Ucraina, raggiunto il cessate il fuoco. E ora?

Firmato il cessate il fuoco, la situazione in Ucraina ora è al vaglio della diplomazia internazionale. Tuttavia, l'accordo sembra tutt'altro che duraturo

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Il “cessate il fuoco” raggiunto a Minsk sospende le ostilità in Ucraina, ma gli obiettivi politici delle due parti appaiono ancora inconciliabili (lapresse.it)

Si sono fermate le ostilità in Ucraina. A Minsk, nel pomeriggio di ieri, le parti hanno trovato l’accordo per il cessate il fuoco, attraverso la sigla di un documento composto da dodici punti, di cui solamente alcuni sono stati divulgati alla stampa: libero accesso per i convogli umanitari, scambio di prigionieri e ritiro dei mezzi pesanti. Nessun ritiro è invece previsto per le truppe, né di Kiev né della Novorossiya, che rimarranno così a presidiare le proprie posizioni.

CHI CI GUADAGNA? – Al momento, il raggiungimento del cessate il fuoco è un punto a favore per tutte le parti in gioco. Lo è per Porochenko, per il quale la sospensione delle ostilità riduce i danni, a livello sia interno che internazionale, che le ultime sconfitte militari stavano causando alla sua immagine, permettendogli allo stesso tempo di riorganizzarsi militarmente in vista di una probabile prossima fase del conflitto.  Lo è per le leadership delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, che possono far valere le ultime vittorie sul campo anche al tavolo delle trattative. Ma è un sollievo anche per la Russia e per i Paesi occidentali, per i quali il silenzio delle artiglierie rappresenta un’occasione per provare a trovare un’intesa ed evitare nuove sanzioni reciproche.

SCETTICISMO OCCIDENTALE – Nei Paesi Nato, tuttavia, prevale lo scetticismo, o almeno questo è quanto traspare dalle dichiarazioni rese da Obama e Merkel a margine del vertice del Patto Atlantico tenutosi giovedì in Galles. Se il presidente statunitense si è detto fiducioso riguardo al cessate il fuoco – anche se  allo stesso tempo preoccupato dai possibili comportamenti che avranno Mosca e i separatisti – la cancelliera tedesca ha tenuto a precisare che le «le nuove sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia potranno essere sospese solo se si terrà l’accordo per il cessate il fuoco».

ACCUSE RECIPROCHE – Nel frattempo, dopo neanche ventiquattro ore, l’accordo inizia a scricchiolare sotto le accuse reciproche di violazione. Già dalla mattinata di oggi da Donetsk hanno denunciato la violazione dell’accordo da parte di Kiev, il cui esercito avrebbe lanciato dei missili verso le posizioni tenute dai ribelli. Le medesime accuse sono state lanciate anche dalle forze di sicurezza ucraine,  che hanno dichiarato di essere stati oggetto di dieci attacchi dopo la sigla dell’accordo.

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Il presidente ucraino Petro Porochenko  (foto: agi.it)

DECENTRALIZZAZIONE O INDIPENDENZA? – Oltre ai rapporti sul campo, anche gli obiettivi politici delle parti nel corso del tempo hanno subito dei mutamenti e presto o tardi rappresenteranno dei nodi difficili da sciogliere. Da un lato Porochenko ha aperto alla possibilità di una decentralizzazione, senza tuttavia chiarire attraverso quali forme,  mentre nel Donbass la guerra scatenata da Kiev, e presumibilmente anche le vittorie ottenute sul campo, ha portato ad alzare il tiro e a vedere nell’indipendenza dall’Ucraina l’obiettivo finale.

USA E RUSSIA DEVONO DIALOGARE – Nel dibattito politico si è inserito anche Michail Gorbaciov, che ha affrontato la crisi ucraina nel suo nuovo libro, intitolato Dopo il Cremlino. L’ex presidente sovietico ha indicato il dialogo tra le parti, a livello sia interno che internazionale, come l’unica soluzione possibile, indicando nella Russia e negli Stati Uniti gli interlocutori principali, considerato soprattutto il peso che questi hanno all’interno del Consiglio di Sicurezza. Gorbaciov ha tenuto però ad ammonire i Paesi occidentali dal trascinare con la forza l’Ucraina nella Nato poiché tale azioni avrebbe solamente l’effetto di acuire la tensione nella regione.

COSA CI ASPETTA? – La situazione al momento appare congelata, ma sono in pochi a sperare in una sua stabilizzazione.  Le parti realmente in gioco, Ucraina e Novorossiya, hanno obiettivi assolutamente inconciliabili tra loro. Anche un accordo tra i rispettivi partner, la Nato da una parte e la Russia dall’altra, difficilmente al momento riuscirebbe a disinnescare definitivamente il conflitto. È quindi ipotizzabile che gli scontri presto o tardi riprenderanno dove si sono fermati, con Mariupol al centro della contesa.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

 

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