U2, Songs of Innocence, la recensione: un flop musicale prevedibile?

u2 songs of innocence - twitter com

Gli U2 (foto via: twitter.com)

Songs of Innocence, il tanto atteso nuovo album degli U2 è finalmente uscito. La decisione di pubblicarlo praticamente a sorpresa, rendendolo inoltre disponibile gratuitamente su iTunes ha fatto gridare all’innovazione da parte di molti. In realtà ci troviamo di fronte a una pratica diffusa già da molto tempo grazie alla quale migliaia di band in tutto il mondo hanno messo a disposizione la propria musica attraverso piattaforme che permettono l’ascolto e il download. La scelta degli U2 parte da un presupposto all’apparenza onorevole che nasconde nemmeno troppo bene una sapiente operazione di marketing che frutterà loro un incasso notevole. Gli U2 sono una macchina da guerra per quanto riguarda i guadagni annui stimati e un album disponibile gratuitamente non genera alcuna perdita per le tasche di Bono e soci, anzi. Una band del genere guadagna anche in seguito a una silenziosa flatulenza. Lasciando da parte la bontà o meno della decisione di pubblicare Songs of Innocence gratuitamente, concentriamoci su quello che dovrebbe essere, per una band, il fulcro attorno al quale gira tutto il suo universo: la musica.

UN PUNTO DI DOMANDA – Gli U2 si sono guadagnati la fama mondiale grazie a numerosi album che sono entrati di diritto nella storia del rock degli ultimi 30 anni. Una prima fase “giovanile”, rabbiosamente influenzata dai Clash e dal post punk; seguita da un avvicinamento al rock blues americano, con il conseguente e meritato successo mondiale. Poi la svolta degli anni ’90, con il nuovo corso musicale che ha fatto storcere il naso ai fan più oltranzisti, ma che ben rappresentava la voglia di Bono e soci di sperimentare, di allontanare la prospettiva di diventare una band cliché, per proporre invece una musica in costante evoluzione. Infine il ritorno a un rock più classico con l’inizio del nuovo millennio, con un discreto All That You Can’t Leave Behind seguito però da altri due dischi sempre meno convincenti, segno di una certa aridità compositiva e di un progressivo avvicinamento al pop/rock da classifica più insulso e noioso. È chiaro quindi che l’uscita di Songs of Innocence viene accolta con un certo scetticismo: ci troveremo di fronte a una nuova rinascita o al proseguimento di quel declino musicale in atto da ormai più di 10 anni?

POCHE IDEE – Le danze si aprono con The Miracle (Of Joey Ramone) avviata da un coro poppeggiante, seguito da un chitarrone massiccio e da una strofa dal buon incedere. Un brano lontano parente dei grandi singoli del passato sfornati dagli U2, ma omogeneo e sapientemente costruito, non a caso scelto come primo singolo: un pezzo che di sicuro campeggerà per le stazioni radio italiane per molte settimane. La successiva Every Breaking Wave è un brano riflessivo, che si muove in territori già ampiamente battuti in passato dalla band irlandese, e che alla lunga risulta stancante. Con California (There is no End to Love) inizia a serpeggiare una certa mancanza di idee, che la band tenta di mascherare con una sezione ritmica fluida ma scontata. Per non parlare della voce di Bono, a tratti sfiatata e irritante, che non riesce a essere più la protagonista di un tempo.

u2songs Songs of Innocence - lastampa it

La copertina di ‘Songs of Innocence’ (foto via: lastampa.it)

SBADIGLI A CATENASong for Someone si apre con un buon arpeggio acustico, che si perde però in una lagnosa linea vocale capace di generare solo sbadigli, con un Bono che sembra sempre fare una fatica immane a concludere i pezzi, e una sezione ritmica svogliata e priva di mordente. Songs of Innocence prosegue quindi con Iris (Hold Me Close), una canzone che nella sua parte iniziale sfrutta la classica ricetta musicale tanto cara agli U2 composta da una chitarra brillante e ricca di delay e da un basso rombante. A non convincere però è il ritornello, che soffre di una significativa perdita di mordente. La successiva Volcano è un brano quasi ballabile, forte di un basso potente ma che difetta di omogeneità e coesione nelle sue componenti; mentre Raised by Wolves ha un buon incedere iniziale, che si perde però in una ritmica ripetitiva e in un ritornello dove è ancora un volta la voce di Bono a non convincere. Cedarwood Road offre un interessante riff blues iniziale dall’incedere sensuale, che purtroppo sfocia in una strofa molle come le croste del grana nel minestrone dopo ore di immersione. Un riff che poteva e doveva essere sfruttato meglio, in un brano dal gran potenziale inespresso.

