Un patrimonio culturale fatto a pezzi. Il caso dell’Archivio Vasari

Venduti ad una società russa i documenti, tra cui la corrispondenza epistolare con Michelangelo e con numerosi pontefici, appartenuti allo studioso e pittore Giorgio Vasari, padre della moderna storiografia artistica

di Laura Dabbene

Affresco di Giorgio Vasari

Affresco di Giorgio Vasari

AREZZO – Da quando il problema dell’alienazione del nostro patrimonio storico ed artistico è saltato alla ribalta e all’attenzione dell’opinione pubblica, l’idea che un monumento simbolo come il Colosseo possa essere acquistato da un singolo privato o da una società, magari straniera, è divenuta emblema del rischio di un’incalcolabile perdita non soltanto materiale, ma anche culturale e di identità, di memoria. Anche di dignità.

Qualcuno ci sta provando ora con un tesoro forse non macroscopico come l’anfiteatro Flavio, ma altrettanto fondamentale per la conoscenza e la comprensione della nostra storia culturale, l’Archivio di Giorgio Vasari, conservato in quella che fu la sua dimora privata, ad Arezzo, dal 1540 fino alla morte nel 1574. Già la vicenda della proprietà della struttura architettonica pare assurda se si pensa che lo Stato riuscì ad acquistarne, ad inizio Novecento, i muri, ma non i beni all’interno conservati, gli arredi e, appunto, 31 filze di documenti, tra cui moltissimi autografi vasariani.

I passaggi tra gli eredi, scanditi da interventi statali a vincolo delle preziose carte, hanno nel 1985 condotto l’archivio in mano a Giovanni Festari il quale, prima della morte, pare averlo venduto ad una società russa per la strabiliante cifra di 150 milioni di euro. Notificata qualche mese fa al Comune di Arezzo da parte della Soprintendenza archivistica della Toscana, alla quale per legge era stata comunicata, tale cessione ha scatenato la denuncia del sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, aprendo la strada ad un’indagine di verifica disposta dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi che, promette, chiarirà le ombre sulla transazione milionaria e impedirà lo spostamento dei documenti dalla loro attuale sede aretina.

L’affaire Vasari torna a puntare i riflettori su uno degli innumerevoli fenomeni di malcostume ed ignoranza del nostro Paese, quello di dissipare, per insipienza e stoltezza, i pezzi della propria storia non solo artistica, ma più ampiamente culturale. Tralasciando il caso delle spoliazioni napoleoniche, che hanno con la forza condotto al Louvre moltissime opere prima conservate in Italia, numerosi musei nel mondo, come il MoMa di New York, sono pieni di pezzi di alto valore consapevolmente svenduti. Ogni giorno, o meglio ogni notte, le necropoli etrusche sono preda dei “tombaroli” che immettono, nel mercato privato del collezionismo, un numero incalcolabile di reperti: estrapolati dal loro contesto archeologico essi perdono per sempre il valore di documenti in grado di raccontare la storia per divenire oggetti muti ed impotenti, incapaci di accrescere le nostre conoscenze.

Casa Vasari - esterno
Casa Vasari – esterno

Non solo il mondo accademico degli storici dell’arte, ma tutto il popolo italiano, dovrebbe riconoscersi nel messaggio lanciato dal Prof. Arturo Carlo Quintavalle dalla pagine de Il Corriere della sera lo scorso 23 ottobre in relazione a questo grave problema: “Dobbiamo ribellarci”, per impedire che il moltiplicarsi di analoghi episodi, taciuti e nascosti, privi noi e i nostri figli delle radici stesse della nostra civiltà. Per comprendere meglio quale dovere morale si debba mantenere verso la tutela del patrimonio culturale ed ambientale sono illuminanti le parole di Salvatore Settis: “Il nostro patrimonio culturale non è un’entità estranea, calata da fuori, ma qualcosa che abbiamo creato nel tempo e con cui abbiamo convissuto per generazioni e generazioni, per secoli e secoli; non un gruzzolo nel salvadanaio, da spendere se occorre, ma la nostra memoria, la nostra anima (Italia S.p.a. L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi 2002, p. 11).

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3 Risponde a Un patrimonio culturale fatto a pezzi. Il caso dell’Archivio Vasari

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    Ludovica 27/10/2009 a 03:42

    Assurdo…perchè succedono solo qui queste cose?

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    Silvana Brandi 27/10/2009 a 13:13

    Indignarsi deve servire solo a combattere questa indecenza , bisogna inculcare il senso dell’orgoglio dell’appartenenza …un’eredità che si deve tramandare con amore preservandola dagli ignoranti

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  3. avatar
    Robbie 28/10/2009 a 03:29

    Appunto, ci sono troppi ignoranti…chi non conosce e ama la propria cultura è privo di quel senso di appartenenza che ci porta all’indignazione davanti a questi fatti

    Rispondi

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