Ucraina. Sanzioni alla Russia, i rischi per l’economia italiana

Resti del volo Malaysia Airlines abbattuto il 17 luglio in Ucraina. Le responsabilità russe nella crisi tra separatisti e Kiev ha spinto Obama a inasprire le sanzioni (theepochtimes.com)

MILANO - Nubi all’orizzonte per l’economia italiana. Destano preoccupazione le conseguenze delle sanzioni annunciate dagli Usa per la crisi ucraina, che colpiranno anche la compagnia petrolifera Rosneft, primo azionista indiretto di Pirelli. Rosneft, di proprietà del governo russo, ha visto crollare le sue azioni sui mercati. Stessa sorte per Pirelli. E mentre dall’UE rassicurano che nessun stato membro sarà penalizzato più degli altri, sorgono dubbi sui possibili danni all’economia italiana, considerando anche gli interessi russi di Eni.

OBIETTIVO ROSNEFT - Il 17 luglio, giorno che verrà ricordato soprattutto per la tragedia del volo MH17 della Malaysia Airlines colpito nei cieli ucraini da un missile di ancora dubbia provenienza, ha visto gli Stati Uniti inasprire le sanzioni nei confronti della Federazione Russa, accusata di non aver fatto abbastanza per fermare le violenze in Ucraina tra governativi e separatisti. Le sanzioni Usa colpiranno una serie di aziende considerate vicine al presidente Putin: il produttore di gas Novatek, la banca Gazprombank e il colosso petrolifero Rosneft. Le sanzioni impediranno a queste e altre aziende di ottenere finanziamenti nel mercato azionario statunitense che abbiano scadenze superiori ai 90 giorni.

PETROLIO E GOMME ITALIANE - Tra le aziende sanzionate figura la compagnia petrolifera Rosneft, di cui il governo russo detiene la maggioranza delle azioni. Ma oltre a produrre 4 milioni di barili di greggio al giorno, Rosneft ha messo radici nell’industria italiana. A maggio, la società guidata dal presidente Igor Sechin, ha investito 552 milioni di euro per ottenere il 50% di Camfin, la holding che controlla il 26,19% di Pirelli, diventando così il primo azionista indiretto del produttore di pneumatici. Una partecipazione importante che si è aggiunta al 21% di azioni della Saras, la società petrolifera della famiglia Moratti.

Rosneft vanta importanti partecipazioni in Pirelli e Saras. Nella foto il presidente Igor Sechin (bloomberg.com)

A MOSCA - Il 17 luglio all’annuncio delle sanzioni Usa, il titolo Rosneft alla borsa di Mosca ha chiuso la giornata con un -4% a 233 rubli per azione, dopo un -6% in avvio di giornata. La fuga degli investitori dal titolo è continuata anche nei giorni successivi con le azioni che venivano scambiate ieri a 226 rubli.

A PIAZZA AFFARI - Le vendite hanno colpito anche Pirelli che ha toccato ieri il minimo settimanale a 11,26 euro ad azione, certificando un calo, guarda caso, cominciato proprio il 17 luglio, giorno dell’annuncio delle sanzioni Usa.

SANZIONI UE - Ma la vera preoccupazione per Rosneft e, di riflesso, per Pirelli e Saras, potrebbero essere le sanzioni dell’Unione Europea. Sebbene da Bruxelles non si segnalano dichiarazioni ufficiali su tipologia e destinatari delle misure punitive, aumentano le quotazioni su un possibile congelamento degli investimenti delle aziende russe, sanzione di gran lunga più grave di quella già adottata dall’amministrazione Obama. Secondo fonti diplomatiche domani la Commissione europea renderà noti i nomi delle aziende sanzionate. I settori sotto la lente dell’UE sono energia, difesa e alta tecnologia.

CONSEGUENZE EQUE? - L’accordo tra gli stati membri prevede che le conseguenze economiche derivanti dalle sanzioni alla Russia ricadano in egual misura su ogni paese. Tradotto: nessuno deve essere penalizzato più degli altri. Ma sarà proprio così? Prendiamo l’Italia. Oltre a Rosneft e alle sue partecipazioni in Pirelli e Saras, si intravedono rischi per Eni, che sta costruendo il gasdotto South Stream, in partnership con la tedesca Wintershall, i francesi di Edf, ma soprattuto con il colosso russo Gazprom, che attualmente si ritrova il suo braccio bancario Gazprombank nel mirino delle sanzioni Usa. Cosa succederebbe all’economia tricolore se, per via delle sanzioni Usa-Ue, il progetto del gasdotto dovesse ricevere una battuta d’arresto? «L’Italia – ha affermato a maggio l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni – può fare a meno del gas russo solo con difficoltà, scommettendo sul fatto che gli altri fornitori continuino le loro forniture in modo regolare». Ma le difficoltà dell’industria petrolifera in Iraq e in Libia fotografano una situazione al momento molto precaria per l’economia italiana.

Paolo Ballanti

@paoloballanti

Foto: theepochtimes.com / bloomberg.com

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