Uccisi, bruciati e gettati in una discarica i 43 studenti messicani scomparsi

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Uccisi, bruciati e  scaricati in una discarica. Sarebbe questa la tragica fine fatta dai 43 studenti messicani scomparsi lo scorso settembre a Iguala, nello stato messicano di Guerrero. A dirlo è stato il procuratore generale del Messico, Jesús Murillo. Sarebbero tutti morti per decisione di una banda criminale che opera nel cartello della droga: a confermarlo le 39 confessioni da parte di alcuni membri della banda criminale e dei poliziotti coinvolti nel caso. Finora però gli esami del DNA, realizzati in un laboratorio in Austria, hanno portato all’identificazione di un solo studente. Per le pessime condizioni dei resti consegnati al laboratorio non sarà possibile identificare gli altri corpi.

GUERRA TRA BANDE? 

Tra le confessioni quella che ha fornito più dettagli agli inquirenti è stata la testimonianza di Felipe Rodriguez Salgado, conosciuto anche come “El Cepillo”, membro della banda criminale “Guerreros Unidos”. Sarebbe questa la gang responsabile del sequestro, la sparizione e l’uccisione degli studenti. Dal racconto del testimone l’autobus su cui erano a bordo gli studenti è stato assaltato perché  all’interno vi erano dei membri di una loro banda rivale, i “Los Rojos”. Secondo la testimonianza di El Cepillo, testimone oculare perché membro dei Guerreros Unidos, gli studenti sono stati uccisi e i loro corpi bruciati in una discarica. La polizia messicana ha individuato il possibile luogo dove si sarebbe appiccato un grande incendio in grado di bruciare tutti i 43 corpi  (visione che è stata contestata dagli scienziati messicani).

Mexico missing students

LA REAZIONE DELLE FAMIGLIE

Ieri la magistratura messicana ha detto di avere “la certezza giuridica” della morte dei ragazzi, ma i familiari degli studenti continuano a manifestare per chiedere di andare avanti con le ricerche e approfondire la vicenda. Subito dopo le dichiarazioni di Murillo è stata organizzata una conferenza stampa in cui  i parenti delle vittime hanno accusato il governo di voler mettere fine alle indagini. Diversi famigliari sostengono che gli studenti siano ancora vivi e due giorni fa hanno organizzato grande manifestazione a Città del Messico per chiedere al governo di non chiudere le indagini.

LA VICENDA

L’autobus con gli studenti era stato fermato su una strada di Iguala. Alcuni passeggeri erano diretti verso un evento organizzato dal sindaco di Iguala, José Luis Abarca, e sua moglie María de los Ángeles Pineda, per aderire ad una protesta. La polizia locale li ha fermati e in seguito a una sparatoria ha arrestato i 43 studenti. I ragazzi sarebbero stati poi consegnati dalla polizia locale alla banda criminale molto potente dei Guerreros Unidos. Intanto il sindaco di Iguala e la moglie sono stati arrestati dopo un breve periodo di latitanza con l’accusa di di essere i mandanti del sequestro e di avere legami stretti con i Guerreros Unidos.

Redazione

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