Un necessario sacrificio per allargare la coalizione

All’interno del Pd in molti sono pronti a sacrificare Vendola per stringere una eventuale alleanza elettorale con Casini. Ma la vittoria di Boccia alle primarie, necessaria per creare una coalizione allargata in Puglia, è tutt’altro che scontata

di Marco Luigi Cimminella

Nichi Vendola

Nichi Vendola

Forse D’Alema ha ragione: Vendola ha rovinato tutto. Affrontando, nelle primarie, il candidato proposto dal Pd, il moderato Francesco Boccia, si è opposto alla decisione dei democratici, molto probabilmente influenzati dai diktat centristi, producendo una profonda lacerazione all’interno del fronte dell’opposizione. Ma il presidente uscente della regione Puglia non può certo tollerare di essere messo da parte solo perché il partito di Bersani ha l’esigenza di rafforzare la sua alleanza con l’Udc nelle diverse regioni italiane.

In questi ultimi giorni di battaglia elettorale, si è assistito alla frantumazione dello storico legame che da anni ha contraddistinto il centro-destra italiano. Criticato dalla Lega e disprezzato da Berlusconi per la sua politica doppiogiochista, in diverse circoscrizioni elettorali il leader centrista si è schierato con Bersani. Alcuni pensano per aumentare le sue possibilità di conseguire il maggior numero di voti, altri invece che Casini stia ponendo le basi per la concretizzazione di quell’ardito progetto che auspica da tempo: formare un fronte democratico unito, capace di opporsi rigorosamente alle pretese incostituzionali del capo del governo.

In ogni caso, se dovesse vincere Nichi, l’Udc non si unirebbe al Pd nel sostenerlo. L’unica soluzione quindi, per beneficiare in Puglia di un opposizione unita nella lotta contro il pdl, è la vittoria di Boccia nelle primarie. Pregiudiziale, per battere Berlusconi, è la necessità di promuovere la massima coesione delle forze, per questo D’Alema sostiene che “in Puglia c’è uno sforzo per costruire una coalizione in grado di battere la destra, credo che si debba lottare per riportare l’unità nel centrosinistra intorno alla soluzione che garantisce l’alleanza più ampia”. Ma la vittoria di Boccia è tutt’altro che scontata. Nelle primarie del 2005, gli elettori avevano scelto l’ex deputato di rifondazione comunista come candidato nella corsa contro Raffaele Fitto alla carica di governatore. E come la Puglia ha constatato, quella carica riuscì anche ad ottenerla.

Vero è che, per molti esponenti del partito democratico, sacrificare Vendola è il primo passo per garantirsi maggiori possibilità di successo. I più disfattisti temono infatti che solo attraverso una collaborazione con i centristi si possano avere le carte in tavola per sfidare Berlusconi nella regione. Naturalmente non sono tutti d’accordo. Nel Lazio, il Pd ha sostenuto la radicale Bonino, senza quindi considerare un eventuale alleanza con i centristi nella regione.

Del resto sarebbe stato anche molto difficile, se si considera che la Bonino e Casini provengono da due retroterra diametralmente opposti, essendo la prima una paladina della laicità dello stato, rigorosamente ostile alle ingerenze ecclesiastiche nella politica italiana, il secondo invece un propugnatore dei valori cristiani che non disdegna di seguire i consigli della CEI prima di forgiare una propria proposta politica. Nel laboratorio pugliese le cose sono andate diversamente. La possibile candidatura di Boccia può essere considerata alla stregua di uno schiaffo in faccia ad anni di collaborazione e lodevole amicizia fra il Pd e Sinistra e Libertà. Perché, per garantirsi la vittoria, bisogna essere pronti anche a questo: è necessario ripudiare le proprie radici, il proprio background storico, ideologico, culturale per esigenze di realpolitik.

Il pd, ormai tinto di un rosso sbiadito, è pronto a quest’ultimo passo, a quest’ultima commistione: nel momento in cui Boccia dovesse trionfare, il patto sarà conchiuso. Il centro-sinistra non sarà più di sinistra;  ma avrà più possibilità di conseguire la vittoria. Quanto è alto, a volte, il prezzo del successo.

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