemente definito in gergo.

Foto | via http://www.sxc.hu

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