Uccisi perchè italiani: 10 febbraio, Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe

Le foibe giuliane del 1945

«L’essenziale è non restare ostaggi né in Italia, né in Slovenia, né in Croazia, degli eventi laceranti del passato. L’essenziale è, secondo le parole dello stesso presidente Turk, non far nascere ancora conflitti dai ricordi.[…] In ciascun paese si ha il dovere di coltivare le proprie memorie, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dal proprio popolo. [..] Possiamo finalmente guardare avanti, costruire e far progredire una prospettiva di seconda collaborazione sulle diverse sponde dell’Adriatico».

Con queste parole, parte del discorso tenuto al Quirinale in occasione del Giorno del Ricordo, il Presidente della Repubblica Napolitano ha espresso la necessità di nuove collaborazioni, di nuove prospettive e di una nuova coesione alla luce degli oscuri fatti accaduti poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Conservare e tramandare la memoria storica è importante, purchè non ci costringa a rimanere ancorati al passato, incapaci di agire per costruire un futuro migliore.

Le foibe, voragini naturali disseminate sull’altipiano del Carso, sono state la tomba di migliaia di istriani, dalmati, italiani, sloveni, croati torturati e uccisi dalla milizia partigiana comunista jugoslava di Tito. Dopo anni di silenzio nel 2004 – con la legge n.32 del 30 marzo – è stato istituito il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe, per restituire dignità alle vittime e alle loro famiglie e riportare in luce il tema della pulizia etnica che si scatenò lungo il controverso confine orientale del nostro Paese.

Dalla legge n.32 del 2004: «La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero».

Francesca Penza

Foto via: http://www.lefoibe.it http://www.reggio24ore.com

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