Ucraina, slitta l’accordo con Gazprom. Sarà un inverno al freddo?

L'ultimo round negoziale non è andato a buon fine, mentre il prossimo è previsto tra stanotte e domani. Una questione che non riguarda solo l'Ucraina

ucrainaChe il conflitto in Ucraina avrebbe avuto delle ripercussioni in campo energetico, era chiaro a tutti fin dallo scorso gennaio. Ora però, con l’inverno alle porte, la questione è tornata sui tavoli delle diplomazie di mezzo mondo, con Russia e Ucraina a giocare la ‘partita del gas‘ in qualità di protagonisti, e l’Unione Europea a svolgere il ruolo di mediatore. Una sorta di paciere, ma non di parte terza, poiché dagli esiti delle trattative tra Mosca e Kiev, dipenderà anche la politica energetica che Bruxelles dovrà adottare in futuro quanto mai prossimo.

CAMBIO DI POLITICA – Il prolungamento dei round negoziali è la conseguenza dell’interruzione di quel ‘trattamento privilegiato’ che la Russia ha accordato all’Ucraina fino allo svolgimento dei fatti di Piazza Maidan. Un prezzo di favore, rispetto a quello accordato agli altri acquirenti, e la possibilità di dilazionare i pagamenti nel lungo periodo una volta avvenuta la consegna. Benefici che sono stati immediatamente congelati in seguito alla destituzione di Yanukovich, e che hanno visto la loro definitiva conclusione nel momento in cui il Presidente ucraino Porochenko ha firmato l’accordo di associazione con l’Unione Europea.

QUESTIONE DI SOLDI –  I nodi da sciogliere al momento, sono tutti economici, in base alle nuove condizioni che Mosca ha posto a Kiev per proseguire il rapporto. Prima di tutto, la Russia pretende dall’Ucraina le garanzie necessarie relative al pagamento anticipato, considerate un punto di partenza fondamentale per l’avvio di un qualsiasi dialogo in materia. Sul punto è intervento in giornata il Ministro russo dell’energia, Alksandar Novak,  il quale ha voluto chiarire le motivazioni che hanno portato ieri all’interruzione dell’ultimo round negoziale. «Oggi è stato annunciato – ha affermato – che l’Ucraina avrebbe trovato i fondi per il pagamento anticipato, e tali colloqui si sono tenuti con la Commissione europea e altre istituzioni finanziarie. Ci hanno detto che l’Ucraina avrebbe trovato i soldi per pagare in anticipo i 4bcm di gas. Tuttavia, questa non è una garanzia, ma una dichiarazione verbale degli ucraini, garanzie scritte non sono state presentate. I rischi di interruzioni della fornitura saranno eliminati dal momento del pagamento anticipato. Se c’è denaro ci sarà gas.»

IL DEBITO DI NAFTOGAZ – Ancora da risolvere, e cruciali per la soluzione delle trattative, le questioni legate al debito che Naftogaz, la compagnia energetica ucraina, ha attualmente nei confronti di Gazprom. Nell’incontro previsto stanotte potrebbe sbloccarsi il sostegno finanziario che l’Unione Europea dovrebbe accordare all’Ucraina, per permettere alla compagnia di versare il denaro mancante nelle casse del colosso russo. Il Ceo di Gazprom, Alexei Miller, ha chiarito lo stato della situazione, affermando che «se vi è un accordo tra la Commissione Europea e l’Ucraina, poi ci si può aspettare di firmare tutti i documenti trilaterali. In caso di mancato raggiungimento di tali accordi, nessun documento sarà firmato.»

Ucraina

Il Ceo di Gazprom, Alexei Miller

DIPENDENZA COMUNE – L’eventuale sblocco delle trattative, il cui prossimo incontro è previsto stanotte, interesserà soprattutto gli Stati baltici e la Finlandia, i quali necessitano di un’ingente quantità di gas per far fronte alle rigide temperature invernali, ma è molto sentito anche da Paesi orientali come Ungheria e Bulgaria, che al momento importano da Mosca circa l’80% del gas utilizzato. Un problema che riguarda anche la Germania, che dalla Russia importa il 37% del gas naturale.

LE ALTERNATIVE PER L’EUROPA – L’esito positivo delle trattative è pertanto un interesse comune ad Ucraina ed Unione Europea, soprattutto considerata la scarsa affidabilità delle alternative. Lo sfruttamento dello shale gas statunitense, dapprima ipotizzato come il migliore dei ‘piani b’, non è realisticamente una valida alternativa, sia perché le quantità importabili oggi non soddisferebbero la domanda, sia per i problemi di trasporto che attualmente non sembrano vicini ad una soluzione. Anche l’alternativa rappresentata dal Canada, con cui l’Unione Europea ha raggiunto un accordo in materia, non sembra, per ora, sufficiente a colmare il fabbisogno energetico europeo. Sebbene difatti lo stato nord-americano sia il quarto produttore di gas del mondo, con 143 miliardi di metri cubi, difficilmente potrebbe avere un rendimento paragonabile a quello della Russia, forte dei suoi 669 miliardi di metri cubi annui.

LE ALTERNATIVE DELLA RUSSIA – Pur avendo il coltello dalla parte del manico, anche la Russia ha i suoi interessi nel concludere la trattativa con l’Ucraina e con l’Unione Europea. Il 76% delle esportazioni di Mosca sono dirette nel vecchio Continente, e, qualora l’accordo saltasse, Gazprom sarebbe costretta a trovare nuovi mercati nei quali vendere una quantità gigantesca di gas. Un tentativo di diversificare le vendite c’è stato, attraverso l’accordo del ventuno giugno tra Russia e Cina, attraverso il quale Mosca si è impegnata  a fornire trentotto miliardi mi metri cubi di metano ogni anno. Il problema è che, almeno per il momento, le esportazioni di gas verso l’Asia dipendono dalla costruzione del gasdotto addetto al trasporto, una struttura di circa 2.200 chilometri, che rende l’alternativa cinese valida solamente nel lungo periodo.

LA SOLUZIONE MIGLIORE – Al momento, la soluzione ideale per tutti è rappresentata dall’esito positivo delle trattative tra Russia e Ucraina. Sarebbe un bene per i Paesi occidentali, considerato che le alternative al gas russo sollevano diversi interrogativi, e risolverebbe diversi problemi anche per Mosca, che, qualora gli eventi andassero diversamente, dovrebbe trovare nuovi mercati nei quali vendere il 76% del gas prodotto, una strada tutt’altro che in discesa.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

 foto: crashonline.com i.cdn.turner.com

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