Un terremoto devasterà il sud Italia?

Roma – Il terremoto che qualche giorno fa ha interessato l’area della Pianura Padana emiliana era stato previsto, almeno seconda quanto ha rivelato in un’intervista ad Antonio Amorosi di Affari Italiani il direttore del centro Enea – Agenzia Nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibiledi Bologna, Alessandro Martelli.

«In marzo è stato diramato un allarme per la zona nord perché era stato stimato un movimento del terreno di magnitudo maggiore del 5,4. C’erano notevoli probabilità che a nord sarebbe arrivato un terremoto. La regione allarmata era questa anche perché c’erano stati terremoti vicini, nel Garda, nel veronese, poi a Parma. L’algoritmo dell’analisi mostrava che era fortemente probabile» ha spiegato Martelli.

Sarebbe stata, quindi, l’analisi di alcune anomalie a fare in modo che gli esperti fossero a conoscenza del pericolo che si verificassero sismi di forte intensità, pericolo che era stato comunicato, già agli inizi di marzo, a un gruppo di esperti nazionali e alla Commissione Grandi Rischi nel corso della riunione del 5 maggio.

A questo punto sono nate le prime polemiche: se qualcuno era a conoscenza di quello che probabilmente sarebbe successo come mai la popolazione non è stata allertata? Perché l’allarme non è stato diffuso?

Certo diffondere una simile notizia porterebbe al caos – noi italiani non siamo un popolo particolarmente ordinato e il sangue freddo scarseggia – quindi, a ben guardare, decidere di tenere all’oscuro la popolazione è forse la scelta migliore anche se la risposta di Martelli sui provvedimenti da prendere in questi casi non è da biasimare: «Non si possono immediatamente evacuare delle zone per mesi ma di sicuro si può verificare le strutture strategiche,  e organizzare la protezione civile, informare la popolazione su come si deve comportare».

Verificare, organizzare, informare: tre semplici azioni che in molti casi avrebbero potuto arginare i danni, come la recente storia – non solo sismica – del nostro Paese dovrebbe ormai averci insegnato.

Ma la vera “bomba” arriva continuando a leggere l’intervista: «Più del nord adesso però mi preoccupa il sud. Per il nord c’erano stati due studi. Uno allarmava per un  eventuale terremoto e l’altro no. Ed è arrivato il terremoto in Emilia. C’è un allarme per il sud più grave in arrivo perché lì sono stati applicati tre modelli di studio. Tutti e tre danno l’allarme rosso. Quindi questo preoccupa oltretutto perché prefigura un eventuali terremoto molto violento».

In soldoni: nei prossimi mesi un terremoto molto forte colpirà il meridione, con effetti potenzialmente devastanti anche perché – aggiunge Martelli – in Sud Italia ci sono degli stabilimenti industriali in cui si impiegano o stoccano sostanze chimiche molto pericolose: «Il problema è che le scelte progettuali degli impianti sono state lasciate ai gestori e, generalmente, non è noto, per i diversi stabilimenti, se e quali criteri antisismici siano stati adottati. Poi c’è il rischio da maremoto, evento raro, ma non impossibile e che, quando si verifica, è devastante: questo rischio appare del tutto trascurato negli impianti chimici italiani situati in prossimità delle coste, e in aree sismiche come ad esempio a Milazzo o se penso ai serbatoi sferici situati a Priolo-Gargallo, sono alquanto pessimista e preoccupato. Manca In Italia una specifica normativa per la progettazione antisismica degli impianti chimici».

Ancora una volta torniamo a chiederci se davvero è possibile prevedere un terremoto e ancora una volta la scienza non è in grado di rispondere in modo del tutto esaustivo.

Anche se non resta che aspettare che la natura si scateni per sapere quanto gli studi sismici e le previsioni siano attendibili, nel nostro Paese ci sarebbero una serie di provvedimenti da prendere in tutte le zone, a prescindere dal rischio sismico riconosciuto.

Più che chiederci quando arriverà il prossimo terremoto sarebbe il caso di chiederci in che modo intervenire preventivamente, in primo luogo regolamentando la progettazione non solo degli impianti chimici, ma di tutti gli edifici pubblici e privati, programmando rigidi controlli sull’applicazione delle norme, poi “addestrando” gli italiani a reagire nel modo migliore e poi garantendo un miglior funzionamento sia degli interventi immediati – mirati ad arginare le prime urgenze – che di quelli sul lungo periodo, perché la ricostruzione smetta di essere un incubo o, al più, un’utopia.

Francesca Penza

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Una risposta a Un terremoto devasterà il sud Italia?

  1. avatar
    LU 29/05/2012 a 11:18

    FORSE DOVREMMO CHIEDERCI QUANDO SI DECIDERANNO A COSTRUIRE CASA ANTISISMICHE E QUANDO SI DECIDERANNO A PREPARARE LE PERSONE INIZIANDO DA UN PROGRAMMA D’ISTRUZIONE X LE EMERGENZE NELLE SCUOLE

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