Ucraina Crimea. Dalla Russia con amore: così l’Occidente ha calato le braghe

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Espansionistica la politica del presidente Vladimir Putin, forte di alleanze strategiche e potere economico contrattuale (Ilfattoquotidiano.it)

 

Roma – Da leggere e annotare le dichiarazioni dei leader russi oggetto di sanzioni da parte di Stati Uniti ed Unione Europea, in ragione dell’invasione del Cremlino in Crimea, da ieri separata dalla restante Ucraina con un plebiscito referendario del 95% dei consensi. Ucraina la quale – a sua volta – è sull’orlo della guerra calda contro Mosca, civile contro le comunità russofile nonché della bancarotta.

Dice via Twitter Dmitry Rogozin, vicepremier di Mosca, colpito da Washington con il congelamento dei beni e il blocco dei visti: «Compagno Obama, e cosa farai con coloro che non hanno né conti né proprietà all’estero? O non hai pensato a questo?». Rincara Rustam Temirgaliyev, primo vicepremier della Crimea, intervenendo a proposito della sanzioni contro il suo premier, Serghey Aksyonov, e contro il capo del Consiglio Supremo, Vladimir Kostantinov: nulla ostacolerà le operazioni di annessione della regione alla Russia perché i due «non hanno beni negli Usa».

Manca il sonoro a pernacchia sennò la figuraccia sarebbe completa. Così tocca essere più espliciti: la Russia, delle minacce d’Occidente, se ne infischia allegramente giacché lo stesso è un fallimento. Una disfatta politico-militare-economica che non spaventa nessuno, non preoccupa nessuno, non frena le derive belliche di nessuno e tanto meno costituisce un problema per chi ha deciso di rispolverare il sogno redivivo dell’impero euroasiatico con il cuore nella Grande Madre Russia.

DISASTRI D’OCCIDENTE – Ecco qui il dato determinante di un’Unione europea appesa alla moneta e ai mercati ma senza Federazione, costituzione, esercito, linea di difesa continentali comuni e unita ad un’America guidata da un avvocato bravo a chiacchiere che ha del tutto frainteso il proprio ruolo nonché quello degli Usa nel mondo. Un presidente che ha preferito voltare le spalle agli alleati, ha irrigidito i contatti con la Cina, sbertucciato Israele, si è dimenticato della posizione strategica dei Paesi del Sud Europa, Italia prima di tutti, lasciandoli in pasto all’austerità crucca. Per non parlare dell’appoggio da lontano alla guerra libica contro i dittatori del Nord Africa, che saranno stati pure sporchi, brutti e cattivi, ma erano il solo punto di riferimento certo in quel mondo arabo magmatico e islamista con cui, al contrario, l’ex amico Putin va a braccetto.

Quello stesso zar russo, alleato con l’Iran, a cui Obama fu ben lieto di affidare il ruolo di mediatore per evitare che Assad usasse le armi chimiche in Siria. Che infatti usò. E usarono anche i ribelli. Tutti contro tutti. Obama è ancora non pervenuto. La Ue non ne parliamo.

UCRAINA CRIMEA, DALLA RUSSIA CON AMORE – Non c’è fine ai disastri dei due colossi d’argilla d’Occidente posto che neppure tra loro – Usa e Ue – si tollerano più di tanto. Ci si ricorda dell’esternazione del responsabile americano agli Affari europei-asiatici, Victoria Nuland, che al telefono con un collega si lasciò sfuggire «Fuck the Ue»? Da qui ai piatti sulla testa, manca poco. Un capolavoro diplomatico dall’una e dall’altra parte quasi nel mentre che lo zar stringeva alleanze di ferro con l’Asia e faceva recapitare soldati armati nella zona più produttiva e ricca dell’Ucraina per la gioia dei russofili?

LE CONSEGUENZE – Ora il quadro è il seguente: poiché la Russia non ha rivali, se deciderà di arrivare ad un compromesso sulla Crimea, sarà solo a caro prezzo per l’Occidente. Tutto.

In Europa economico. La Russia ha scambi commerciali con il continente per un ammontare totale di oltre 400 miliardi di euro; 53 miliardi sono le esportazioni di gas e petrolio nei paesi Ue che si riforniscono di un 30% del fabbisogno. Mentre si ciancia di sanzioni, il Cremlino ha già messo in pratica una stretta sull’import di carne suina dall’Europa, colpendo soprattutto Germania e Italia nonché intervenendo sul commercio del pellame, materia prima per le eccellenze italiane. Se dovesse passare a chiudere i rubinetti di Gazprom, il danno sarebbe grave per l’Europa e contenuto per la Russia, giacché a lei basterebbe voltare il viso a est e rifornire l’Asia sempre affamata d’energia. Per l’Italia, invece, sarebbe spaventoso perché oltre alle forniture si metterebbero a rischio i contratti miliardari già firmati tra l’italiana Saipem e la Gazprom stessa, per la costruzione del primo tratto di gasdotto South Stream verso l’Europa.

Mica finita. All’Unione spetterebbe anche l’onore di assistere l’Ucraina, senza soldi e senza più l’energia a basso costo offerta da Putin.

In America il prezzo è stratecigo-politico. Chi sostiene che agli States i Paesi sull’Atlantico interessano poco, fa l’errore di Obama che obliò di dare un’occhiata all’atlante prima di decidere di politica estera. E lo fece con la stessa noncuranza con la quale rideva di Mitt Romney quando, in campagna elettorale, lo sfidante repubblicano sosteneva che la Russia poteva tornare ad essere il principale nemico degli Usa se non ne fosse stata arginata la potenza: la Terra è tonda. Posto che la Cina già tifa per i russi e ne viene spalleggiata, sarà interessante osservare come Obama riuscirà con una mano ad impedire che il Giappone non rimanga coinvolto in qualche diatriba con il nemico cinese e con l’altra a supportare l’Europa in crisi evitando che Russia e Germania, guidati da ex comunisti amanti dei revival imperialistici, stringano rapporti di intesa. Senza contare le pernacchie.

Chantal Cresta

Foto || ilfattoquotidiano.it; notizieimperdibili.it

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