Tutti i mali del Sistema Sanitario Nazionale

liste d'attesa infinite e ticket costosissimi sono solo alcuni dei mali del SSN (www.daily.wired.it)

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Roma – È stato presentato questa mattina, a Roma, al ministero della Salute, il 16° rapporto Pit Salute 2013 del Tribunale per i diritti del malato, il cui titolo è Meno sanità per tutti, la riforma strisciante. Il rapporto di quest’anno prende in considerazione soprattutto l’accesso alle prestazioni sanitarie, come problema maggiormente sentito dalla gente nei confronti della sanità pubblica, al contrario degli anni passati che vedevano al primo posto gli errori medici.

Dal rapporto, infatti, emerge un quadro disastroso per quanto riguarda i tempi di attesa che permettono l’accesso alle prestazioni sanitarie: per fare una mammografia i tempi di attesa sfiorano i tredici mesi. Per una visita urologica o pneumologica bisogna aspettare un anno. Per un ecodoppler o una colonscopia fino a nove mesi. Nonostante la fotografia scattata dal Pit Salute sembri sconcertante, il peggio arriva dopo: infatti, sono oncologia, ginecologia e ostetricia a vincere la maglia nera nei ritardi all’accesso alle cure, quei settori in cui sembra impossibile dover aspettare. In particolare, secondo il rapporto, i ritardi in oncologia sono con il 17,5 per cento delle segnalazioni mentre ginecologia e ostetricia sono con il 13,6 per cento.

Queste le parole di Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del malato e responsabile del coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici: «Ciò che emerge dal Pit 2013, è che il sistema sanitario nazionale pubblico, universale, equo e solidale, così come lo abbiamo sempre conosciuto, oggi purtroppo è un lontano ricordo. A chi dice che bisogna ripensare il concetto di universalismo, rispondiamo che ciò è già stato realizzato nei fatti attraverso una riforma non formalizzata, sulla quale né i cittadini, né gli operatori sanitari e tutti gli altri attori sono stati chiamati a dire la loro: praticamente una vera e propria riforma strisciante».

Anche l’accesso ai farmaci appare piuttosto gravoso in termini economici, ed è il secondo settore segnalato dai cittadini. Per quanto riguarda i farmaci in fascia A i cittadini sono costretti a pagare una differenza di prezzo maggiore tra il generico e quello di marca. I pazienti con malattie croniche o rare, invece, devono pagare di tasca propria i farmaci in fascia C, arrivando a spendere in media all’anno 1.127 euro, nonostante siano indispensabili alla loro sopravvivenza. L’ultimo settore preso in considerazione nel rapporto e segnalato dalla gente è il costo dei ticket sulla diagnostica e sulla specialistica, che sta diventando un vero e proprio ostacolo alle cure perchè troppo oneroso.

Mariangela Campo

Foto: www.daily.wired.it; www.nauralmentemeglio.it

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