Una notte al museo? Sì, di sesso

Arte o pornografia? Quale giudizio per le performance proposte dall’artista svizzero Christoph Büchel?

di Laura Dabbene

La ruota del Prater: uno dei simboli di Vienna

VIENNA (A) – FredriechStrasse 12, A-1010 Vienna. Ogni sera davanti all’ingresso di questo indirizzo della capitale austriaca, pare si accalchi una folta schiera di avventori, desiderosi di entrare in uno scantinato dove, tra arredi sadomaso, materassi sparsi sul pavimento e strumenti ginecologici a metà strada tra studio medico e camera delle torture in stile Cronenberg, ci si può liberamente sbizzarrire in pratiche sessuali estreme e senza inibizioni. Non si tratta di un nuovo club per scambisti o di un night specializzato in orge e sesso hard, ma del più famoso ed apprezzato museo cittadino, dal profilo inconfondibile per quella grande cupola dorata che domina la facciata: il Palazzo della Secessione.

L’idea si deve all’artista svizzero, classe 1966, Christoph Büchel, che, trasformando questo tempio dell’arte in una rivisitazione metropolitana di Sodoma e Gomorra, si è conquistato l’attenzione della stampa, del mondo della critica e, a quanto pare, anche di parecchi visitatori. La natura hard dell’allestimento di Büchel, nonostante non fosse un mistero la sua collaborazione con l’”Associazione dei nottambuli in cerca di contatti” che nel Palazzo ha  trasferito il suo Swingerclub (locale in cui si entra in coppia appositamente per praticare sesso di gruppo), pare non essere stata immediatamente chiara e palese. Infatti, benché  i finanziamenti dell’esposizione fossero di provenienza esclusivamente privata, il progetto artistico aveva ricevuto il plauso e la “benedizione” di numerosi rappresentanti di diverse autorità cittadine che ora, di fronte ai titoli di tabloid e quotidiani che tuonano «Scandalo per l’orgia nel museo», si trovano in non piccolo imbarazzo.

La mostra double-face presenta un allestimento decisamente originale ed ambiguo, così come deve essere vista la natura delle opere esposte. Durante il giorno nulla la differenza da una qualsiasi esposizione d’arte, compreso un biglietto dal costo del tutto normale ed ordinario, ma dopo le 21 si trasforma in un enorme privée, accessibile soltanto ai maggiorenni, dove l’ingresso può arrivare a superare i 40 euro a seconda del programma della serata. Le foto pubblicate dalla rivista Österreich non lasciano dubbi né spazio all’immaginazione riguardo la natura delle esperienze a cui i visitatori possono abbandonarsi.

L’artista nativo di Basilea non è nuovo a polemiche e provocazioni. Le sue istallazioni tridimensionali, consistenti spesso nella ricostruzione di stanze ed ambienti, hanno sempre avuto un forte impatto psicologico perché le tematiche da cui Büchel parte riguardano le contraddizioni della società contemporanea, la disuguaglianza sociale, il conservatorismo religioso di certa classe borghese, il militarismo esasperato degli attuali governi nel mondo. Non stupisce che il sollevare tali problematiche abbia potuto indurre un certo turbamento ed animose discussioni sul che cosa ormai sia divenuta l’arte contemporanea, se possa anche soltanto fregiarsi dell’appellativo di arte, ma questa volta il performer ha toccato la corda dolente di una società che, pur continuando a mercificare i corpi, rimane indiscutibilmente puritana: il sesso estremo. Non è certo stato il primo, basti ricordare l’impatto decisamente shock della fotografia di Terry Richardson, ma la sua operazione va oltre, coinvolgendo direttamente un pubblico che certo non è formato solo da attori o attrici professionisti dell’hard.

Il bacio di Gustav Klimt

Sicuramente nessun luogo poteva essere più adatto per una mostra che ripropone la questione di quali siano i limiti tra la creazione artistica e il cattivo gusto o, in questo caso specifico, la pornografia. Questo per almeno due motivi. Il primo riguarda l’artista simbolo della Secessione viennese, tra i primi ad esporre nel Palazzo di Friedrichstrasse, Gustav Klimt, le cui opere, caratterizzate da un turbinio di corpi femminili nudi e sensuali, scandalizzarono la società dell’epoca al punto da portare la questione della loro moralità di fronte alle autorità del parlamento. Il secondo perché sulla facciata del Palazzo, su una sorta di trabeazione, l’architetto Joseph Maria Olbrich, in accordo con lo stesso Klimt, volle apporre il motto della Secessione : Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit (Ad ogni tempo la sua arte, all’arte la libertà).

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2 Risponde a Una notte al museo? Sì, di sesso

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    g.g. 25/02/2010 a 14:16

    chi rimane toccato nello stomaco dalla provocazione artistica nn è individuo avvezzo all’arte. piuttosto alla gastronomia e ai suoi musei, i ristoranti: li si preparano pezzi d’arte che soddisfano lo stomaco ed accarezzano il gusto. ma l’arte, contemporanea o non so che, non agisce x ottenere consensi, per degustare.che schifo. l’arte cambia a seconda della società.
    la gente si chiede cosa E’ DIVENTATA l’arte contemporanea, senza chiedersi cosa l’arte E’. non c’è risposta. ogni soluzione rende prestigio da un lato e violenta dall’altro. l’arte non si può racchiudere in un etichetta, in uno scaffale, in una biblioteca: arte sono le cose del mondo che in un individuo prendono forma di linguaggio e vengono portate ad espressione, ed anche questa, seppur generalissima definizione, non basta. anzi. è molto poco, è ancora un minutissimo frammento di quel significato che cerchiamo. anche il sesso può essere arte, anche la provocazione può essere arte…il significato di ogni produzione artistica va cercato nell’ambito in cui ne nascono le intenzioni, non negli “ismi” filosofico-letterari che vorrebbero razionalizzare l’irrazionale.
    questo, ovviamente vale x i consumatori d’arte, non x i bisognosi.che sono i più nobili, sia chiaro.

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    Laura Dabbene 25/02/2010 a 17:09

    Grazie davvero per aver condiviso con noi questa riflessione che affronta, tra i diversi punti, anche quello di una produzione artistica che, per essere compresa e accettata, pare debba aver bisogno a tutti i costi di trovare un “ismo” che la definisca e che, dice benissimo Lei, razionalizzi l’irrazionale.

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