Un’architettura a metà: l’indefinito ma incoraggiante epilogo della 12° Mostra Internazionale di Venezia

Logo della 12° Mostra Internazionale di Architettura

Venezia – Sulla Biennale ci siamo, ma l’Architettura del mondo dov’era in questa 12a Mostra Internazionale di Venezia? Biennale d’Arte, o Biennale d’Architettura, dove i critici urbanisti, paesaggisti e progettisti mostrano cosa sta accadendo dal punto di vista della trasformazione urbana e dei loro progetti innovativi?

 

Una mostra piuttosto indefinita e minimalista insomma, in cui la curatrice/architetto giapponese Kazuyo Sejima ha riservato ad ogni spazio un solo lavoro e un solo architetto (o studio). O meglio, artista. Come nei casi di Olafur Eliasson con la sua la strobo-installazione acquatica e di Janet Cardiff con il teatro sonoro, degni di una mera Biennale d’Arte. Stessa cosa vale per i padiglioni della Gran Bretagna, con la costruzione in legno stile Ikea, e della Germania, col suo rosso smorto che riporta alla mente l’inquietante casa danese del 2009.

 

Più convincenti, invece, dal punto di vista progettuale e architettonico, sono stati i due ambienti utilizzati dallo studio OMA di Rem Koolhaas (che ha ricevuto il Leone d’Oro alla Carriera), la grande sala dedicata al nostro Aldo Cibic e i padiglioni giapponese, brasiliano, statunitense, olandese e francese.

Anche il padiglione Italia ha seguito al suo interno questo approccio da un lato più concreto, con progetti, mappe, rendering e plastici, e da un altro più visionario, con le installazioni dell’architetto-che-vuol-fare-l’artista. Dunque alcune partecipazioni hanno forse sbagliato sede.

E non è bastato attaccarsi all’unica regola rassicurante, ovvero l’assenza di regole, che Sejima aveva sostenuto: «Lo spettatore potrà muoversi autonomamente all’interno dei diversi ambienti creando un proprio itinerario, libero di disegnare una personale mappa di incontri». Lo spettatore s’è smarrito.

 

Un filo conduttore tra le cangianti proposte almeno in chiusura però c’è stato: alla premiazione di ieri il Continente trionfante è stato quello asiatico (www.labiennale.org).

I vincitori dei due Leoni d'oro e del Leone d'argento

Senza esagerare, fra i premi non si può non notare infatti una prevalenza assoluta dell’Est. Il Leone d’Oro per il miglior progetto va infatti al giapponese Junya Ishigami, mentre quello alla memoria a Kazuo Shinohara. Fra le Menzioni Speciali ci sono inoltre Amateur Architect Studio di Hangzhou e Mumbay Architects, ma la più grande sorpresa si è avuta nel riconoscimento per il Padiglione Nazionale con l’inaspettato trionfo del piccolo Regno del Bahrein.

kids468x60

 

Gloria – e Menzione Speciale – anche per l’olandese Piet Oudolf, autore del ridisegno del Giardino delle Vergini all’Arsenale, e Leone d’Argento per il miglior Giovane Architetto (Sejima ha invitato molti giovani studi e poche archistar, ma ha sciorinato uno spottone in 3d su se stessa griffato Wim Wenders…) a OFFICE Kersten Geers David Van Severen + Bas Princen.

Il gruppo ha creato una struttura temporanea d’acciaio che connette sette ambienti di un edificio abbandonato nel Giardino. All’interno di questo spazio sono state esposte immagini di loro progetti e fotografie di Bas Princen incollate su piastre d’acciaio.

 

L’angolo di verde ricreato da Oudolf, che contrasta con il carattere industriale del contesto e cattura lo sguardo del passante invitandolo alla sosta e all’incontro, ha dato una risposta concreta alla vivibilità degli spazi urbani, dove le persone si incontrano e stabiliscono le proprie personali relazioni. Assieme agli altri lavori olandesi si è posto dunque in perfetta sintonia con il titolo generale della mostra voluta da Kazuyo Sejima, People meet in Architecture.

 

L'installazione Vacant NL

L’installazione Vacant NL al Padiglione Olanda si presenta come un vuoto assoluto al piano terra e centinaia di modellini azzurri al piano superiore, a rappresentare sinteticamente tutti gli edifici olandesi vuoti e abbandonati, le architetture del passato che costituiscono un enorme potenziale non sfruttato, un punto di partenza per una serie di idee di riutilizzo volte a promuovere la cultura, il rispetto per il territorio, la condivisione, la creatività imprenditoriale, l’innovazione e la crescita economica.

 

Che sia un punto di partenza esteso allora, perché di questi elementi è fatto lo sviluppo, il nutrimento di tutti.

Natalia Radicchio

FOTO via/http://www.labiennale.org; www.telecomitalia.it; atcasa.corriere.it; www.designboom.com

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

3 Risponde a Un’architettura a metà: l’indefinito ma incoraggiante epilogo della 12° Mostra Internazionale di Venezia

  1. Pingback: People meet in Architecture, 170.000 visitors | rethinking happiness

  2. Pingback: People meet in Architecture, 170.000 visitors | CibicWorkshop

  3. Pingback: People meet in Architecture, 170.000 visitors | rethinking happiness

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews