Tutto il precariato…pagina per pagina

La copertina del libro

Il titolo suggerisce al primo impatto un’impostazione di tipo saggistico, tanto è diretto, crudo, essenziale, senza fronzoli, scevro da simbolismi e decisamente poco allusivo come di solito meglio si preferisce per le opere di fiction. E invece Precarietà a tempo indeterminato di Ferdinando Morabito, pubblicato dalla ravennate Sensoinverso Edizioni nella collana AcquaFragile, ha la leggibilità,  il ritmo e la struttura di un romanzo.

Un romanzo ‘storico’, si potrebbe azzardare forzando un po’ i limiti di questa categoria letteraria, perchè quello che racconta è senza dubbio Storia, proprio con la S maiuscola, quella che un giorno sarà nei libri di scuola. I nomi che i posteri ricorderanno saranno certamente quelli di capi di Stato e di Governo che di questa fase sono i volti simbolo; accanto ci saranno quelli di legislatori e giuslavoristi che con il loro operato hanno creato i presupposti di quanto sta accadendo nel mondo del lavoro e dell’economia, ma i protagonisti, quelli veri, eroi o vittime loro malgrado, di questa Storia sono i normalissimi ed anonimi ‘giovani’ che solo per caso in questo libro assumono i nomi di Dino, Brian, Alessia, Peter, Santino, Greta, Alessandra, Eric, Erica, Edoardo, Miriam, Isabel, Vincenzo,  Fiona,  Michele, ma che in realtà portano tutti i nomi del mondo: il mio, il vostro, quello dei vostri amici e amiche, o magari dei vostri figli o nipoti e dei loro compagni di scuola e di università.

Roma. Novembre 2006. Tra i fanatici del pallone è ancora viva l’emozione della Nazionale campione del mondo sotto il cielo di Berlino. In una città definita nei suoi caratteri essenziali, evocando i luoghi che per eccellenza sembrano appartenere a chi ha meno di 30 anni (il quartiere di San Lorenzo e il cinema Tibur, Villa Ada, Villa Borghese, Piazza Trilussa, Campo dei Fiori) si srotola l’esistenza di un gruppo di ragazzi e ragazze uniti da differenti legami (amicizia, amore, ex-amore, attrazione fisica, attrazione psichica), con passati e famiglie diverse alle spalle, con formazioni e caratteri opposti, con ideali e ambizioni polarizzate, persino con orientamenti sessuali inconciliabili tra loro.

Questi elementi ora ne cementano il legame ora ne sfilacciano la esile trama, ma ciò che inesorabilmente condividono è quello ‘spettro’ che si aggira per l’Italia, oltre che per l’Europa e per il mondo: il precariato. Dietro la loro vita quotidiana, sotto i gesti semplici e consueti di chi vivendo fuori casa cerca nei conquilini e negli amici valide alternative al calore e alle abitudini della famiglia (in primis il rito del pasto che raccoglie tutti intorno ad un tavolo e ad un piatto fumante di spaghetti), i protagonisti si confrontano con il senso di instabilità e transitorietà che distingue ormai il presente, e cupamente il futuro, di chi si sente talvolta etichettato come “bamboccione” o inserito nella categoria “generazione mille euro”.

E questo spirito dell’indeterminatezza che aleggia su tutto e tutti entra strisciando – come un demone sotto la pelle – nei pensieri, si annida nel cervello, si infiltra nella mente, si insinua nel cuore e pare impedire a chi ne viene contaminato, di vivere serenamente quelli che, per chi li ha superati, restano i “migliori anni”.

Precari in corteo (impresalavoro.eu)

La precarietà non resta più confinata alla sfera professionale, si espande come una bolla e rende spesso incapaci di guardare la propria vita sulla lunga distanza: l’impossibilità di immaginare un lavoro sicuro, lo svanire del mito del posto fisso, sembra aver privato un’intera generazione di qualcosa di più grande e profondo, una sorta di stabilità dei sentimenti e delle emozioni.

Questo racconta – con vena ironica e senza piangersi addosso –  il romanzo di Ferdinando Morabito, una gioventù tanto desiderosa di vivere, tanto coraggiosamente fiduciosa nel fatto che “qualcosa cambierà”, quanto tragicamente disillusa nell’intimo e troppo spesso costretta a scendere a compromessi per ritagliarsi uno spazio nel mondo. 

Proprio lo scendere a patti con la vita – una vita molto diversa nella realtà da quella sognata e progettata – sembra essere il secondo spettro dei 25-30enni d’oggi, e alcuni dei protagonisti di Precarietà a tempo indeterminato ne incarnano pienamente il senso: Erica, che piena di entusiasmo parte per New York aggiungendo il suo cervello a quelli in fuga fuori dal suo Paese; Greta, che spogliatasi (in tutti i sensi) dalla patina di perbenismo della sua immagine di brava ragazza trova una facile via di successo usando sì il cervello, ma a servizio di un proficuo sfruttamento del suo corpo,  in modo diverso da come si sarebbe aspettata; Edoardo, che rinuncia ad avere amici veri per collezionare conoscenze utili alla sua ambizione e alla sua scalata.

Ma è davvero tutto così nero come appare? L’esistenza stessa del romanzo di Morabito dice di no. L’impressione – considerata l’età dell’autore, la sua origine calabrese a fronte di un’attuale domicilio romano e l’avvertenza a fondo di pagina 8 - è che il libro sia nutrito di molti aspetti autobiografici, rendendo così il giovane ed esordiente scrittore specchio perfetto della stessa realtà che ha voluto raccontare e contemporaneamente lente di ingrandimento di quelle piccole opportunità e possibilità che mostrano come a questa realtà si possa sopravvivere con fierezza e determinazione, rendendola motivo di forza e non di sconfitta.

Come si legge in quarta di copertina, la battaglia è stressante, ma necessaria.

Laura Dabbene

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