NOIOSO E INSIPIDO – Si prosegue quindi con Sleep Like a Baby Tonight: il capitolo più riuscito del lotto, se si pensa al significato del verbo inglese to sleep contenuto nel titolo: l’effetto è proprio quello del più efficace sonnifero disponibile sul mercato. Un brano ricco di tastiere e sintetizzatori, dove gli U2 sembrano voler giocare a fare i Depeche Mode, con un risultato ai limiti del fallimentare. Giunti a questo punto inizia a serpeggiare una considerevole noia che This is Where You Can Reach Me Now non riesce a contrastare: un brano non brutto, ma insipido, ridondante e privo di mordente. Songs of Innocence si conclude quindi con The Troubles, altro pezzo noioso, di cui non si sentiva il bisogno, privo di spina dorsale e di una vera utilità.

NON CI SIAMOSongs of Innocence concretizza ancora una volta la progressiva perdita di ispirazione ed efficacia della proposta musicale degli U2, ormai l’ombra della grande rock band di un tempo. Grandi tastiere e sintetizzatori forniscono un sostrato corposo e mellifluo dove un The Edge timido e timoroso (se non per un paio di significativi riff) risulta spaesato e in perenne disparte; una sezione ritmica Mullen/Clayton molle e svogliata; e un Bono che (nonostante si impegni in liriche sulla gioventù e sull’infanzia, piene di speranza e amore) non ne ha davvero più, risultando sfiatato, affaticato e ai limiti dello stonato in alcuni frangenti, soprattutto sugli acuti.

LA HYBRIS DI CHI NON VUOLE RITIRARSI – La domanda sorge spontanea: perché non ritirarsi? Qualcuno potrebbe rispondere che Bono e soci proseguono la loro carriera unicamente per il fattore economico, senza considerare però che anche di fronte a un ritiro dalle scene i quattro di Dublino solo con i diritti d’autore continuerebbero a guadagnare palate di soldi ogni anno. Chiudere i battenti ora e per sempre sarebbe la cosa migliore per gli U2, ormai incapaci di offrire una proposta musicale significativa. Un bel tour d’addio, e tanti saluti a tutti, mettendo da parte la hybris del musicista che si sente immortale e non si rende conto che spesso la cosa migliore sarebbe quella di pronunciare l’impronunciabile parola “fine”. Una parola che gli U2 dovrebbero invece avere il coraggio di iniziare a considerare seriamente, prima di rischiare di diventare la caricatura di se stessi: un rischio sempre abilmente evitato dai quattro di Dublino durante il loro lungo percorso musicale, ma pericolosamente vicino in questo punto della loro carriera, come dimostrato da questo noioso e confuso Songs of Innocence.

Voto 4,5

Alberto Staiz

@AlStaiz

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27 Risponde a U2, Songs of Innocence, la recensione: un flop musicale prevedibile?

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    Massimiliano 12/09/2014 a 17:43

    Onestamente, cosa pretendere di più dai quattro irlandesi più famosi del mondo? E evidente che hanno fatto il loro tempo e che
    la fiamma si sta lentamente spegnendo ma la mia generazione (X) che è cresciuta con loro in questo gli assomiglia molto.
    Dovremmo avere tutti il coraggio di ammettere che il rock è da tempo diventata la musica di mamma e papa e albums come questo non nascondono il fatto che gli U2 suonano per chi non ha più diciotto anni da tempo e che è ormai “bollito” come loro.
    Fanno bene, fanno male? Fare soldi (Tanti) giocando con gli strumenti senza avere una vibrante ispirazione e sfruttando sapientemente nuove regole di business non è un crimine ma un mestiere (Il più bello del mondo) e piuttosto che su questo, io punterei l’indice sulla ormai decennale mancanza di tematiche sociali e politiche, che hanno reso gli U2 quello che sono oggi, e che rischiano di sbiadire pericolosamente nei ricordi della gente.

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    gslkjfdklg 12/09/2014 a 19:39

    Comunque si scrive “Tonight”, non “Tonite”.

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    Alberto Staiz 12/09/2014 a 20:00

    Gentile gslkjfdklg, la ringrazio per la segnalazione. “Tonite” esiste ed è una forma colloquiale di “tonight”, ma non è evidentemente la parola corretta contenuta nel titolo della canzone. Mea culpa, errore di battitura. La ringrazio ancora per la segnalazione.

