Ulivo: e adesso Di Pietro, Vendola e Bersani vogliono esumare pure i rottami

fioroni

Giuseppe Fioroni

Vasto – ‹‹Non possiamo perdere l’alleanza con il Terzo polo. Non credo che Di Pietro sia votato alla castità dal Governo››.

Il copyright della seguente frase è dell’ex ministro, Giuseppe Fioroni (Pd) il quale deve aver avuto un inizio di mancamento alla notizia giunta dalla festa dell’Italia dei Valori, tenutasi un paio di gioni fa a Vasto (Chieti): Antonio Di Pietro (IDV) vuol rifare l’Ulivo. Anzi, vuol fare un nuovo Ulivo e, perciò, ha invitato alla kermesse di partito il leader del Sel, Nichi Vendola, e il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per annunciare il lieto progetto. Mica finita.

I 3 leader delle sinistre avrebbero già pronta una bozza di disegno programmatico in dieci punti che aspetta solo di essere messa nero su bianco e, per non farsi mancare nulla, hanno anche un inno di partito, che altro non è se non La canzone popolare di Ivano Fossati, già ode del vecchio Ulivo.

Insomma, una riesumazione in piena regola e le polemiche sono state immediate. Tra i primi, il leader dell’UDC, Pir Ferdinando Casini che senza mezzi termini ha rammentato il “fallimento della gioiosa macchina da guerra” del fu Achille Ochetto, beccandosi dall’interlocutore della “escort della politica”. Una sottile definizione, con la quale Tonino ha voluto condannare il dialogo riconciliatore in corso tra UDC e il Pdl del segretario Angelino Alfano dedito a riorganizzare il Ppe.

Da qui, lo sconcerto di Fioroni che si è affrettato a rimproverare Di Pietro facendogli presente che 20 anni di sconfitte elettorali sono state determinate da improbabili ammucchiate delle sinistre moderate con le opposizioni più estreme. Impossibili connubi che hanno favorito le vittorie berlusconiane e anche oggi – è il Fioroni pensiero – porterebbero alla “castità dal Governo”.

Fatti & Disfatti – Fioroni ha ragione. La prova è nella forte diffidenza con cui tutti – persino alcuni dei leader della troika chiamati in causa – hanno accolto l’idea di Di Pietro.

Bersani, già imbrigliato nello scandalo Penati e con sempre meno potere contrattuale, finirebbe con il rimanere ostaggio del Sel, dell’IDV e dei grillini. Senza contare che molti piddini, di varia estrazione, non accetterebbero mai una fusione con altre forze radicali. Di Fioroni abbiamo già detto. Marco Follini, ex UDC, addirittura ha fatto sapere che abbandonerebbe subito il Pd di fronte alla prospettiva di sedere tra i giustizialisti dipietristi e neo-comunisti vendoliani. E dopo di lui, certamente, altri seguirebbero.

Vendola, di contro, non pare avere troppa voglia di stringersi accanto il Terzo polo, il cui uomo di punta, Casini, è da tempo oggetto dei corteggiamenti del Pd per l’attuazione di un’alleanza statuita su valori moderati. Roba che al filosofo interessa poco e che non interessa affatto alle minoranze dei centri sociali, sincalisti arrabbiati e comunisti imperituri con cui il Sel tende naturalmente a parlare.

Poi c’è, appunto, il Terzo Polo. Casini è un camaleonte, si sa. Da tempo, guardare a destra con un occhio e a sinistra con l’altro è divenuta la sua principale attività. A maggior ragione ora che Berlusconi è al tramonto e non è più l’uomo forte del centrodestra.

Dunque, nuovi equilibri all’orizzonte potrebbero significare, per Casini, un rientro a destra e forse, – perché no – persino nella maggioranza se l’unione di larghe intese o Governo tecnico riuscisse, senza tornare alle urne. Per questo, Casini ha fretta di concludere un patto con Alfano, premesse le vincolanti dimissioni del premier che continua a richiedere a gran voce.

Tanto più ora che si profila la possibilità di un’alleanza sinistrorsa. Già, perché se Berlusconi lascia e il patto Casini-Alfano non è concluso, questo potrebbe inficiare l’eventuale nuovo ingresso del leader UDC in

Da sinistra: Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani

maggioranza, costringendolo a scendere a compromessi con la sinistra. In effetti, meglio soli che accompagnati da neo-catto-comunisti e piddini nel mezzo di una bufera tangentara.

L’Ulivo – Quindi a conti fatti, per il momento, pare che l’unico a cui gioverebbe riesumare il vecchio Ulivo sia Tonino, il quale in un colpo solo riuscirebbe: 1) a diventare uomo cardine della nuova Unione; 2) avvicinarsi al bacino elettorale del Pd; 3) allontanare il rivale Casini. Un colpaccio.

Vedremo, allora, cosa sarà di questa “gioiosa macchina da guerra” che appare ben poco gioiosa. A naso, si potrebbe già teorizzare che se la rifondazione del Ppe di Alfano andasse a buon fine, la sinistra, prima o poi, avrebbe urgenza di riqualificarsi in una nuova adunanza d’intesa. Bisogna capire, poi, quanto nuova. Fioroni docet.

