UK fuori dall’Europa (forse). Referendum sull’Ue nel il 2017 – VIDEO

cameron e il referendum sull'ue

David Cameron

David Cameron, primo ministro inglese, ha tenuto quest’oggi un discorso avanti il parlamento Europeo e ha dichiarato che rimetterà nelle mani dei popolo britannico la decisione di restare nell’Unione Europe. Il paventato discorso tanto atteso del primo ministro inglese (quì il testo completo)  che in un primo momento doveva essere tenuto il 18 gennaio ad Amsterdam, poi rinviato per la situazione degli ostaggi in Algeria, si è alla fine concretizzato con la promessa di indire un referendum sull’Ue nel 2017 in cui i Britannici decideranno se restare o uscire fuori dall’Europa.

Il massimo esponente del governo inglese, alla fine, sembra aver ceduto alle richieste del suo partito e alla parte più conservatrice del parlamento inglese che vorrebbe una rapida uscita dall’Unione per potersi focalizzare sui problemi interni del Paese, che proprio negli ultimi mesi ha visto un aumento considerevole della spesa interna dovuta al rifinanziamento del sistema bancario e finanziario. Ma le reazioni non si sono fatte attendere. L’Europa ha già rigettato ogni tipo di rinegozziazione dei termini tra Regno Unito e Europa, parte dello stesso parlamento inglese ha rifiutato il piano di Cameron di indire il referendum tra cui i Liberal Democratici che fanno parte della coalizione al governo, oltre poi al partito Laburista. Infine anche gli Stati Uniti, attraverso alcune dichiarazioni di Obama, hanno avanzato preoccupazioni per un Europa senza UK.

Uno degli ostacoli più considereveli che per Cameron saranno le elezioni politiche del 2015, che al momento vedono la coalizione di maggioranza in perdita rispetto ai partiti di opposizione. Ma il primo ministro non sembra essere intimorito da tale evenienza, dichiarando che indirà il referendum sull’Eu non appena inizierà il suo secondo mandato. Ad avvalorare la possibilità che gli UK possano davvero uscire dall’Europa ci sono alcune proiezioni fatte da YouGov Plc che ha indicato che ben il 46% degli intervistati voterebbe per uscire dall’Unione. Questo fino a qualche giorno fa quando, la stessa società, ha aggiustato il tiro pubblicando sul Sunday Times che una nuova proiezzione del voto atteso per un eventuale referendum vede un ampio 40% degli intervistati intenti a rimanere annessi al continente.

Le critiche principali sono venute dal presidente di turno del parlamento europeo, Herman Von Rompuy, che ha rimarcato la sovranità e l’importanza di un’Europa unita, dove non è possibile che le preoccupazioni di un solo Paese gettino ulteriori ombre su di un’Europa che a stento sta risalendo la china dopo una terribile crisi economica e finanziaria.

Ad un Cameron che pone dei seri interrogativi sulla tenuta d’Europa e della sua moneta, a cui gli UK non hanno mai fatto parte, che possa far perdere interesse e fiducia negli investitori nella City londinese, rispondono esponenti interni dello stesso parlamento inglese, in particolare i Liberali Democratici e i Laburisti che invece accusano il primo ministro inglese di screditare la credibilità e la tenuta del centro finanziari del Paese agli occhi degli investitori qualora si concretizzi un uscita dall’Unione.

Faymann, primo ministro austriaco, si è unito al coro di critiche che stanno piovendo su Cameron definendo l’Europa come una famiglia e non solo come il risultato di gruppi separati. Ma ancora più importante ha dichiarato che in questo momento è necessario raggiungere un risultato comune e che aggreghi ancora di più l’Europa, che faccia uscire il vecchio continente fuori dalla crisi in maniera più coesa di quanto lo sia mai stata.

Antonio Tiritiello

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