    Alberto Staiz

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    Cortis 12/09/2014 a 21:11

    Ennesima recensione sconcertante, frutto solo di pregiudizio e della moda di sparare a zero comunque a prescindere sugli U2. Se trent’anni fa faceva figo scrivere bene sui dublinesi emergenti, ora lo sport più in voga è buttare m..a addosso solo per un unico motivo: sono sempre i numeri uno

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    Alberto Staiz 13/09/2014 a 01:12

    Gentile lettore, da grande fan degli U2 quale sono ho ascoltato Songs of Innocence senza pregiudizio, bensì con la sincera speranza di ascoltare un buon prodotto musicale. Purtoppo così non è stato. “Buttare m…a addosso” è uno sport che non pratico. In questa recensione ho semplicemente argomentato quella che ritengo la mia sincera opinione personale. Ovviamente non pretendo che tutti siano concordi con me.

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    Sasas 13/09/2014 a 02:16

    Recensione davvero troppo cattiva, se la poteva risparmiare, ma in compenso è scritta “giornalisticamente” molto bene, su questo complimenti!

    Tornando alla band rock irlandese, appena ho messo le cuffie per ascoltare l’album neo nato, con Miracle ho sorriso, in me è giunta una forte carica.
    Every breaking waves è una canzone molto emozionante, quasi da fine concerto! California una canzone molto solare.
    Song for someone un po’ scontata ma è fatta bene.
    Iris è davvero orecchiabile, viene voglia di riascoltarla, come Thisis where you can reach ne now. The troubles carina ma la peggiore dell’album secondo me, così come sleep like a baby tonight…

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    Silvano 13/09/2014 a 02:42

    Non condivido quasi nulla della tua recensione. La musica, come tutte le forme d’arte, può essere oggetto di critiche positive o negative a seconda del gusto personale di chi ascolta e a te questo lavoro degli U2 non piace. A me si, e pure parecchio. Lo ritengo persino il miglior album del gruppo da Achtung Baby in poi… La voce di Bono “affaticata e ai limiti dello stonato…” Ma scherziamo? Si provi a cantare Volcano, pezzo dall’energia prorompente con evidenti richiami alla new-wave dei primi anni ’80, al punk ma al tempo stesso con sonorità moderne, non ci si riesce minimamente. L’estensione di Bono è notevole, i passaggi dai toni bassi al falsetto con relativi urletti sono irraggiungibili. L’album non ha nulla di soporifero, anzi sono più che soddisfatto di non trovarmi di fronte a nessuna ballata che strizzi l’occhio alle classifiche e a pezzi di facile presa, se non per “Every Breaking Wave” che sa un pò troppo di già sentito. Il resto fila mescolando i vari stilemi del gruppo: la grinta dei primi album, il blues e le chitarre sporche dal sapore americano, i suoni elettrici degli anni ’90, il piano e alcune atmosfere rarefatte che sembrano uscite da “The Unforgettable Fire”… Mi spiace ma questo album non merita una stroncatura simile. E non sono mai stato un fanatico degli U2. Saluti

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    Pierluigi 13/09/2014 a 04:30

    Giudizio troppo severo, anche lì dove non ce n’è bisogno. A me mancano gli U2, quelli del “delay is the way”, dello zooTv e gli occhialoni di Bono, delle frustate di batteria nelle domeniche di sangue irlandesi… a chi non mancherebbero quel tipo di “U2″? Mi devo rendere conto peró che dopo 34 anni dall’uscita dell’acerbo “Boy” gli U2 non possono restare fermi agli anni migliori, non ne hanno la necessità. Il cambio di sound che segnó il punto definitivo del trionfo mondiale a favore della band, fu quello che portó ad Achtung Baby, a mio avviso il miglior album per sonorità e innovazione, che peró nacque da una frattura al limite dell’irreparabile. Quella sensazione di dover a tutti i costi setacciare nuove strade, esplorare nuovi orizzonti… 30 anni dopo queste necessità non si avvertono, o meglio, si avvertono solo nel lato più conveniente. E la scelta di rilasciare l’album in una maniera così “gratuita” è stata geniale da quel punto di vista. Ed è giusto che sia così perchè da quasi sessantenni non si puó pretendere un album che ti faccia sobbalzare fino all’infarto, si chiamerebbero Rolling Stones non U2. Per questo dico che definire quei lampi luminosi di U2 presenti nell’album come noiosi mi pare un giudizio troppo severo. Togliendoci le brutte sonorità commerciali, presenti ormai da Vertigo, con riff banali e ripetitivi, in quest’album, anche se in minimissima parte, ritrovo sonorità di Pop (sleep like a baby tonight, mi ricorda wake up dead man), the unforgettable fire e addirittura war e HTDAAB (song of someone è una versione più timida di sometimes you can’t…). Gli U2 che si vogliono ricercare in quest’articolo sono ormai fermi nel tempo a fine 90′. Insomma per me quest’album, per come è stato costruito e annunciato dallo stesso Bono, è un progetto riuscito e promosso, con qualche riserva.

