Una donna in famiglia. Il difficile e incompiuto percorso verso l’uguaglianza tra i sessi

Ruolo della donna in famiglia: storia di un'emancipazione che attraversa il Novecento

Donna: senza di lei non esisterebbe questo mondo. Senza di lei non esisterebbe la famiglia. Senza di lei nessuno di noi sarebbe nato. Eppure, poco tempo fa, questo ruolo vitale veniva eclissato dalla figura maschile, rendendo la donna da madre a moglie sottomessa, succube e silenziosa. Non possiamo affermare, purtroppo, che questo non accada ancora oggi, ma ora esistono anche famiglie matriarcali. Ora il marito è una voce, non la voce. E la moglie ha una voce.

Tutto ebbe inizio nella prima guerra mondiale, quando le donne dovettero prendere il posto degli uomini arruolati nell’esercito e il loro ruolo cambiò radicalmente sia nel mondo del lavoro che tra le mura domestiche. La crescente consapevolezza delle proprie capacità trasformarono l’immagine stessa della donna. Ma l’illusione durò poco. Molti uomini si sentivano minacciati e non sopportavano la vista del ridimensionamento del potere maschile. A guerra conclusa, molte donne dovettero tornare ad indossare il grembiule.

Il processo di emancipazione femminile, però, non si fermò lì. Il secondo conflitto mondiale portò con sé molti soldati, così le donne tornarono ad “invadere” il territorio maschile e a chiedere un trattamento egualitario per il lavoro femminile. Una richiesta che metteva in discussione gli equilibri e i ruoli all’interno della famiglia tradizionale.

Nel corso degli anni ’70, il movimento femminista chiedeva la parità tra i sessi, soprattutto all’interno della struttura familiare. La donna doveva occuparsi di formare il nido, di accudire i bambini, mentre l’uomo era tutto il giorno fuori casa per lavoro. La donna doveva essere una moglie impeccabile, doveva cucinare, stirare, pulire casa e nello stesso tempo essere una madre attenta e responsabile. Quando poteva essere quello che era, cioè una donna? Quando poteva inseguire i suoi sogni? Quando poteva fare ciò che voleva davvero? Mai.

Ed ora? Adesso la donna può lavorare, può prendere delle decisioni, può addirittura avere un figlio da sola, con l’inseminazione artificiale. Ma allora perché viene ancora discriminata? Perché sono morte 124 donne nel 2012 per femminicidio? Perché il 31,9% delle donne italiane ha subito una violenza nel corso della vita? Perché una donna deve ancora nascondersi dietro un uomo?

In famiglia esiste davvero la parità tra uomo e donna?

La verità è che l’uomo non è cambiato. È lo stesso che dopo la prima guerra mondiale aveva paura di quella figura femminile che si stava allargando sempre di più, come una perdita d’acqua che deve essere fermata prima che allaghi tutto. L’uomo ha il terrore che la donna possa rivelarsi migliore di lui, che possa compromettere la sua incerta convinzione di essere superiore a lei. Incerta, perché se fosse davvero sicuro di essere migliore, perché dovrebbe temere di essere screditato?

Questo ovviamente non rappresenta il pensiero di tutti gli uomini. Ci sono molte donne che conciliano brillantemente lavoro e famiglia e che quando tornano a casa trovano il marito ad accoglierle a braccia aperte. Magari è stato lui a portare i figli a scuola, lui ha pulito la casa, lui ha preparato la cena. Magari. Esiste anche questa realtà, anche se è poco sviluppata. Un giorno forse le donne potranno davvero essere libere di emergere, senza preoccuparsi di niente e di nessuno. Di certo non si arrenderanno finché le disparità non saranno seppellite. Si sa che le donne sono molto determinate.

Claudia Polsinelli

 

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