Turchia: uomini in minigonna contro la violenza sulle donne

In Turchia gli uomini sono scesi in piazza insieme alle donne per protestare contro le violenze sessuali. E lo hanno fatto in minigonna

La protesta delle gonne in Turchia (Fonte foto: www.notizie.yahoo.com)

La protesta delle gonne in Turchia (Fonte foto: www.notizie.yahoo.com)

Istanbul – Il mondo sta cambiando: in Turchia gli uomini sono scesi in piazza con le donne per combattere insieme contro il dilagare della violenza sessuale. E lo hanno fatto in minigonna, con lo slogan «se la minigonna è un invito alla violenza, allora stuprate anche noi». Una goccia nel mare, un granello di sabbia nel deserto, ma che comunque sta facendo il giro del mondo grazie all’hashtag #ozgecanicinminietekgiy, ovvero «indossa una gonna per Ozgecan».

(Fonte foto: www.inagist.com)

(Fonte foto: www.inagist.com)

#OZGECANICINMINIETEKGIY – La campagna social è nata da un terribile fatto di cronaca: lo scorso 11 febbraio una ragazza di nome Ozgecan Aslan, studentessa universitaria di 20 anni, è stata violentata, picchiata e poi bruciata viva a Mersin. La giovane era rimasta l’ultima passeggera di un autobus, il cui autista si è trasformato nel suo aguzzino: ha fermato il bus e ha cercato di violentarla, ma la ragazza si è difesa, usando lo spray al peperoncino, calci e pugni. Ma quando l’uomo ha iniziato a picchiarla lei non ce l’ha più fatta. Così lui l’ha violentata e poi bruciata viva. Infine l’ha gettata in un fiume. Ed è lì che il corpo di Ozgecan è stato ritrovato.

 

Da questo orribile episodio di violenza, i giovani uomini turchi hanno deciso di scendere in piazza a fianco delle donne e sul web con l’hashtag #ozgecanicinminietekgiy, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno che in Turchia è all’ordine del giorno: basta dare uno sguardo alla stampa nazionale per capire di cosa stiamo parlando. Nelle prime pagine figurano notizie di inaudita violenza: una ragazza è stata picchiata e poi investita con l’auto dal fidanzato ad Antalya; a Istanbul un marito ha ucciso la moglie facendola a pezzi e poi buttandola nel cassonetto della spazzatura; a Smirne un marito ha letteralmente spinto giù dal balcone la moglie durante una litigata; nella cittadina di Hatay, al confine con la Siria, un autista di autobus ha cercato di abusare di una bambina di dodici anni, rimasta l’ultima passeggera a bordo.

 

LA PROTESTA DELLA GONNA – La vicenda di Ozgecan è stata il pretesto per moltissimi uomini turchi per aprire gli occhi e sostenere le donne con la campagna social di protesta della gonna. L’attivista e avvocatessa Hulya Gulbahar ha spiegato che la cosiddetta protesta della gonna si sta rivelando davvero efficace, anche perché è la prima volta che i diritti delle donne vengono sostenuti in Turchia anche dagli uomini. Queste le parole della Gulbahar alla CNN:

Il movimento delle donne sta cercando di dire alla società: il mio vestito non è una scusa per il tuo stupro o per le molestie sessuali. Ma la società non vuole ascoltare. Le persone cercano sempre di trovare scuse per stupri e omicidi. Ma non in questo caso, perché Aslan era innocente e pura. La protesta dimostra che una gonna corta non è una scusa per uno stupro.

Mariangela Campo

@MariCampo81

 

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