Chantal Cresta

Foto || repubblica.it; rainews24.it

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3 Risponde a Ulivo: e adesso Di Pietro, Vendola e Bersani vogliono esumare pure i rottami

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    Federico 18/09/2011 a 22:47

    Un’alleanza tra Pd e Terzo Polo non porterebbe alla vittoria: o Casini entra nell’idea dell’Ulivo allargato o si becca l’alleanza sinistrosa. Ma poi Alfano… ma quale patto si può stringere con Alfano che è il pupo di Berlusconi? Nel Pdl non sono capaci di fare nemmeno un congresso! Casini si illude se crede di poter rientrare in maggioranza senza passare per Berlusconi. Non c’è soluzione, questo centro destra sarà sempre Cav-dipendente e Casini un premier mancato: se si vuole emanicpare il centrodestra bisogna necessariamente distruggere il sistema di Berlusconi.

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      Chantal Cresta 19/09/2011 a 12:28

      Sono parzialmente d’accordo ma quello che proprio non mi convince è tutta l’importanza strategica che si continua ad attribuire a Berlusconi.
      Penso anche io che la somma Pd e Terzo polo non farebbe faville, però, credo anche che sarebbe sempre meglio di un secondo Ulivo di tutti e di nessuno. Una di quelle grandi ammucchiate sinistrorse che, non solo durano poco ma, con il tempo, hanno demolito qualsiasi possibilità di alternativa politica. In questo ha ragione Fioroni: Berlusconi ha stravinto per 20 anni non perché avesse un sistema, ma perché erano le opposizioni a non averne uno.
      Detto questo, io non sottovaluterei Alfano. Che lui sia una creatura di B penso sia vero, ma non sono sicura sia un bambolo nelle sue mani. Al contrario. In pochi mesi, Alfano è riuscito laddove B. aveva solo ipotizzato: riavvicinare l’UDC e favorirgli il ritorno a destra. Perché vede: con o senza una maggioranza di Governo, Casini non rientrerà mai nel centrodestra se prima B non sloggia. Diversamente, Casini sarebbe già da tempo tornato sui suoi passi. E poi, io dubito che l’ambizione di Pierferdy sia entrare a Palazzo Chigi. Quella era l’aspirazione di Fini e sappiamo come gli è finita.
      Secondo me, Casini ha una sola meta nella vita: arrivare al Quirinale. E con tutto l’impegno che ci sta mettendo per non porsi polemicamente da nessuna parte, riuscirà a cucirsi addosso quell’immagine di imparzialità istituzionale che si conviene ad un Capo dello Stato.

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    benedetto 19/09/2011 a 17:45

    Il Pd moderato ha un gravissimo difetto: non sa raccogliere le aspettative, le speranze, i desideri di gran parte degli Italiani, intellettuali, studenti, lavoratori ecc… che vorrebbero vedere il centrosinistra unito, coeso, capace di difendere e rivendicare il prestigio della sua dignità e dei suoi valori storici. Casini è evidentemente un alleato infido, inaffidabile, oltre che irriducibile alla sinistra: ma per questo deve forse la sinistra italiana, PD compreso, snaturarsi e diventare centro?! Lo dicano chiaramente i signori Follini, Veltroni, D’Alema e company se vogliono distruggere la sinistra italiana, affossarla nel moderatismo più inerte e incapace di rinnovare radicalmente il Paese, com’è necessario oggi più che mai. Essi forse non lo diranno mai esplicitamente, anche se fanno capire che per loro, ma non per gli Italiani, la sinistra non esiste più. E’ qui che si sbagliano ed è per la stolta convinzione che l’Italia non si riconosce nei valori della sinistra che essi vorrebbero disfarla! L’Udc ha, inoltre, una storia contrassegnata da corruzione e malcostume politico e ciò farebbe perdere credibilità a chi si allea con esso. Ricordiamo, inoltre, che Veltroni col suo moderatismo e l’esclusione della sinistra dall’alleanza con l’Idv nel 2008 portò il suo alterato centro-(sinistra) ai minimi storici dei consensi, regalando la vittoria a Berlusconi: é ciò che accadrà nuovamente se non si stabiliscono le giuste alleanze, e non sante alleanze o armate Brancaleone, sulla base di programmi e strategie condivise, ovviamente. Le sconfitte elettorali del centro-sinistra sono state dovute, a mio avviso, non ad una sinistra capricciosa, ma ad un centro-… avvelenante che ha voluto progressivamente trasformare la sinistra in destra alternativa! Veltroni, D’Alema, Follini, Fioroni farebbero bene ad andarsene dal Pd per la semplice ragione che, deprezzando non tanto implicitamente e ingiustamente come comunisti (appellativo tutt’altro che spregevole d’altronde, se tali sono stati grandi intellettuali italiani, oltre che grandi politici come Berlinguer, quindi LAVATEVI LA BOCCA PRIMA DI OFFENDERE TUTTA UNA STORIA DI PASSIONI E IDEALI)il propositivo e carismatico Vendola e le forze della sinistra,non sono degni di appartenere allo schieramento cui appartengono: fondino un nuovo partitino di centro: sarà interessante constatare quanti voti prenderanno! Ahahahahahah…

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