Tutte le grane del presidente

Non si placano le polemiche attorno al Pdl. I finiani meditano la sfiducia a Cosentino. Berlusconi minaccia: «Chi vota la sfiducia è fuori»

di Nicola Gilardi

Denis Verdini

ROMA – Fra inchieste ed indagati, mazzette e logge segrete, ci si chiede che fine farà questo governo. Nonostante le dichiarazioni di Berlusconi, che ha definito la P3 come un associazione composta da «quattro pensionati sfigati», il problema inizia a diventare grosso. Invischiati nel fango Denis Verdini, coordinatore del Pdl e uomo di fiducia del premier, Nicola Cosentino, già indagato per concorso esterno in associazione camorristica, e infine Giacomo Caliendo. La magistratura sta indagando tuttora su di loro e ogni giorno compaiono prove sempre più schiaccianti.

Il presidente del Consiglio li difende a spada tratta dall’attacco «giacobino e giustizialista». Intanto il Pd e l’Idv preparano le mozioni di sfiducia, nei confronti di Cosentino e Caliendo, che presto potrebbero essere presentate in Parlamento. L’idea stuzzica i finiani, da sempre sostenitori della legalità, che potrebbero votare la sfiducia e mettere in serio imbarazzo il Pdl.

«Chi voterà le mozioni di sfiducia nei confronti di esponenti del governo si pone fuori dal partito e della maggioranza». Sarebbero state queste le parole di Berlusconi, subito dopo smentite, per avvisare i dissidenti che le conseguenze potrebbero essere disastrose. La risposta, più chiara non potrebbe essere, arriva da Fabio Granata, uomo di Fini che dal suo sito (www.fabiogranata.com) ha scritto: «Per i vertici del Pdl la questione morale non esiste» arrivando ad affermare: «Espelleteci tutti».

Fabio Granata

Il premier medita ad una scissione con Fini e intanto sonda il terreno di Casini. A questo è servita la cena a casa di Bruno Vespa, poco credibile che sia stata solo una cena di piacere. Il leader dell’Udc ha lanciato segnali di apertura, ma a patto che venga limitato il potere della Lega, che invece non vuole un allargamento al centro. Casini vorrebbe un governo di solidarietà nazionale al quale partecipasse anche il Pd, che però ha risposto di no, volendo mettere fine all’era Berlusconi.

Le priorità adesso sono l’approvazione della manovra finanziaria, blindata dalla richiesta della fiducia, e il ddl intercettazioni, che ha ricevuto un parere negativo persino dall’Onu. I finiani, però, continuano a metterci lo zampino e Giulia Bongiorno ha presentato 5 emendamenti per alleggerire la legge sulle intercettazioni e favorire il lavoro di magistratura e polizia.

Questo sarà un momento decisivo per il governo e per la maggioranza. Se dovessero essere presentate le mozioni di sfiducia contro Cosentino e Caliendo, la presunta (ma neanche tanto) presa di posizione dei finiani potrebbe portare ad un provvedimento drastico, come l’espulsione dal partito. Allora il governo dovrebbe fronteggiare una crisi molto grave e senza un appoggio esterno, ad esempio quello di Casini, non sarebbe possibile proseguire la legislatura.

L’alleato di Berlusconi, Umberto Bossi, davanti alla caduta del governo cosa farebbe? Il federalismo non verrebbe attuato, il ché potrebbe indispettire la Lega e strappare ulteriormente consenso attorno alla maggioranza.

Lo scenario è molto contorto. Il gioco delle alleanze deve essere ripensato. Le inchieste stanno erodendo, di nuovo, la credibilità della classe politica. In fondo da tangentopoli nulla è cambiato, anzi, i fatti ci mettono di fronte all’evidenza che il malaffare è ancora dentro al Palazzo e non ne vuole uscire.

Foto: www.ultimissimenotizie.myblog.it; www.liberainformazione.org

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Una risposta a Tutte le grane del presidente

  1. avatar
    CARLO POCHY RIANO' 14/07/2010 a 17:31

    IL NOSTRO GOVERNO E’ FORMATO DA COSENTINO,VERDINI,DELL’UTRI ECC.ECC.SENZA ESCLUDERE LO STESSO BERLUSCONI.CHE VERGOGNA..CARLO POCHY RIANO’ SEGRETARIO GENERALE POLITICO DELLA C.I.L.CONFEDERAZIONE INTERCATEGORIALE LAVORATORI

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