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    Paolo Marzola 13/09/2014 a 09:00

    Personalmente lo ritengo un gran bel disco, un disco pieno di ricordi di un epoca diversa da quella in cui viviamo! il disco è da considerare parte di di un progetto che forse prevede 3 dischi per cui aspetterei a dire che sono bolliti

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    Maico 13/09/2014 a 12:09

    Chi farebbe meglio ad iniziare a considerare la parola “fine”: qualcuno che e’ sulla cresta dell’onda da una vita, o qualcun altro che non lo sara’ mai???
    “Bono ai limiti dello stonato” e’ bellissima, qui stiamo ancora tutti ridendo di cuore!
    Di seguito le posto un link per alcuni utili annunci di lavoro, cosi’ magari ne trova uno che fa per lei.
    In bocca al lupo!

    http://lavoro.corriere.it/

    Rispondi
  11. avatar
    Cortis 13/09/2014 a 14:25

    Mi associo agli ultimi commenti.. Più lo ascolto e più mi piace.. Il più bello del dopo Zooropa..Sono curioso di vedere cosa lei intende per “bell’album”.. Un consiglio gentile sig. Staiz.. Vada a fare la recensione ai cantanti di XFactor.. Sicuramente troverà qualcuno rispondente ai suoi gusti musicali…

    Rispondi
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    massenzio 13/09/2014 a 18:12

    Mi trovo d’accordo con la
    recensione….Enon hanno il coraggio che hanno avuto i Rem nel ritirarsi….anche perché casomai avrebbero dovuto farlo prima….ormai lo sputtanamento è già stato fatto

    Rispondi
  13. avatar
    Angioetto 13/09/2014 a 20:25

    Come altri prima di me, questa recensione mi fa ridere! Questo è il miglior album da 15 anni a questa parte. Più lo ascolto è più mi piace. Non ci sarà il brano che in assoluto resterà nella storia (ci avevano abituati troppo bene negli anni d’oro ), ma complessivamente tutto il disco si fa ascoltare , scorre bene, con picchi di eccellenze qua e la. Ottimo disco!

    Rispondi
  14. avatar
    sandro prof 13/09/2014 a 20:33

    Caro Staiz.
    Ascolta l’album almeno 20 volte e poi ne riparliamo.
    E poi magari vatti a vedere un bel live di qualche pezzo (tutti) che critichi.
    In california la voce è incerta volutamente ase……
    Comunque staiz hai scritto una montagna di cazzate.
    Vai a fare le recensioni dello zecchino d’oro.
    tanti cari saluti….
    P.s. sei il risultato della crisi economica globale perchè è palese che questo lavoro te lo sei inventato.

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    Vittorio 13/09/2014 a 22:05

    Da questo post si evidenzia la maleducazione, l’ignoranza e l’incapacità di molti fan degli U2 di accettare le critiche. Fortunatamente chi ha un po’ di sale in zucca tende a fidarsi più delle parole di chi è professionista e ci mette il nome e la faccia, piuttosto dei SIGNOR NESSUNO che si nascondono dietro uno pseudonimo e non hanno il coraggio di mostrare la faccia o di farci conoscere la loro professione.
    Cafoni!

    Rispondi
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    Maico 14/09/2014 a 00:35

    ‘Cogito ergo sum’, e non lascio che altri pensino al posto mio per dirmi cosa e’ bello e cosa non lo e’. Possiedo due orecchie e le utilizzo, quanto basta per fare il critico musicale “professionista”. Chi ha sale in zucca lo usi.

