Una Mobilità Nuova per rivoluzionare il trasporto in città

Il meccanismo assomiglia un po’ al bonus malus delle polizze assicurative: se il Comune si dimostra virtuoso, favorendo gli spostamenti dei cittadini in autobus o in bicicletta, verrà premiato con un aumento di risorse finanziarie per rendere ancora più sicure e vivibili le città. Diversamente, se il ricorso alle auto private risulterà prevalente, l’ente sarà penalizzato attraverso una riduzione dei fondi.

Questa idea è il cuore della legge di iniziativa popolare pensata per favorire il sistema della mobilità sostenibile, e firmata dalla rete per la Mobilità Nuova, una cordata di circa 150 soggetti, uniti nell’intento di avviare un radicale ripensamento del settore dei trasporti, e della relativa gestione di risorse pubbliche. La proposta di legge è stata presentata in occasione della manifestazione Italia cambia strada, svoltasi lo scorso 4 maggio a Milano, con cui la Rete ha richiamato migliaia di persone, decise a chiedere a gran voce alle amministrazioni città più sicure per chi sceglie di lasciare a casa l’auto a vantaggio della mobilità dolce. L’obiettivo dei promotori della legge è di raccogliere almeno un milione di firme.

Spiega Simone Dini, portavoce della Rete: «Partiamo dalla constatazione che la sfida di una mobilità efficiente deve essere impostata a partire dai bisogni reali delle persone, che oggi sono largamente insoddisfatte e per le quali il ricorso all’automobile costituisce un ripiego e non una scelta». E di auto trabocca, l’Italia. Nello Stivale ne circolano la bellezza di 36 milioni, la più alta densità in tutta Europa. Costituiscono il 17% dell’intero parco auto europeo circolante, a fronte di una popolazione pari al 7% dell’intero continente.

Ad incidere negativamente su questi numeri è anche lo sprawling urbano, ossia la rapida e disordinata crescita di una città, che genera un aumento della mobilità e un aggravarsi della congestione. Si pensi che oggi la velocità media all’interno dei principali capoluoghi risulta di circa 15 km/h, che si abbassa a 7 km/h nelle ore di punta.

(ilcambiamento.it)

Una mobilità diversa, che, come dice la Rete, ruoti attorno a quattro perni – l’uso delle gambe, l’uso delle bici, l’uso del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria, l’uso solo occasionale dell’auto privata – potrebbe abbattere gli alti costi, sia sanitari che economici, che l’attuale tasso di motorizzazione impone alle comunità.  Si consideri, ad esempio, che la congestione delle reti di trasporto ha prodotto negli ultimi 10 anni la perdita di 142 miliardi di euro di Pil. Mentre i danni dell’inquinamento atmosferico dovuto al trasporto veicolare sono suffragati da numerosi dati.

Un tenace nodo da sciogliere riguarda anche l’evidente squilibrio negli investimenti destinati ai trasporti. Mobilità Nuova evidenzia come un paradosso il fatto che ben il 75% delle risorse pubbliche sono destinate alla mobilità di lungo raggio – autostrade e alta velocità ferroviaria – per quanto rappresenti soltanto il 2,8% della domanda complessiva di mobilità. Al contrario, soltanto il 25% delle risorse viene impiegato in interventi per le aree urbane e per il pendolarismo – con spostamenti quotidiani inferiori ai 50 chilometri – che riguardano ben il 97,2% della popolazione.

Mentre l’Italia sta ipotecando il futuro della mobilità, dando il consenso alla costruzione di ulteriori strade, Mobilità Nuova lancia con coraggio la sua sfida: imprimere un’inversione di rotta, per restituire al Paese territorio e bellezza.

Valeria Nervegna

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