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      vittorio 14/09/2014 a 10:48

      Nessuno ha mai detto il contrario, io le sto SOLO dicendo che é un maleducato cafone a rivolgersi in quel modo a qualcuno che non conosce, solo perché ha fatto il suo stesso ragionamento, cioè esprimere una propria opinione personale fregandosene di quello che pensate lei e i suoi colleghi “lettori”.
      Le do un consiglio non richiesto, ma me ne sbatto e glielo do comunque, quando si guarda allo specchio al mattino, prima di guardarsi le orecchie e sentirsi un critico musicale professionista, si guardi negli occhi e provi a sentirsi un essere umano, senza sentirsi in dovere di offendere chi non la pensa come lei!
      buona giornata

      Rispondi
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      Vittorio 14/09/2014 a 10:58

      Non ha centrato il punto!
      A nessuno frega quello che pensa lei, ma l’educazione é un bene comune che serve a tutti e sarebbe duopo usarla!
      Buona giornata

      Rispondi
  17. avatar
    Lucas71 14/09/2014 a 08:49

    Album da voto 8!il migliore degli ultimi 10 anni…mi chiedo spesso cosa sarebbe il panorama rock-pop in questo periodo storico musicale senza gli U2…quasi il nulla!!!Abbiamo finalmente qualcosa di serio da sentire in questo autunno-inverno 2014, e poi una cortesia,prima di giudicare un nuovo album ascoltiamolo 10,20,30 volte!!!Ti regalano un CD e si apre una polemica mediatica senza fine…ma, viva la musica,viva gli U2 e tutti gli artisti che riescono a creare ancora delle sincere emozioni!!!

    Rispondi
  18. avatar
    Maico 14/09/2014 a 15:12

    Rosicatio non petita. Comunque si scrive “d’uopo” ;-)

    Rispondi
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      Vittorio 14/09/2014 a 18:06

      Avrò anche sbagliato a scrivere, ma almeno non sono uno s****zo come te ;)

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  19. avatar
    Monia 14/09/2014 a 20:13

    A gente come lei non dovrebbero permettere di scrivere. Maleducato, arrogante e gratuito. E il suo articolo non è neanche scritto bene. Un mucchio di ripetizioni e frasi mal costruite. Prima di criticare il lavoro degli altri, impari a fare il suo

    Rispondi
  20. avatar
    Nick 15/09/2014 a 10:34

    Non condivido per nulla la linea dell’articolo. Riconosco che non siamo di fronte ad “Achtung Baby”: c’è già stato un “Achtung Baby” nella loro storia, e non ne serve un altro. QUesto disco porta un titolo diverso perchè è diverso. Felicemente diverso. Il noiso “The Troubles” l’avrò ascoltata centinaia di volte e la trovo una delle più belle liriche/musiche realizzate finora.
    Ad majora,
    Nicola.

    Rispondi
  21. avatar
    fabio 15/09/2014 a 14:11

    ottima recensione scritta da un professionista. E’ sempre un piacere leggere un buon articolo.
    complimenti

    Rispondi
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    Mustapha Jamal Hakeem 11/10/2014 a 12:19

    Rispetto il parere del Signor Staiz e per quanto concerne questo articolo lo condivido appieno. Ma, anche qualora non fossi d’accordo, non lo insulterei in maniera infantile come hanno fatto alcuni nei commenti. Lui ci ha messo nome, cognome e la faccia. Abbiate il coraggio di farlo anche voi e di scrivere qualcosa di educato, intelligente e costruttivo. Non vi piace la recensione e non la condividete? Scrivete perché, così se ne può discutere. Il rispetto e l’educazione prima di tutto. Invece qui sembra di imbattersi nella logica codarda di chi, ad esempio, imbratta i muri dei palazzi e poi scappa. Il che ci lascia inevitabilmente rabbia, tristezza e sconforto. Saluti.

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  23. avatar
    Firestarter 27/10/2014 a 00:44

    U2 molto influenti negli anni 80′ e primi 90′ poi basta.Nel 1997 gli U2 non cercarono di “rinnovarsi”,ma copiarono spudoratamente in una misera traccia la musica elettronica che andava per la maggiore in quel momento (vedi Prodigy & Co.).
    Come delle pecore,a Bologna fu sold out e meno male che io evitai il gregge impazzito perché volevano portarmi a forza a vedere quella roba.
    L’ultimo cd è roba inutile,come molti altri gruppi e non perché siano passati anni,ma perché è orribile.

    Rispondi
  24. avatar
    Shitbeard 16/11/2014 a 00:17

    Recensione ben fatta. Il disco l’ho cestinato al volo. Nel 2014 sprecare 40 minuti della mia esistenza per un nuovo album degli U2 non m’interessa proprio. Li ho amati molto, visti anche durante il tour per “Achtung Baby”. Vale ancora la pena oggi, nel 2014 stare qui a litigare per 4 bolsi milionari 55enni che non ne azzeccano una da 20 anni? L’ultimo album degno fu “Zooropa”…era il 1993. Io avevo 20 anni. Fatevi 2 conti…

    Rispondi

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